Archivio Fai-Cisl 2014
Fai Cisl Latina:
manifestazione nazionale 30 gennaio 2015
Il Sindacato dei lavoratori agricoli e alimentaristi di Latina aderisce alla giornata di mobilitazione promossa dalla Federazione Nazionale in tutta Italia per il 30 gennaio. « I gravi fenomeni di lavoro irregolare e del caporalato presenti nell'agricoltura della provincia di Latina - sostiene la Segretaria provinciale Tiziana Priori - e il ritardo che da due anni nega a 80 mila operai, impiegati e tecnici forestali il rinnovo del Contratto nazionale nonchè le strutturali difficoltà operative dei Consorzi di Bonifica e delle Associazioni Allevatori sono tutti capitoli di un diffuso disagio dei nostri associati che a Latina da tempo ha superato ogni limite accettabile» « per questi motivi abbiamo subito condiviso la decisione della Federazione Nazionale di organizzare questa giornata che in tutta Italia si realizzerà con presídi di lavoratori davanti alle Prefetture o alle sedi delle Regioni : vogliamo sensibilizzare le Istituzioni e la politica verso le condizioni di vita in cui sono costretti a lavorare oltre settecentomila operai italiani e immigrati nelle aziende agricole, nelle Comunità Montane, alle dipendenze delle stesse Regioni, nella pesca e nelle Associazioni degli Allevatori » « questa - aggiunge la segretaria provinciale della Fai di Latina - non è una vertenza tesa soltanto a salvaguardare posti di lavoro e aumenti salariali, ma vuole essere un forte appello a favore del lavoro dignitoso troppo spesso umiliato da imprenditori senza scrupoli che sfruttano l'estremo bisogno di sopravvivere di tanta povera gente : è tempo che lo Stato (forze dell'ordine - Inps e ispettorati del lavoro) faccia sentire di più la sua presenza contro fenomeni indegni di un Paese civile » « quanto ai Consorzi di Bonifica e alle Associazioni Allevatori - conclude la responsabile della Fai pontina - è inaccettabile assistere a tanti proclami sul dissesto idrogeologico e sulla difesa del made in italy nei prodotti alimentari e nello stesso tempo mostrare tanta indifferenza nel garantire ad essi di fare bene il loro mestiere, peraltro demandato loro dalla Legge nazionale e dalle leggi regionali. Per obiettività - però - non possiamo nascondere il fatto che anche nella nostra provincia la gestione degli Enti consortili e dell'Associazione degli Allevatori talvolta lascia molto a desiderare e ciò chiama in causa le stesse Organizzazioni professionali degli agricoltori poco impegnate a garantire gestioni più efficienti da parte di alcuni loro soci che siedono nei Consigli di amministrazione » « così come raccomandato dalla Fai Nazionale - annuncia Tiziana Priori - durante la manifestazione del 30 gennaio consegneremo a S.E. il Prefetto - insieme al responsabile della Cisl provinciale Tommaso Ausili e al Segretario generale della Fai del Lazio Ermanno Bonaldo - un documento contenente le ragioni dell'iniziativa alla quale hanno dato la loro adesione anche le Federazioni provinciali di categoria e l'Anolf, associazione dei lavoratori immigrati »
Manifestazione dei dipendenti dei Consorzi del Lazio - Uniti per la certezza del futuro
Lo sciopero è sempre l'ultima cosa che si vorrebbe chiedere ai Lavoratori, ma è l'unica arma che abbiamo per farci ascoltare, è solo grazie al sacrificio di chi ci ha creduto che l'Assessore Refrigeri ha preso il formale impegno a farci partecipi nel riordino della Legge Regionale 53/98, garantendo che non saranno toccati i livelli occupazionali e dandoci la certezza che entro il 30 ci sarà il primo di una serie si incontri che ci vedranno attori principali e non spettatori passivi.
Allora ancora grazie a voi che avete scioperato ... senza di voi non sarebbe stato possibile ottenere questo importante risultato.

Un grazie particolare va a Faustino Dondi di Mantova componente del coordinamento bonifica nazionale che è venuto appositamente per sostenerci....

GRAZIE GRAZIE GRAZIE

Garanzia Giovani
10mila le offerte di lavoro
Pubblicato il Report di monitoraggio periodico sul Progetto Garanzia Giovani: ad oggi sono 364.535 i giovani registrati (327.489 al netto delle cancellazioni) dei quali 10.136 hanno già ricevuto una proposta di misura. Il numero di giovani aderenti al programma è aumentato dal 18 dicembre ad oggi di oltre 9 mila unità. Alla data dell’8 gennaio i giovani registrati rappresentano il 21,2% del “bacino potenziale” previsto per il Programma: 1.723 milioni di “Neet” (Not in Education, Employment or Training), giovani di età compresa tra i 15 ed i 29 anni che non risultano né occupati né inseriti in percorsi scolastici o formativi, ma hanno manifestato interesse ad un eventuale inserimento nel mondo del lavoro.

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In Italia sono stati stanziati per lo scopo 1,5 miliardi di euro tra Commissione Europea e governo italiano. Per ora però sembra evidente una bassa adesione al Programma, sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta. Le opportunità di lavoro complessive, pubblicate dall’inizio del progetto, sono state pari a 27.094, per un totale di posti disponibili solo di 38.528. Dal punto di vista dell’identikit dei giovani iscritti all’iniziativa europea, adottata nel 2014 da tutti gli Stati Membri con specifiche particolarità:
• il 51,2% dei giovani sono di sesso maschile (+0,1% rispetto all’ultima rilevazione);
• la quota femminile aumenta progressivamente al crescere dell’età, raggiungendo il 55% tra i giovani con più di 25 anni;
• gli under 18 rappresentano il 9% degli iscritti;
• la fascia di età compresa tra i 19 e i 24 anni rappresenta il 52% dei registrati;
• il 19% ha conseguito una laurea;
• il 57% è in possesso di un diplomato;
• il 24% ha un titolo di studio di terza media o inferiore.

Con riferimento alla copertura regionale dei giovani presi in carico dai servizi per il lavoro il 72,5% delle opportunità di lavoro offerte del programma è concentrato al Nord, il 13,4% al Centro e il 13,9% al Sud, mentre solo lo 0,1% rappresenta le occasioni di lavoro all’estero. Per incrementare le opportunità al Sud, sono state istituite delle task force per supportare le Regioni Sicilia e Calabria, in attuazione della clausola di sussidiarietà della convenzione, e per il corretto e celere svolgimento delle misure e delle attività del programma operativo “Iniziativa occupazione giovani”. In più è stata attivata una nuova campagna pubblicitaria fino a metà gennaio 2015, volta ad informare i giovani, le imprese e l’opinione pubblica.

(Fonte: Report Garanzia Giovani)

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Jobs Act, in Parlamento i decreti attuativi
Arriveranno in giornata in Parlamento i primi due decreti legislativi attuativi del Jobs act varati dal Consiglio dei ministri del 24 dicembre: quello sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e quello sulla riforma degli ammortizzatori sociali. Ad annunciarlo è il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, che mette così fine ad un'incertezza protrattasi alcuni giorni su uno dei provvedimenti, il decreto sulla nuova Aspi che attendeva la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato per la verifica delle coperture.

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Ora l'incertezza sembra risolta e, come auspicato, i decreti arriveranno insieme alle Camere. Un'operazione che, dice Taddei, "dà la dimostrazione della piena consapevolezza del Pd e del governo di fronte al cambiamento della disoccupazione italiana "salita a novembre, secondo i dati dell'Istat, al 13,4%" e sulla quale però, ipotizza, "si potrebbe vedere un miglioramento a partire dal secondo trimestre dell'anno". Intanto, in attesa che arrivino i primi segnali positivi sul fronte dei dati, su quello dei provvedimenti resta il nodo delle modifiche che da più parti vengono richieste, in particolare sui licenziamenti collettivi, come ribadito anche anche oggi dal presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano e da Pierluigi Bersani.

"L'estensione delle nuove norme sull'articolo 18 anche ai licenziamenti collettivi - dice Damiano - va cancellata e va rivista la tipizzazione dei licenziamenti disciplinari: "Dovremmo fare riferimento - spiega - al principio di proporzionalità contenuto nelle regole dei contratti nazionali". Cioè non si licenzia se uno fuma sul posto di lavoro o arriva in ritardo una sola volta". Per quanto riguarda il decreto sulla nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego, approvato 'salvo intese' dal Cdm della vigilia di Natale, si prevede che l'indennità di disoccupazione dal prossimo maggio sia aumentata nella durata ad un massimo di 24 mesi ed estesa in via sperimentale per il 2015 ai collaboratori. La legge di Stabilità per gli ammortizzatori sociali stanzia risorse pari a 2,2 miliardi di euro per il 2015, altrettanti per il 2016 e 2 miliardi di euro per il 2017.

Su entrambi i decreti devono essere acquisiti i pareri delle commissioni parlamentari competenti per materia (ossia la commissione Lavoro di Senato e Camera). »L'unica cosa che chiedevamo è che ci inviassero insieme il decreto sugli ammortizzatori e quello sul contratto a tutele crescenti - dice ancora Damiano - se arrivano la prossima settimana li incardineremo« ma »per i pareri non c'è fretta, abbiamo trenta giorni«. Una volta ottenuto il parere (non vincolante), i decreti torneranno in Consiglio dei ministri per il via libera definitivo, dopo l'ok preliminare giunto alla vigilia di Natale.

Seguirà quindi la pubblicazione in Gazzetta ufficiale e l'entrata in vigore il giorno successivo. Calendario alla mano, dunque, entro metà febbraio le novità potrebbero diventare operative.

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Bonus 80 euro: come funziona nel 2015
Per il lavoratore sostanzialmente non cambia nulla, mentre ci sono differenze sul fronte degli adempimenti dell’azienda dopo le modifiche introdotte dalla Legge di Stabilità 2015 al bonus di 80 euro in busta paga per i dipendenti che guadagnano fino a 26mila euro annui. La manovra ha infatti reso strutturale il bonus in busta paga, rendendolo in pratica un aumento e cambiandone la natura tecnica, trasformandolo in detrazione. Vediamo una breve guida sul nuovo meccanismo del bonus, contenuto nei commi da 12 a 15 della Legge di Stabilità.

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Come funziona per il lavoratore
Come detto, sostanzialmente le regole sono le stesse già applicate nel corso del 2014. Il bonus 80 euro spetta ai dipendenti con uno stipendio annuo compreso fra 8mila145 e 26mila euro. Ecco nel dettaglio tutte le categorie di lavoratori che hanno diritto all’aumento:
- titolari di contratto di lavoro dipendente e assimilati;
- collaborazioni coordinate e continuative;
- compensi percepiti dai lavoratori soci delle cooperative;
- indennità e i compensi a carico di terzi dai lavoratori dipendenti per incarichi svolti in relazione a tale qualità;
- borsa di studio, premio o sussidio per fini di studio o addestramento professionale; remunerazioni dei sacerdoti;
- prestazioni pensionistiche erogate dai fondi di previdenza complementare;
- compensi per lavori socialmente utili.
Sono invece esclusi i pensionati, liberi professionisti e autonomi, disoccupati titolari di sussidio, incapienti (stipendi inferiori a 8mila 145 euro).

Attenzione: per determinare il reddito che dà diritto al bonus (al massimo 26mila euro), bisogna sommare tutte le eventuali diverse entrate che il lavoratore percepisce, escludendo solo la rendita dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze, le somme percepite a titolo di incremento della produttività soggette a imposta sostitutiva del 10%, l’eventuale anticipo del TFR in busta paga previsto sempre dalla Legge di Stabilità, gli incentivi corrisposti per il rientro dei ricercatori in Italia.

Il bonus annuo è pari a 960 euro all’anno per i redditi fino a 24mila euro, e scende progressivamente sotto questa cifra fino ad azzerarsi sopra i 26mila euro. Nel dettaglio, per i redditi fra 24mila e 26mila euro, il calcolo è il seguente: si moltiplica 960 per la differenza fra 26mila e lo stipendio divisa per 2mila.

Esempio: stipendio di 24.500 euro: 26mila -24.500 = 1500
1500 : 2000 = 0,75
690 X 0,75 = 720 euro

L’aumento viene riconosciuto direttamente in busta paga.

Come funziona per l’impresa
Il sostituto d’imposta recupera l’aumento attraverso la compensazione in F24 con tutte le tipologie di tributo disponibili. A questa compensazione non si applicano i limiti previsti dall’art. 31, comma 1, della legge n. 122/2010 (che sancisce il divieto di compensazione in presenza di debiti superiori a 1500 euro). In pratica, la compensazione è sempre possibile. E non rientra nei limiti annui previsti per i subappaltatori edili.

Come per il bonus 2014, il datore di lavoro è tenuto all’erogazione automatica in busta paga dell’aumento, in base alle informazioni che ha sul lavoratore. Quest’ultimo, è tenuto a comunicare eventuali entrate aggiuntive rispetto alla stipendio che possono concorrere al superamento dei massimali. Nel caso in cui l’impresa versi somme che alla fine risultano non dovute, può recuperarle dalle successive buste paga oppure in sede di conguaglio a fine anno. Il lavoratore che non ha più un sostituto d’imposta può recuperare, o viceversa restituire, il credito in sede di dichiarazione dei redditi.

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Cittadini stranieri: ecco le quote d’ingresso
Dal 1° novembre 2014 è entrato in vigore il decreto che autorizza l'ingresso di 15.000 cittadini stranieri per la partecipazione a corsi di formazione professionale e a tirocini formativi. Per la prima volta il provvedimento ha carattere triennale, quindi le quote potranno essere utilizzate tra il 2014 e il 2016.

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Gli ingressi sono così suddivisi:
- 7.500 unità per la partecipazione a corsi di formazione professionale della durata non superiore a 24 mesi, finalizzati al riconoscimento di una qualifica o alla certificazione delle competenze acquisite;
- 7.500 unità per lo svolgimento di tirocini formativi di orientamento promossi dai soggetti promotori individuati dalle discipline regionali in materia di tirocini extracurriculari e di orientamento, in funzione del completamento di un corso di formazione professionale.

In entrambi i casi il cittadino straniero al suo ingresso in Italia dovrà richiedere il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di studio entro 8 giorni. Questa richiesta può essere inoltrata telematicamente presso le sedi Inas.

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Sciopero generale lavoratori Consorzi di Bonifica
Fai-Cisl, Flai-Cgil e Filbi-Uil del Lazio proclamano lo sciopero di 8 ore di tutti i lavoratori dei Consorzi di Bonifica del Lazio per mercoledì 14 gennaio 2015.
Tale sciopero viene indetto per le seguenti motivazioni: nel Consorzio di Rieti i lavoratori non percepiscono lo stipendio dal mese di agosto 2014, situazione questa che ha posto i lavoratori e le loro famiglie in estrema difficoltà; la mancanza di disponibilità finanziaria che, secondo i sindacati, non è riconducibile ad una momentanea difficoltà dell’Ente, oltre che arrecare danno ai lavoratori occupati, rischia di compromettere anche l’operatività del Consorzio stesso non solo nella sua ordinaria attività ma anche e soprattutto in caso di calamità naturali; nel Consorzio di Bonifica Agro Pontino di Latina i 128 lavoratori occupati non hanno percepito la retribuzione di novembre e con molta probabilità non percepiranno neppure quella di dicembre e la gratifica natalizia.

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Le situazioni rappresentate sono solo la punta di un iceberg che potrebbe emergere con un forte impatto sociale con il coinvolgimento non solo dei lavoratori occupati ma anche dell’indotto e più in generale dell’intero tessuto sociale ed economico della Regione; infatti, il perdurare di questa situazione, di cui gli Enti non hanno saputo dare spiegazioni esaustive ed in particolare i tempi e le modalità del necessario risanamento finanziario, potrebbe, già dal prossimo mese di gennaio 2015, generare difficoltà nel pagamento degli stipendi anche negli altri consorzi di Bonifica che in tutto il Lazio sono 10, due dei quali nel territorio della provincia di Roma oltre che al reale rischio “paralisi” degli Enti di bonifica con conseguenze drammatiche per il territorio.
Preoccupazioni inoltre riguardo alla proposta di riordino dei Consorzi di Bonifica del Lazio che il competente Assessorato Regionale all’Ambiente sta predisponendo e che dovrebbe di fatto ridurre drasticamente il numero dei consorzi da 10 a 2. Ad oggi non ci è dato sapere, nonostante le molteplici richieste di chiarimenti inoltrate all’Assessorato all’Ambiente, di come si intenda procedere al riordino e le conseguenti ricadute occupazionali. Ricordiamo che nel Settore Bonifica non sono previsti ammortizzatori sociali.
Per quanto, sinteticamente, sopra esposto, le Federazioni Regionali e Territoriali di Fai-Cisl, Flai-Cgil e Filbi-Uil del Lazio, facendo seguito allo stato di agitazione proclamato nelle settimane scorse con blocco dello lavoro straordinario e delle flessibilità, non avendo avuto risposta dalle Direzione Consortili e dal competente Assessorato all’Ambiente, proclamano una giornata di sciopero in tutti i Consorzi di Bonifica della Regione Lazio il giorno 14 gennaio 2015 con una manifestazione a Roma davanti la Sede della Regione Lazio, in Via Rosa Raimondi Garibaldi.
Rimangono confermate le attività rientranti nei servizi pubblici essenziali: scolo dei terreni, irrigazione dei terreni, fornitura di acqua ad uso idropotabile e presidio dei relativi impianti comprese le dighe.

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LA STRAGE AL CHARLIE HEBDO
Furlan: "Salvaguardare la democrazia e la libertà in tutti i paesi del mondo"
La Cisl esprime cordoglio di tutti i propri iscritti e dirigenti alle famiglie delle vittime del tragico attentato terroristico alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo. "E' stato un atto di una tale violenza e brutalità che ci ha lasciato tutti sgomenti e senza parole- sottolinea il Segretario Generale della Cisl, Annamaria Furlan. "Siamo profondamente vicini ai giornalisti ed ai lavoratori francesi colpiti da questo barbaro attentato terroristico alla libertà di stampa che non ha alcuna giustificazione ideologica, religiosa o politica. Speriamo che le autorità francesi possano fare piena luce sull'accaduto, per salvaguardare la democrazia, la libertà di espressione e la convivenza pacifica in Francia ed in tutti i paesi del mondo". E nel pomeriggio anche una delegazione della Cisl ha partecipato in Piazza Farnese alla fiaccolata di solidarietà organizzata dalla Federazione Nazionale della Stampa contro il barbaro attacco terroristico.



Disoccupazione, nuovo record al 13,4%.
I giovani salgono al 43,9%
Nuovo record per i senza lavoro. Infatti, a novembre il tasso di disoccupazione sale ancora, raggiungendo quota 13,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto ad ottobre. L'allarme dell'Istat indica che siamo di fronte ad un massimo storico, il valore più alto sia dall'inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, ovvero dal 1977 (37 anni fa). Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni a novembre balza al 43,9%, in rialzo di 0,6 punti percentuali su ottobre. È il valore più alto mai registrato sia dall'inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia di quelle trimestrali, ovvero dal 1977. Risultano in cerca di un lavoro ben 729 mila under 25. I disoccupati a novembre toccano la cifra di 3 milioni 457 mila, con una crescita di 40 mila unità rispetto a ottobre (+1,2%) e di 264mila su base annua (+8,3%).

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Il tasso di inattivi a novembre resta fermo al minimo storico del 35,7%, ma, in valore assoluto, il numero di coloro che non sono occupati né cercano un lavoro è sceso in un anno a 312mila unità. La tendenza degli ultimi mesi sembra quindi associare a un calo dell'inattività e dell'occupazione un aumento della disoccupazione.

"I dati Istat odierni continuano purtroppo a segnare indici decisamente negativi sia rispetto al tasso di disoccupazione "da record" ( 13,4% ) raggiunto lo scorso novembre con un pesante - 0,2% rispetto al mese precedente, sia osservando la nostra specificità più negativa, ossia un complessivo 43,9% di disoccupazione per i giovani, dai 15 ai 24 anni in cerca di lavoro, stabilendo anche qui un nuovo "record assoluto", ha commentato il segretario confederale della Cisl, Gigi Petteni. "Ancor più preoccupante - dice Petteni - la lettura degli stessi dati rispetto alla situazione europea e dell'eurozona in particolare, che segna un ormai stabile 11,5% come tasso di disoccupazione complessivo, mentre l'Italia fa registrare gli indici negativi più alti anche a livello di media annua totale, al contrario di altri paesi come la Grecia, la Spagna e l'Ungheria che vedono migliorare decisamente la loro drammatica condizione rispetto alla disoccupazione dell'ultimo anno".

Peraltro, il dato italiano mette a nudo le differenze rispetto alla situazione europea, a tutto svantaggio dell'Italia. Secondo il dato diffuso da Eurostat, il tasso dell'Eurozona è stato pari all'11,5% nell'Eurozona: stabile rispetto al mese precedente ma in calo rispetto a un anno fa, quando era all'11,9%. Scende invece, a sorpresa, il tasso di disoccupazione in Germania: a dicembre il tasso si attesta al 6,5% dal 6,6% di novembre e a fronte di attese degli analisti per un tasso fermo. A comunicare i dati destagionalizzati l'Ufficio di statistica tedesco Destatis che comunica anche la forte flessione del numero dei disoccupati di 27 mila unità, a fronte di un'attesa per un calo di 7 mila unita' (erano scesi di 16mila a novembre). Il dato armonizzato a livello internazionale è invece rimasto stabile, ma su livelli bassissimi: 5 per cento.

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Guida alla nuova NASpI
In attuazione della legge delega di Riforma del Lavoro, il Jobs Act, il Consiglio dei Ministri del 24 dicembre ha approvato anche un decreto relativo alla riforma degli ammortizzatori sociali, che introduce importanti novità in tema di ASpI. Nel dettaglio l’assicurazione per l’impiego introdotta dalla Legge Fornero dell’estate 2012 dal primo maggio 2015 si chiamerà NASpI - che sta per Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego – mentre per i collaboratori coordinati e continuativi arriva un’indennità di disoccupazione chiamata DIS-COLL. I nuovi ammortizzatori si rivolgono dunque a una platea più ampia di lavoratori, e sostituiscono da subito ASpI e mini-ASpI, e si applicano ai lavoratori dipendenti a partire dal prossimo mese di maggio e ai cocopro dal primo gennaio 2015.

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Destinatari della nuova NASpI
Percepiranno la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego tutti i lavoratori dipendenti che perderanno il lavoro dal prossimo 1° maggio 2015, esclusi gli assunti a tempo indeterminato del pubblico impiego, e gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato. In tutti i casi, il lavoratore deve aver perso involontariamente la propria occupazione: oltre a tutti i casi di licenziamento, è riconosciuta anche a chi si dimette per giusta causa e nelle risoluzione consensuali di rapporti di lavoro in seguito a procedure di conciliazione o procedimenti disciplinari (in base all’articolo 7 della legge 604/1966, come modificato dal comma 40 dell’articolo 1 della legge 92/2012. Altri requisiti:
• stato di disoccupazione ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera c del Dlgs 181/2000: lavoratori che hanno perso l’impiego e siano immediatamente disponibili alla ricerca di un’attività lavorativa;
• almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l’inizio della disoccupazione;
• almeno 18 giornate di lavoro effettivo o equivalenti, a prescindere dal minimale contributivo, nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Destinatari della DIS COLL
In attesa dell’esercizio delle altre deleghe previste dalla Riforma del Lavoro, che prevedono il superamento dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa, per tutto il 2015 ai cocopro e ai cococo iscritti alla gestione separata, non pensionati, e senza partita IVA, che abbiano perduto involontariamente il lavoro, è riconosciuta un’indennità mensile chiamata DIS-COLL.
Ulteriori requisiti:
• stato di disoccupazione ai sensi dell‘articolo 1, comma 2, lettera c, del decreto legislativo 181/2000;
• almeno tre mesi di contribuzione nel periodo che va dal primo gennaio dell’anno solare precedente la cessazione dal lavoro al predetto evento;
• nell’anno solare in cui inizia la disoccupazione, almeno un mese di contribuzione oppure un rapporto di collaborazione di durata pari almeno ad un mese con un reddito almeno pari alla metà del importo che dà diritto all’accredito di un mese di contribuzione.

Calcolo, misura e procedure NASpI
La NASpI è l’ammortizzatore destinato ai lavoratori dipendenti, è rapportata alla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni, divisa per il numero di settimane di contribuzione e moltiplicata per il numero 4,33:
• se la retribuzione mensile è pari o inferiore a 1195 euro, l’indennità è pari al 75% della retribuzione;
• se lo stipendio è superiore, l’indennità è pari al 75% a cui si aggiunge il 25% della differenza fra la retribuzione mensile e il tetto di 1195 euro.

In ogni caso, nel 2015, l’assegno non può superare i 1300 euro mensili. A partire dal quinto mese di fruizione, l’indennità è ridotta del 3% al mese. Dal prossimo 2016, la riduzione del 3% si applicherà a partire dal quarto mese. L’indennità è pagata mensilmente, per un numero di settimane pari alla metà di quelle di contribuzione degli ultimi quattro anni. A partire dal 2017, la NASpI non potrà comunque essere percepita per più di 78 settimane.

La domanda va presentata all’INPS, in via telematica, entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Decorre dal giorno successivo alla data di presentazione della domanda e in ogni caso non prima dell’ottavo giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro.

La NASpI viene erogata fino a quanto permane lo stato di disoccupazione ed è condizionata anche alla regolare partecipazione a iniziative di attivazione lavorativa e a percorsi di riqualificazione professionale proposti dai servizi competenti. Le modalità precise di attuazione verranno regolamentate da decreto ministeriale. Se il lavoratore instaura un nuovo rapporto di lavoro inferiore ai sei mesi mentre sta ancora percependo il sussidio, può interromperlo per un massimo di sei mesi. Se instaura un rapporto di lavoro con uno stipendio annuale inferiore al minimo per presentare la dichiarazione dei redditi, continuerà a percepire la NASpI, con un trattamento ridotto. Se infine intraprende un’attività autonoma, dovrà informare l’INPS entro un mese, dichiarare il reddito annuo previsto, e percepirà un’indennità ridotta di un importo pari all’80% del reddito previsto.

NASpI anticipata
Come per l’ASpI, è previsto che il lavoratore possa chiedere l’anticipazione del sussidio in un’unica soluzione allo scopo di avviare iniziative imprenditoriali o professionali autonome. Il lavoratore in questo caso deve presentare domanda all’INPS entro 30 giorni dall’avvio della nuova attività. Se poi instaura un rapporto di lavoro dipendente, deve restituire l’anticipazione ottenuta.

Cause di decadenza
Cause di decadenza dall’indennità NASpI:
• perdita dello stato di disoccupazione;
• inizio di attività lavorativa subordinata o autonoma senza provvedere alle comunicazioni previste all’INPS;
• raggiungimento dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;
• acquisizione del diritto all’assegno ordinario di invalidità (in questo caso, è possibile scegliere la NASpI invece dell’assegno di invalidità, ma non cumularli);
• violazione delle regole a cui è condizionato il trattamento.

La NASpI da diritto alla contribuzione figurativa, ed è riconosciuta anche ai soci lavoratori delle cooperative e al personale artistico con rapporto subordinato a tempo indeterminato.

Trattamento di disoccupazione ASDI
I lavoratori che quando finisce la NASpI non hanno ancora trovato lavoro e si trovano in una condizione economica di bisogno (misurata attraverso l’ISEE, indicatore della situazione economica equivalente), hanno diritto a un ulteriore sussidio, ASDI (assegno di disoccupazione), in via sperimentale per l’anno 2015. Inizialmente, questo sostegno è riconosciuto prioritariamente ai lavoratori appartenenti a nuclei familiari con minorenni e a coloro che sono in età vicina al pensionamento. In seguito, sarà valutata l’estensione della misura. Il sussidio dura al massimo sei mesi, è pari al 75% dell’ultima NASpI percepita, viene aumentata a seconda dei carichi familiari.

Il sussidio è cumulabile con redditi da lavoro, in base a criteri e massimali che verranno stabiliti con apposito decreto attuativo, ed è previsto che vada accompagnato da un progetto personalizzato di reinserimento nel lavoro.

Calcolo, misura e procedura DIS-COLL
Il trattamento per i collaboratori è rapportato al reddito imponibile ai fini previdenziali relativo all’anno in cui è avvenuta la cessazione del rapporto e a quello precedente, diviso per i mesi di contribuzione. E’ pari al 75% del reddito se questo è pari o inferiore a 1195 euro mensili, mentre se il reddito è superiore al 75% si aggiunge il 25% della differenza fra quanto percepito e il massimale. L’assegno 2015, come per la NASpI, non può superare i 1300 euro al mese, è ridotto del 3% a partire dal quinto mese, è corrisposto per un numero di mesi pari alla metà di quelli di contribuzione presenti nel periodo che va dal primo gennaio dell’anno solare precedente alla cessazione del lavoro al predetto evento. Dura al massimo sei mesi. Non prevede contributi figurativi. La domanda va presentata all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione del lavoro. L’indennità è condizionata al permanere dello stato di disoccupazione e alle stesse altre caratteristiche della NASpI. È sospesa in caso di impiego subordinato, è ridotta per chi intraprende un’attività autonoma (con le stesse regole della NASpI).

(Fonte: Decreto sulla nuova NASpI).

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Guida al contratto indeterminato a tutele crescenti
Le PMI che superano la soglia dei 15 dipendenti, effettuando nuove assunzioni con il contratto indeterminato a tutele crescenti previsto dalla prima delega del Jobs Act esercitata dal Governo, continuano a non applicare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori a tutti gli assunti. È una delle misure della delega sul contratto indeterminato a tutele crescenti di maggior interesse per le PMI. Il decreto è stato approvato dal Consiglio dei Ministri dello scorso 24 dicembre (insieme a quello sulla nuova ASpI, anch’esso in esecuzione del Jobs Act).
Il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti si applica a partire dal primo gennaio 2015, sostituisce per le nuove assunzioni il vecchio tempo indeterminato (che resta inalterato per i contratti già in essere), e prevede sostanzialmente novità in materia di licenziamento, allentando di molto i vincoli dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Il diritto al reintegro per il lavoratore ingiustamente licenziato, in pratica, sparisce per tutti i licenziamenti di tipo economico (giustificato motivo oggettivo) e disciplinare (giustificato motivo soggettivo o giusta causa), mentre resta in tutti i casi di licenziamento discriminatorio.

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Giustificato motivo e giusta causa
In tutti i casi di licenziamento non discriminatorio, se il giudice stabilisce l’illegittimità, al posto del reintegro, è prevista un’indennità economica, non assoggettata a contribuzione previdenziale, pari a due mensilità (calcolate sull’ ultima retribuzione) per ogni anno di servizio. La somma deve comunque essere compresa fra quattro e 24 mensilità (due anni). Questo vale non solo per il giustificato motivo oggettivo (motivazione economica, in genere dovuta a ristrutturazione aziendale), ma anche per il giustificato motivo soggettivo e la giusta causa (motivazione disciplinare).

Attenzione: in tutti i casi sopra citati resta però il diritto al reintegro se il giudice stabilisce l’insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore. In pratica, sottolinea il decreto, se il fatto contestato è insussistente, non viene effettuata alcuna valutazione rispetto alla sproporzione del licenziamento. Semplicemente, il giudice annulla il provvedimento, e:

«Condanna il datore di lavoro alla reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e al pagamento di un’indennità risarcitoria commisurata all’ ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione, dedotto quanto il lavoratore abbia percepito per lo svolgimento di altre attività lavorative, nonché quanto avrebbe potuto percepire accettando una congrua offerta di lavoro ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettera c, del decreto legislativo 181/2000».

Insomma, restano tutte le tutele attualmente previste in caso di licenziamento illegittimo (reintegro e risarcimento). L’indennità risarcitoria non può superare le 12 mensilità.

PMI sotto i 15 dipendenti
Tutto questo vale solo per le imprese sopra i 15 dipendenti, sotto questa soglia continua a non essere previsto il reintegro (tranne che nel caso dei licenziamenti discriminatori). Nelle piccole imprese la misura dell’indennità in caso di licenziamento ingiustificato è dimezzata (quindi è pari a una mensilità per ogni anno di lavoro), e non può comunque superare le sei mensilità. Per le PMI c’è anche un’altra previsione importante nel decreto: l’articolo 1, comma 2, prevede che, dal primo gennaio 2015, quando superano la soglia dei 15 dipendenti (sopra la quale, come è noto, si applica l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori), effettuando assunzioni a contratto indeterminato a tutele crescenti, le nuove regole sulla disciplina dei licenziamenti continuano a valere anche per i vecchi assunti. In parole semplici, ai vecchi assunti a tempo indeterminato delle PMI sotto i 15 dipendenti che superano questa soglia, si applicano in materia di licenziamento le stesse regole del contratto indeterminato a tutele crescenti, non quelle del “normale” tempo indeterminato.

Licenziamento discriminatorio
Per questa fattispecie non cambia nulla, resta in tutti i casi il reintegro, a prescindere dalle dimensioni aziendali. Il reintegro continua a essere previsto anche in tutti i casi di nullità del licenziamento previsti dalla legge, ai caso di licenziamento intimato in forma orale. Se, in seguito al provvedimento di reintegro stabilito dal giudice, il lavoratore non riprende servizio entro 30 giorni dall’ invito del datore di lavoro, il rapporto di lavoro è risolto. Questa non vale nel caso in cui il dipendente abbia già espresso, nei termini previsti, la volontà di sostituire il reintegro con l’indennità risarcitoria, che è pari a 15 mensilità. Il lavoratore di cui viene ordinato il reintegro ha anche diritto a un’indennità che non può essere inferiore a cinque mensilità.

Vizi formali e procedurali
Al di fuori del caso, sopra citato, in cui il licenziamento sia comunicato solo verbalmente (nel quale è previsto il reintegro), se ci sono altri vizi di forma o procedura (violazione dei requisiti di motivazione previsti da articolo 2, comma 2, legge 604/1966, o articolo 7 legge 300/1970), il rapporto di lavoro è comunque estinto, ma il giudice condanna l’azienda al pagamento di un’indennità non assoggettata a contribuzione previdenziale pari a una mensilità per ogni anno di servizio, in misura non inferiore a due e non superiore a 12 mensilità (a meno che non venga accertata la sussistenza di altre tutele previste dalla legge).

Revoca del licenziamento o conciliazione
Se entro 15 giorni dall’ impugnazione del licenziamento il datore di lavoro revoca il provvedimento, il rapporto di lavoro viene ripristinato senza soluzione di continuità. L’articolo 6 del decreto offre poi una nuova possibilità di conciliazione: al momento del licenziamento, il datore di lavoro può offrire un risarcimento pari a una mensilità per ogni anno di servizio, che deve essere compreso fra due e 18 mensilità, che non costituisce reddito imponibile ai fini IRPEF e non è assoggettato a contribuzione previdenziale. Se il lavoratore accetta, il rapporto di lavoro è definitivamente concluso e il licenziamento non è più impugnabile.

Licenziamento collettivo
Tutte le nuove regole sui licenziamenti previste dal nuovo contratto a tutele crescenti sono valide anche nei caso di licenziamento collettivo, in deroga quindi alle procedure previste dalla relativa legge (223/1991), in base alle quali in questi casi è comunque necessario un accordo sindacale. L’articolo 10 del decreto stabilisce che, se il licenziamento collettivo è intimato senza l’osservanza della forma scritta, vale il reintegro. In tutti gli altri casi, invece, si applicano le indennità economiche previste per i licenziamento per giustificato motivo oggettivo, soggettivo, giusta causa. In pratica, convergono le procedure per licenziamenti individuali e collettivi.

Contratto di ricollocazione
In tutti i casi di licenziamento illegittimo, il lavoratore (che non è stato reintegrato, ma ha ricevuto l’indennità descritta precedentemente) ha diritto di ricevere dal Centro per l’impiego territorialmente competente un voucher rappresentativo della dote individuale di ricollocazione. Presentando questo voucher a un’agenzia per il laovro, pubblica o privata, ha diritto al contratto di ricollocazione, che prevede:

- assistenza appropriata nella ricerca di nuova occupazione;
- diritto del lavoratore alla realizzazione, da parte dell’agenzia, di iniziative di ricerca, addestramento, formazione o riqualificazione professionale mirate a sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e appropriati in relazione alle capacità del lavoratore e alle condizioni del mercato del lavoro nella zona ove il lavoratore è stato preso in carico;
- dovere del lavoro di cooperare con l’agenzia.

L’ agenzia incasserà l’ammontare del voucher, proporzionato al profilo di occupabilità del lavoratore, solo nel caso in cui il lavoratore trovi un nuovo impiego.

(Fonte: schema di Dlgs sul contratto indeterminato a tutele crescenti)

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IMU su terreni montani sospesa dal TAR
Bocciato dal TAR del Lazio il provvedimento che prevede l’applicazione dell’IMU sui terreni agricoli situati nei Comuni di montagna. Il ricorso era stato presentato al TAR dalle ANCI locali in merito alla nuova classificazione dei Comuni di montagna: in base ai dati ISTAT rientrano tra i territori montani solo quelli al di sopra della quota di 600 metri d’altitudine. A dover pagare l’IMU 2014 entro il 26 gennaio 2015 dovrebbero essere tutti i proprietari di terreni agricoli non montani a prescindere dalla professione esercitata, a meno che il Comune non abbia previsto esenzioni per i coltivatori diretti o gli imprenditori agricoli.

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Sono invece esentati dal versamento del tributo i terreni agricoli appartenenti a Comuni situati a un’altitudine superiore a 600 metri e i terreni situati a un’altitudine di almeno 281 metri se posseduti (oppure detenuti in comodato o in affitto) da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali (IAP) iscritti nella previdenza agricola. Il Tribunale amministrativo, però, deciderà definitivamente sull’imposta solo il 21 gennaio.

La sospensiva del TAR deriva dalla considerazione che ci sono diversi terreni di competenza di Comuni il cui Municipio è situato al di sotto dei 600 metri posti in realtà ben oltre tale quota. Ad essere contestati sono anche i tempi del decreto sull’esenzione IMU sui terreni agricoli montani, arrivato troppo tardi per consentire ai Comuni di programmare per tempo le nuove entrate derivanti dall’obbligo di IMU sui terreni agricoli, in compensazione dei 360 milioni di tagli statali. Se la sentenza del TAR venisse confermata, ad essere coinvolti sarebbero 4 mila Comuni, il cui mancato gettito dovrebbe essere compensato dal Governo.

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Riforma ISEE 2015: tutti i nuovi indicatori
Il 1° gennaio 2015 entra in vigore il nuovo ISEE : con la Circolare 171/2014, l’ INPS fornisce le prime istruzioni relative al nuovo Indicatore della Situazione Economica Equivalente (necessario per accedere a determinati servizi di welfare e prestazioni sociali), così come riformato dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 159 del 5 dicembre 2013. I chiarimenti INPS riguardano i principi normativi del nuovo ISEE 2015 e l’applicazione della nuova normativa, con riferimento sia all’ ISEE ordinario che all’ ISEE relativo a situazioni specifiche.

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Calcolo ISEE
L’ INPS precisa che gli art. 1 e 2 del DPCM 159/2014 non cambiano né la definizione né il metodo di calcolo ISEE rispetto alla normativa pre-riforma, che prevede il rapporto tra l’ ISE (Indicatore della Situazione Economica) e la scala di equivalenza. Anche la nozione di ISE non è stata modificata: rappresenta la somma dei redditi con una quota (il 20%) dei patrimoni mobiliari ed immobiliari di tutti i componenti il nucleo familiare.

Nuovi ISEE
A cambiare è il fatto che non esisterà più un solo ISEE valido per tutte le prestazioni, ma è prevista una pluralità di indicatori specifici per le diverse applicazioni:

- ISEE Standard o ordinario: valido per la generalità delle prestazioni sociali agevolate;
- ISEE Università: per l’accesso alle prestazioni per il diritto allo studio universitario;
- ISEE Sociosanitario: per l’accesso alle prestazioni sociosanitarie, ad esempio assistenza domiciliare per le persone con disabilità e/o non autosufficienti;
- ISEE Sociosanitario-Residenze: tra le prestazioni socio-sanitarie alcune regole particolari si applicano alle prestazioni residenziali;
- ISEE Minorenni con genitori non coniugati tra loro e non conviventi: per le prestazioni agevolate rivolte ai minorenni che siano figli di genitori non coniugati tra loro e non conviventi;
- ISEE Corrente: consente di calcolare un ISEE con riferimento ad un periodo di tempo più ravvicinato al momento della richiesta della prestazione, ad esempio a seguito di risoluzione del rapporto o sospensione dell’attività lavorativa, si potrà aggiornare l’ ISEE senza aspettare periodi più lunghi come da precedente normativa.

Chiarimenti normativi
L’Istituto analizza i vari articoli del DPCM 159/2014, compresi:
- artt. 3, 4 e 5: nucleo familiare e situazione reddituale e patrimoniale;
- articolo 10: DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica);
- artt. 11 e 12: controlli, CAF e disciplinare tecnico;
- articolo 13: assegno familiare (con almeno tre figli minori) e di maternità concessi dai Comuni, con revisione delle soglie.

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Permessi di lavoro retribuiti: quando e come richiederli
I permessi di lavoro retribuiti equivalgono a periodi di tempo in cui il dipendente, sia nel pubblico sia nel privato, può assentarsi dal posto conservando la normale retribuzione secondo quanto stabilito dalla legge o dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL). Vediamo quando è possibile usufruirne e con quali requisiti.

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Lutto o infermità
I lavoratori dipendenti, pubblici e privati, godono di un permesso retribuito di tre giorni l’anno in caso di decesso o grave infermità documentata del coniuge (anche legalmente separato) o di un parente entro il secondo grado, anche se non convivente. Per usufruirne è necessario:
- rendere nota al datore di lavoro la causa del permesso e i giorni nei quali intende assentarsi;
- espletare il permesso entro sette giorni dal decesso o accertamento dell’infermità (esclusi festivi e non lavorativi).

Allattamento
Per il primo anno di vita del figlio (fino a tre anni in caso di handicap grave del bambino), la madre lavoratrice (anche in caso di adozione o affidamento) ha diritto a due riposi quotidiani per allattamento della durata di un’ora ciascuno (raddoppiati in caso di parto plurimo) fruibili anche consecutivamente (nel caso di giornata lavorativa di durata inferiore a sei ore, si ha diritto a un solo riposo giornaliero di un’ora) e conteggiati interamente con accredito dei contributi figurativi. Il permesso spetta al padre se:
- i figli sono affidati solo a lui;
- la madre lavoratrice dipendente non se ne avvale;
- la madre non è lavoratrice dipendente;
- la madre è deceduta o gravemente malata.

Disabili in famiglia
In caso di presenza nel nucleo familiare di un disabile grave, il lavoratore (genitore, coniuge, parente o affine entro il secondo grado ossia nonni, nipoti, fratelli e cognati) può assentarsi dal lavoro per 3 giorni o 18 ore al mese non cumulabili.
Il permesso retribuito – cumulabile in caso di più familiari affetti da grave disabilità - non influisce su pensione, anzianità di servizio, ferie né tredicesima e:
- può essere utilizzato da parenti e affini entro il terzo grado (zii e bisnonni) se i genitori o il coniuge del disabile sono deceduti, mancanti, hanno compiuto i 65 anni oppure sono affetti da patologie invalidanti;
- si riferisce a un solo famigliare del disabile, tranne nel caso del figlio, in cui entrambi i genitori possono assentarsi dal lavoro non contemporaneamente;
- è fruibile solo se il disabile grave è riconosciuto tale da un’apposita commissione dell’Asl, tranne nel caso della sindrome di Dawn, in cui è abilitato anche il medico di famiglia o il pediatra;
- decade se il disabile è ricoverato a tempo pieno presso una struttura sanitaria, tranne che in concomitanza di visite o terapie per le quali è necessario che venga accompagnato fuori dalla struttura da un famigliare.

Donazione sangue o midollo
I lavoratori dipendenti che donano il sangue hanno diritto all’ astensione dal lavoro conservando la propria retribuzione e l’accredito figurativo dei contributi previdenziali per l’intera giornata e per le successive 24 ore, come in caso di donazione di midollo osseo (il costo viene sostenuto dal datore di lavoro che può chiedere un rimborso INPS). Il lavoratore deve:
- avvertire prima il datore di lavoro secondo quanto previsto dal proprio CCNL;
- fare il prelievo in un centro di raccolta fisso o mobile autorizzato dal Ministero della Salute;
- esibire un certificato medico.

Cariche pubbliche elettive
Se il lavoratore dipendente, sia pubblico sia privato, detiene cariche pubbliche elettive, gode del diritto di assentarsi per prendere parte alle sedute dell’organismo che rappresenta (consiglio comunale, provinciale, comunità montane, unioni di comuni ecc.) e dei consigli circoscrizionali (solo per i Comuni con popolazione maggiore a 500mila abitanti). Il permesso:
- riguarda il tempo necessario a raggiungere e partecipare alle assemblee: se queste si tengono in serata, il lavoratore ha il diritto di tornare sul posto di lavoro dopo le 8.00 del giorno successivo, ma se si protraggono dopo la mezzanotte, il lavoratore ha il diritto di assentarsi dal lavoro per la giornata successiva;
- consente al lavoratore di assentarsi per non più di 24 ore al mese in caso di copertura di particolari cariche, quali presidente di consiglio comunale o provinciale, assessori comunali e provinciali, aumentate a 48 nel caso di sindaci e presidenti delle province (è possibile beneficiare di permessi non retribuiti fino a 24 ore al mese).

Esami e concorsi
Ad esclusione di casi sporadici per pochissimi CCNL, al lavoratore dipendente sono concessi otto giorni l’anno non cumulabili di permesso retribuito, per affrontare esami e concorsi validi solo per il giorno in cui si tiene l’evento, a patto che questi ne faccia comunicazione al datore di lavoro producendo anche una certificazione rilasciata dalla commissione esaminatrice in cui si attesti l’effettiva partecipazione alla sessione. Il permesso non riduce le ferie né l’anzianità del servizio ma esclude i compensi per il lavoro straordinario e quelli riconducibili all’effettiva prestazione, quali indennità di turno e reperibilità.

Studio
I lavoratori studenti, iscritti a regolari corsi di studio presso scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione o formazione professionale, sia statali sia parificate, riconosciute legalmente o abilitate al rilascio di titoli validi legalmente, possono beneficiare dei permessi studio utilizzabili solo per la frequenza dei corsi secondo queste regole:
- le ore di permesso concesse ammontano solitamente a 150 in un triennio, ma possono salire fino a 250 nel caso di un corso di studi compreso nel ciclo della scuola dell’obbligo;
- i lavoratori hanno il diritto di ottenere turni di lavoro che gli consentano di coprire al meglio la frequenza dei corsi, e possono non prestare lavoro straordinario o in occasione dei risposi settimanali.

Matrimonio
In caso di nozze il lavoratore ha diritto a 15 giorni (incluso quello della cerimonia) consecutivi di permessi retribuiti:
- validi durante l’anno solare in cui si è congiunto in matrimonio;
- non influenti sui giorni di ferie maturati;
- considerati ai fini dell’anzianità di servizio.

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IMU terreni agricoli: aliquote e proroga al 26 gennaio
Il rinvio IMU sui terreni agricoli montani è ufficiale: i proprietari non dovranno versare nulla entro il 16 dicembre, la scadenza per il pagamento del saldo 2014: lo slittamento del tributo secondo le nuove regole – in base all’altitudine del Comune o all’attività d’impresa, professionale di coltivatori diretti – è il 26 gennaio 2015. Entro il prossimo 26 gennaio i proprietari dei terreni agricoli montani chiamati al versamento dell’imposta dovranno pagare acconto e saldo in un’unica soluzione, visto che a giugno 2014 risultavano esenti saltando pertanto l’appuntamento con la prima rata.

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Rinvio IMU
Il relativo decreto è stato approvato dal Consiglio dei Ministri del 12 dicembre: fra i motivi del rinvio, le difficoltà applicative di una tassa regolamentata in extremis, con un provvedimento del Ministero dell’Economia di fine novembre. Inizialmente il Governo aveva annunciato una proroga a giugno 2015, ipotesi poi abbandonataper esigenze di cassa dei Comuni, che potranno conteggiare convenzionalmente il maggior gettito IMU nel bilancio 2014. La misura vale 350 milioni di euro, finanziando parte dell’aumento da 80 euro in busta paga ai dipendenti partito nel 2014 e confermato nel 2015.

Nuove esenzioni
In realtà, le associazioni di categoria chiedono che la norma venga rivista, esprimendo disappunto per il criterio altimetrico (ritenuto poco equo). L’attuale formulazione prevede che l’esenzione resti solo per i terreni che si trovano in Comuni con altitudine superiore ai 600 metri oppure sopra i 281 nei soli casi in cui il proprietario sia un coltivatore diretto o un imprenditore agricolo professionale. Non si esclude che l’esecutivo vada incontro alle richieste di modifica, ma sembra difficile possa succedere entro il 26 gennaio.

Aliquote
L’aliquota IMU sarà quella dello 0,76%, ma vengono salvaguardati i casi in cui l’amministrazione abbia eventualmente deliberato un’aliquota diversa per il 2014: è una cosa possibile solo nei 652 Comuni classificati dall’Istat come «parzialmente montani», nei quali l’esenzione era limitata alle zone più alte del territorio comunale, mentre in tutti gli altri casi i terreni erano esenti, quindi non ci sono delibere con aliquote specifiche.

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Stabilità 2015, dubbi e critiche sul TFR in busta paga
Lavoratori dipendenti poco entusiasti per l’opzione TFR anticipato in busta paga, ancor più guardando alle ricadute negative sulla previdenza complementare, di pari passo con le nuove regole sui fondi pensione, liquidazione e all’ aumento della tassazione della previdenza privata: se ne discute in Commissione Bilancio del Senato, in sede di analisi degli emendamenti alla Legge di Stabilità 2015.

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Anticipo TFR

Secondo un sondaggio SWG, il 67% dei dipendenti non ha intenzione di chiedere l‘anticipo, mentre il 16% è indeciso e solo il 17% pensa di farlo. Tra questi, il 45% non intende spenderlo ma mettere i soldi da parte, il 15% vuole investirlo, il 21% usarlo per pagare conti e spese, il 13% tenerlo in banca, il 5% usarlo per nuovi acquisti.

Poco spazio, insomma, al rilancio dei consumi che la norma vorrebbe sostenere. Anche perché dal sondaggio emerge un impoverimento delle famiglie: il 22% arriva a fine mese con molte difficoltà (nel 2009, la percentuale era ridotta al 12%), mentre l’8% spende regolarmente l’intero stipendio prima della fine del mese.

Ricordiamo che la Legge di Stabilità prevede che dal 2015 al 2018 il dipendente possa chiedere l’anticipo del TFR, versato mensilmente in busta paga con lo stipendio, applicando la tassazione ordinaria (invece di quella separata, più vantaggiosa). Le PMI possono farsi anticipare le somme alla banca con un finanziamento assistito da garanzia, restituendo il prestito quando termina il rapporto di lavoro alle stesse condizioni previste per la liquidazione al dipendente. Nell’ attesa di vedere come si comporteranno i dipendenti da marzo 2015, quando dovrebbe essere operativa la misura, arrivano critiche dal mondo economico.

Dopo le perplessità espresse in sede di audizione parlamentare da Banca d’Italia e Corte dei Conti, arriva una presa di posizione di Assofondipensione, che ritiene la misura un pericolo per lo sviluppo della previdenza complementare. L’associazione (Confindustria, Confcommercio, Confservizi, Confcooperative, Legacoop, Agci, Cgil, Cisl, Uil e Ugl) esprime preoccupazione ritenendo che l’anticipazione del TFR, unitamente all’ aumento della tassazione sui fondi pensione prevista dalla Legge di Stabilità (dall’ 11 al 20%, ma in Senato potrebbe limitarsi al 17%), una minaccia al sistema della previdenza complementare, che coinvolge circa 2 milioni di lavoratori. Sulla tassazione dei fondi pensione l’associazione non esclude ricorsi per via giudiziaria, anche rivolgendosi alla Corte Europea.

Nel frattempo, Assofondipensione fornisce nuovi dati sull’ andamento delle pensioni integrative: dal dicembre 2013 al settembre 2014, i fondi istituiti dalla contrattazione collettiva sono saliti del 5,8%, i fondi aperti del 5,9%, i piani individuali di tipo assicurativo del 5,1%. Rendimenti quindi più convenienti rispetto al +1,7% della rivalutazione del TFR nel 2013, che nei primi nove mesi 2014 si è ridotta all’ 1%. In questi casi vale sempre la pena di ricordare la differenza di fondo fra la rivalutazione del TFR, che è certa, e il rendimento dei fondi pensione, che oscillano con il mercato incamerando quindi percentuali di rischio proprie degli investimenti finanziari.

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Pensioni in Italia: assegni e spesa previdenziale 2015
Pensioni: l’Italia è il paese OCSE in cui la spesa previdenziale è in assoluto più alta; le riforme hanno migliorato la sostenibilità del sistema nel lungo periodo ma senza miglioramenti sull’ importo degli assegni, che restano bassi: è il giudizio del OECD Pensions Outlook 2014 sulle pensioni. Il punto è realizzare riforme che taglino i costi senza impoverire i redditi pensionistici. In pratica, la sostenibilità del sistema pensionistico deve armonizzarsi con l’altrettanta fondamentale esigenza di assicurare ai pensionati assegni adeguati.

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Pensioni e lavoro
Per raggiungere questi obiettivi, bisogna insistere sul messaggio che lavorare più a lungo e contribuire al sistema è l’unico modo per prendere una pensione adeguata, ma per posticipare il momento del ritiro sono necessarie politiche per garantire il mantenimento del lavoro o la ricerca di un nuovo impiego delle persone in età avanzata. Pertanto, le politiche in materia pensionistica dovrebbero ridurre la discriminazione in base all’ età, migliorare le condizioni lavorative e le opportunità di formazione e training per i lavoratori anziani.

Riforma Pensioni in Italia
In Italia, il sistema previdenziale incide per il 32% della spesa pubblica (contro una media OCSE del 18%). I dati si riferiscono però al 2011, quindi non incamerano gli effetti della Riforma delle Pensioni Fornero. Ad ogni modo, nella pagella italiana l’impatto delle riforme pensionistiche 2012-2014 è valutato positivamente così come la platea di riferimento, ma il giudizio è negativo per quanto riguarda l’importo delle pensioni. Tradotto: l’Italia ha previsto misure proporzionate alla necessità di ridurre l’impatto sui conti pubblici, ma non a quella di assicurare un reddito adeguato ai pensionati.

I paesi in cui le riforme delle pensioni hanno meglio coniugato esigenza di far quadrare i conti e reddito dei pensionati sono Australia, Austria, Belgio, Canada. Strategico anche il ruolo della previdenza complementare privata (fondi pensione integrativa).

Pensioni in Italia: novità 2015
Sul fornte previdenziale, nuove misure sono contenute nella Legge di Stabilità 2015: eliminate le penalizzazioni della Riforma Fornero per chi si ritira prima dei 62 anni con il requisito contributivo pieno, indipendentemente dalla tipologia dei contributi (prima si salvavano dalla decurtazione prevista dalla Riforma Fornero sulla pensione anticipata solo i lavoratori precoci). Tetto alle pensioni d’oro di chi invece resta al lavoro oltre i 70 anni, con il calcolo delle annualità successive al 2012 che non può in ogni caso superare l’80% dell’ultimo stipendio (come avveniva con il retributivo).

Ci sono poi capitoli ancora aperti della Legge di Stabilità, come quello relativo alle tasse sui fondi pensione che, secondo l’ipotesi più probabile, potrebbero arrivare al 17%, in rialzo rispetto all’attuale 11% ma con un aumento ridotto rispetto al 20% previsto dal testo della manovra approvato alla Camera. Altre misure sono ancora allo studio del Governo e attese nel corso del 2015, a partire da una maggiore flessibilità per le pensioni anticipate (es.: mini-assegni per chi si ritira prima, in forma di prestito previdenziale).

Per quanto riguarda la rivalutazione degli assegni non ci sono invece buone notizie per i pensionati: il tasso è allo 0,3% (contro un’inflazione all’1,1%). Secondo i primi calcoli, un assegno di 500,88 euro (la pensione minima) salirà a 502,38 euro nel 2015. Ricordiamo che la rivalutazione nel 2015 sarà piena fno a tre volte il minimo (1502,64 euro al mese lordi) e si ridurrà per importi superiori, fino ad azzerarsi sopra i 7mila euro al mese.

Fonte: Report OCSE sulle pensioni

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IMU agricola sui terreni montani: saldo e rinvio al 2015
L’IMU agricola sui terreni montani, su cui è stata abolita retroattivamente l’esenzione integrale, è rimandata a giugno 2015: i proprietari non dovranno più pagarla in un’unica soluzione entro il 16 dicembre. Il provvedimento ufficiale non è ancora arrivato ma è stato annunciato dal Governo, in considerazione dei tempi eccessivamente stretti e della complicazione interpretativa della nuova formulazione dell’esenzione.

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La nuova norma
La proroga è stata annunciata dal sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, secondo cui il rinvio arriverà con un decreto ad hoc oppure con un emendamento alla Legge di Stabilità. La questione riguarda il DM Economia del 28 novembre 2014, in attuazione di quanto previsto dal Decreto Competitività (articolo 22, comma 2, Dl 66/2014).

La norma che si vuole rinviare introduce nuove regole retroattive per l’esenzione IMU sui terreni agricoli montani, limitandola ai Comuni sopra i 601 metri di altitudine o sopra i 281 metri se posseduti da agricoltori diretti o imprenditori agricoli professionali. Tutti gli altri, che non hanno pagato l’acconto di giugno perché in base alla vecchia legge erano esenti, ora sono chiamati alla cassa.

Il rinvio
Visti i tempi strettissimi (dovrebbero versare l’IMU entro il 16 dicembre, in un’unica soluzione comprensiva di acconto e saldo, sulla base di un decreto di fine novembre) e le svariate proteste arrivate da associazioni di categoria ed enti locali, il Governo annuncia che il pagamento dell’IMU sui terreni agricoli montani slitta a giugno 2015 (con l’acconto dell’anno prossimo, evidentemente).

Le aliquote Bisogna attendere il provvedimento per capire se nel giugno prossimo bisognerà pagare anche l’IMU 2014, e quali saranno le aliquote da applicare. Anche su questo fronte, infatti, ci sono dubbi interpretativi: bisogna pagare con aliquota ordinaria dello 076% o con quella eventualmente stabilita dalla delibera comunale per i terreni? Come ci si comporta nel caso in cui la delibera preveda un’esenzione con regole diverse d a quella della norma statale?

Le criticità
Le associazioni di categoria chiedono che vengano modificati anche i criteri previsti dal decreto. Secondo la Cia (Confederazione italiana agricoltori):

«il criterio altimetrico non può essere l’unico parametro di riferimento, ci sono fattori economici e ambientali che devono essere presi in considerazione, a partire dai territori colpiti dagli effetti disastrosi del maltempo e del dissesto idrogeologico».

Coldiretti sottolinea poi che:

«far pagare l’IMU sui terreni in base all’altitudine in cui si trova il palazzo comunale introduce una inspiegabile disparità di trattamento tra campi confinanti appartenenti addirittura allo stesso proprietario”, ha denunciato l’associazione».

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La Riforma Lavoro è legge: il testo del Jobs Act approvato
Via libera definitivo al Jobs Act, la legge delega di Riforma Lavoro che cambia profondamente contratti di assunzione e norme sul licenziamento, con un forte ridimensionamento dell’articolo 18: il Senato ha approvato in terza lettura (166 voti a favore, 112 contrari e 1 astenuto) la Delega al Governo, ma per l’operatività restano da approvare i decreti attuativi. Il primo sarà sul nuovo contratto a tempo indeterminato con tutele crescenti, annunciato dal Ministro del Lavoro Poletti in tempo per entrare in vigore a gennaio 2015: dovrebbe essere approvato in CdM per metà dicembre.
Il Jobs Act si compone di cinque deleghe: ammortizzatori sociali,servizi per il lavoro e politiche attive, semplificazione procedure e adempimenti, riordino dei contratti, conciliazione vita-lavoro. Vediamo in sintesi cosa prevedono.

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Contratti e licenziamenti
Il nuovo contratto a tutele crescenti si accompagna al riordino dei contratti attuali e alle modifiche all’articolo 18 in materia di licenziamenti (commi 7 e 8, articolo unico). Si prevede che il contratto a tempo indeterminato diventi la “forma comune” di contratto applicato dalle aziende e per, promuoverlo, si rende questa tipologia economicamente più conveniente rispetto alle altre forme contrattuali. Nel corso del dibattito, si era parlato di un 10% in meno rispetto al tempo determinato. Già nella Legge di Stabilità, in corso di approvazione, sono previste misure di decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato nel 2015.

La lettera c) del comma 7, introduce il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio, che sostanzialmente sostituirà l’attuale indeterminato per tutti i nuovi contratti (anche per un passaggio diretto da un posto a un altro). Sarà il decreto attuativo a stabilirne le caratteristiche, dettagliando le caratteristiche delle “tutele crescenti”: l’orientamento è quello di escludere per i primi tre anni di assunzione, la protezione dell’articolo 18 (il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato) sostituendolo con un indennizzo. La stessa delega esclude per i licenziamenti economici la possibilità della reintegrazione nel posto di lavoro,

«prevedendo un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità di servizio e limitando il diritto alla reintegrazione ai licenziamenti nulli e discriminatori e a specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato, nonché prevedendo termini certi per l’impugnazione del licenziamento».

Quindi, sparisce l’articolo 18 per tutti i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, proseguendo su un solco tracciato dalla Riforma del Lavoro Fornero 2012 (che già limitava fortemente il ricorso all’articolo 18 per i licenziamenti economici).

Altra novità è la possibilità di demansionamento del lavoratore in caso di «processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale», che vanno «individuati sulla base di parametri oggettivi», e che devono tener conto dell’interesse dell’impresa all’utile impiego del personale e di quello del lavoratore alla tutela del posto di lavoro, della professionalità e delle condizioni di vita ed economiche. In pratica diventa possibile, con i paletti appena descritti, demansionare il lavoratore, modificando l’inquadramento.

Si cambia lo Statuto dei Lavoratori anche in materia di controlli a distanza, rendendoli possibili, anche se nel corso dell’iter parlamentare è stato specificato che devono riguardare gli impianti e gli strumenti di lavoro, non il dipendente. Previsto infine un compenso orario minimo da applicare a tutti i rapporti di lavoro, anche ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa, di cui è comunque previsto il superamento. Esteso il lavoro accessorio a tutti i settori. Razionalizzata l’attività ispettiva.

Ammortizzatori sociali
Viene limitata la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione, mentre si incentiva l’ASpI come ammortizzatore sociale universale e la si rimodula, rapportandone la durata alla storia contributiva del lavoratore. Viene estesa ai lavoratori parasuborindati, ovvero ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa, fino al loro superamento. Misure per favorire il reimpiego di chi resta senza lavoro.

Niente più cassa integrazione se cessa l’attività aziendale, meccanismi standardizzati per concederla (oggi c’è una procedura piuttosto complessa). La cassa integrazione viene riconosciuta solo se sono esaurite altre possibilità di riduzione dell’orario di lavoro (contratti di solidarietà). Rimodulazione degli oneri per le imprese, a seconda dell’effettivo utilizzo della Cig.

Politiche per il lavoro
I commi 3 e 4 della delega prevedono: razionalizzazione degli incentivi per assunzione, autoimpiego e imprenditorialità, «anche nella forma dell’acquisizione delle imprese in crisi da parte dei dipendenti»; istituzione di un’Agenzia nazionale per l’occupazione; valorizzazione delle sinergie fra servizi pubblici e privati per l’impiego, e fra istituzioni formative (università, scuola e via dicendo) e mondo del lavoro, per favorire l’incontro fra domanda e offerta di lavoro; accordi per la ricollocazione, riconoscendo un incentivo economico alle agenzie per il lavoro e agli altri operatori accreditati, a fronte dell’effettivo inserimento del lavoratore almeno per un congruo periodo. Percorsi di formazione e reinserimento per inoccupati e disoccupati.

Conciliazione vita lavoro
Sono previsti: estensione della maternità a tutte le lavoratrici (non solo alle dipendenti); garanzia, per le lavoratrici madri parasubordinate, del diritto alla prestazione assistenziale anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro; incentivi al lavoro femminile; flessibilità dell’orario di lavoro, anche con il ricorso al telelavoro; possibilità di cedere a un collega le ferie non godute, in particolari condizioni (genitore di figlio minori che necessita di particolari cure); incentivazione di servizi per le cure parentali forniti dalle aziende. Congedi dedicati alle donne vittime di violenza di genere.

Semplificazioni Drastica riduzione degli adempimenti per la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro e promozione degli strumenti telematici per tutte le pratiche. Lotta al lavoro sommerso.

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Manifestazione Nazionale CISL
#CISLNONRINUNCIOMARILANCIO
Ieri, 3 Dicembre 2014, presso il Teatro Palapartenope di Napoli, si è tenuta, per le Regioni del Sud Italia, la seconda delle 3 grandi manifestazioni Nazionali della CISL, promossa per ottenere dal Governo politiche più eque a favore del lavoro dipendente e dei pensionati più poveri.
Davanti ad una platea di oltre 10.000 persone si sono alternati interventi di delegati delle diverse Regioni e di vari settori sulle problematiche dei territori e del Mezzogiorno. Nell' intervento conclusivo, il Segretario Generale Nazionale Annamaria Furlan ha chiarito la posizione della CISL nei confronti del Governo rimarcando tutti quei punti che il nostro sindacato chiede di correggere e di rivedere nella nuova legge di stabilità e nel jobs act.

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“La CISL è un sindacato responsabile e come tale deve essere trattato” ha ribadito Annamaria Furlan, rivolgendosi al Premier Matteo Renzi e invitandolo a consultare la CISL attraverso la contrattazione ed il confronto diretto.
La Fai CISL di Latina è stata presente alla manifestazione al completo con tutto il Consiglio Generale. In particolar modo la Fai di Latina chiede un piano nazionale contro il dissesto idrogeologico per la messa in sicurezza del territorio che privilegi un modello di forestazione produttiva e protettiva e valorizzi il ruolo e le funzioni dei Consorzi di Bonifica; la Fai, inoltre, chiede l' immediata convocazione del tavolo negoziale per il rinnovo del CCNL degli operai forestali scaduto ormai il 31/12/2012. Questi temi per la Fai sono stati brillantemente trattati da un delegato della Fai Calabrese con un intervento molto apprezzato.
Si è parlato inoltre dell' estensione della cassa integrazione a tutti i settori, con l' obiettivo di avere un sistema di ammortizzatori sociali universalistico, dell' estensione del bonus di 80 euro per i pensionati, di rifinanziare la detassazione e decontribuzione dei premi di produttività erogati tramite la contrattazione di II livello che deve essere valorizzata sempre di più.
Ma altri due temi per la Fai risultano essere di notevole importanza: bisogna, assolutamente, rivedere l' incomprensibile e inaccettabile taglio delle risorse al Fondo dei Patronati, che fino ad oggi ha sempre garantito un servizio qualificato e totalmente gratuito a tutti i cittadini; bisogna rivedere, altresì, la decisione di aumentare la tassazione sui Fondi di Previdenza Integrativa che sono e debbono restare uno strumento utile a garantire un maggior supporto economico nei futuri anni in cui il sistema pensionistico pubblico sarà sempre meno tutelante.

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Esenzione IMU sui terreni:
pronto il decreto
In arrivo il decreto che riduce l’esenzione IMU per i terreni montani, non più valido per tutti ma solo in base all’ altitudine del Comune e all’ attività del proprietario (se coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale): il decreto 28 novembre 2014, in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, attua infatti quanto previsto dal Decreto Competitività (articolo 22, comma 2, Dl 66/2014) che ha introdotto nuove regole retroattive per l’esenzione IMU sui terreni agricoli. Pertanto, anche chi finora era esente adesso è chiamato a pagare: per tutti il versamento va effettuato entro il 16 dicembre e riguarderà acconto e saldo in un’unica soluzione.

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Altitudine del Comune
I terreni agricoli montani ora esenti IMU sono solo quelli che ricadono in Comuni sopra i 601 metri di altitudine, in base all’Elenco comuni italiani pubblicato sul sito internet dell’ISTAT alla colonna “Altitudine dal centro“. Significa che se un terreno si trova sopra i 601 metri ma il Comune di appartenenza è sotto questa altitudine, non c’è l’esenzione IMU. Fa dunque fede l’altitudine del Comune e non del terreno.

Attività del proprietario
Se poi il Comune si trova tra 601 e 281 metri, l’esenzione IMU scatta solo per terreni di coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti alla previdenza agricola. Quindi, i proprietari di terreni che in base a questa nuova regolamentazione non sono più esenti, ma non hanno pagato l’acconto IMU di giugno – perché in base alle vecchie regole lo erano – devono passare alla cassa entro il 16 dicembre, e pagare sia la prima rata sia il saldo.

Ricordiamo che la base imponibile si ottiene applicando al reddito dominicale risultante in Catasto, rivalutato del 25%, un moltiplicatore pari a 135, che scende a 110 per i coltivatori diretti e gli IAP (imprenditori agricoli professionali), che hanno anche la franchigia.

Fonti: decreto MEF sull’esenzione IMU per terreni agricoli

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Disoccupazione e posto fisso in Italia: numeri a confronto
Dai primi dati rilevati dal Sistema informativo delle comunicazioni obbligatorie sull’avviamento di nuovi rapporti di lavoro dipendente e parasubordinato arrivano notizie confortanti: aumenta il lavoro a tempo indeterminato in Italia, con un totale di 400mila contratti di assunzione nel terzo trimestre pari al +7,1% su base annua. Male invece la disoccupazione: l’ISTAT rivela che il tasso di disoccupazione continua a salire e raggiunge i livelli record del 1977.

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Nuove assunzioni
Il maggior numero di assunzioni come dipendenti si è concentrato nei settori dell’industria e agricoltura, mentre sono diminuite nel settore servizi. Fa eccezione il settore dell’istruzione con oltre 17mila nuovi contratti a tempo indeterminato. In generale sono aumentati i rapporti di lavoro avviati: 2,474 milioni di contratti di lavoro da dipendente e parasubordinato, pari al +2,4% su base annua.

Tra i nuovi contratti sottoscritti, quelli a tempo determinato rappresentano il 70% del totale, pari al +1,8% rispetto allo stesso periodo del 2013. In agricoltura questa tipologia di contratto ha riguardato circa 460mila nuovi rapporti di lavoro, pari al +10,6% sul 2013. Cresce anche il ricorso ai contratti di apprendistato, del +3,8%, rispetto al terzo trimestre dello scorso anno. Per il Ministero del Lavoro si tratta di dati che, in continuità con quelli del secondo trimestre, confermano l’efficacia del Decreto Legge Poletti 34/2014:

«Ha prodotto l’esito che era auspicabile cioè un incremento dei contratti a tempo indeterminato e dei contratti di apprendistato».

Cessazioni
I rapporti di lavoro chiusi in questo periodo sono stati 2,415 milioni, pari al +0,9% rispetto al 2013 per effetto del maggior numero di contratti a tempo determinato cessati, pari al 65% del totale delle cessazioni. Per le altre tipologie contrattuali le cessazioni sono diminuite. Da segnalare, tra le cause di cessazione, l’aumento pari al +55% dei pensionamenti nel settore dell’istruzione. Calano invece del -3,3% i licenziamenti, che rappresentano il 9% del totale di rapporti di lavoro cessati.

Disoccupazione
La nota dolente è rappresentata dalla disoccupazione che ha raggiunto a ottobre il livello record del 13,2%, secondo gli ultimi dati ISTAT, il peggiore dall’inizio delle serie storiche mensili. Il dato è aumentato dello 0,3% rispetto al mese precedente e del +1% su base annua. Da sottolineare che il tasso di disoccupazione giovanile (15-24enni) è salito al 43,3%.

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Coordinamento regionale dei Consorzi di Bonifica del Lazio
Si è tenuto oggi il coordinamento regionale della Bonifica alla presenza di tutte le RSA e dei componenti dei direttivi del settore Bonifica.

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Bonus Bebè 2015: le nuove regole di reddito
La Legge di Stabilità 2015 ha introdotto nuove “Misure per la famiglia” (articolo 12 del Ddl Stabilità), tra le quali anche il Bonus Bebè: un assegno di importo annuo di 960 euro erogato mensilmente (circa 80 euro al mese) per ogni figlio nato o adottato a decorrere dal 1° gennaio 2015 fino al 31 dicembre 2017. L’assegno verrà corrisposto a decorrere dal mese di nascita o adozione e fino al terzo anno di vita.

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Nuovi requisiti d’accesso
Per quanto riguarda i requisiti di accesso al Bonus, un emendamento alla Legge di Stabilità depositato in commissione Bilancio alla Camera ha cambiato le regole, definendo nuove soglie di accesso al beneficio e un assegno raddoppiato per le fasce di reddito più basse. Nel dettaglio:

- potranno accedere al Bonus Bebè i genitori il cui valore dell’indicatore ISEE non superi i 25mila euro;
- se l’ISEE è inferiore ai 7mila euro il Bonus Bebè raddoppia.

Da sottolineare che si tratta di una proposta e che per conoscere i requisiti definitivi e le modalità di accesso al Bonus Bebè bisognerà tuttavia attendere la versione finale del Disegno di Legge di Stabilità 2015.

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Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil:
"Ottocentomila i posti lavoro persi, il governo cambi politiche per rilanciare il settore"
"Roma 27 novembre 2014 - "In lotta X il futuro": questo lo slogan scelto per la giornata di mobilitazione nazionale dei lavoratori delle costruzioni organizzata da Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal-Uil. A Roma si svolge con un presidio davanti al ministero delle Infrastrutture. I lavoratori chiedono il rilancio del settore nel segno della qualità dell'impresa, della regolarità del lavoro, della legalità e della sostenibilità. In questi sei anni di crisi sono 800 mila i posti di lavoro persi, mentre si registra il 47% in meno di investimenti in opere pubbliche, avvertono i sindacati, chiedendo che il governo cambi le politiche per sostenere il settore."



Giornata di studio del gruppo di lavoro "Classificazione del personale"
Il 19 novembre u.s. presso la sede nazionale della FAI CISL si è riunito il gruppo di lavoro “Classificazione del personale”, come determinato nell’ ultimo Coordinamento Nazionale della Bonifica del 26 settembre 2014.

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Prospettive agricole OCSE‑FAO 2014
I prezzi internazionali delle principali colture sono scesi significativamente rispetto ai loro alti livelli storici. Questa tendenza al ribasso è in gran parte ascrivibile ai raccolti eccezionali degli anni 2013/14. All’ opposto, i prezzi della carne e dei prodotti lattiero‑caseari hanno raggiunto livelli storicamente alti perché nel 2013, le produzioni non hanno soddisfatto le aspettative. I prezzi dell’etanolo e del biodiesel hanno continuato a diminuire rispetto ai picchi raggiunti nel 2011 in un contesto di offerta abbondante di entrambi i combustibili.

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Il bosco e le sue filiere
Un patrimonio comune



Clicca qui per leggere la guida pratica



La Fai di Latina sarà presente a Napoli con il suo Consiglio Generale al completo per sostenere le ragioni della manifestazione.

Clicca qui per vedere il volantino



Terrevive e giovani: online i bandi d’asta del Demanio
Al via le aste del Demanio relative al progetto Terrevive: online i bandi per l'acquisto di campagne incolte nel quadro degli avvisi di vendita e locazione di terreni pubblici incolti, con corsia preferenziale per i giovani.
Al via le prime aste di terre pubbliche incolte: i primi avvisi d’asta sono online sul sito dell’Agenzia del Demanio. Come disposto dal Progetto Terrevive promosso dal Ministero delle Politiche Agricole MIPAAF, i bandi prevedono la cessione in affitto o vendita di 5.500 ettari di terreni agricoli demaniali incolti. Previsto un canale preferenziale per i giovani under 40 (ad oggi il 14% degli imprenditori agricoli) sia per la locazione che per la vendita (per la quale sono previste aste pubbliche per terreni con valore superiore ai 100mila euro).

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Terreni all’asta
- 2.480 ettari di proprietà del Demanio dello Stato;
- 2.148 ettari di terre in uso al Corpo Forestale dello Stato;
- 882 ettari di terreni di proprietà del Centro per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA).

Terreni in affitto
Verrà messa in locazione una quota minima del 20% del totale delle aree individuate, più gli eventuali lotti invenduti. L’obiettivo di Terrevive è di far tornare produttive le campagne offrendo al contempo un’occasione di lavoro per le nuove leve, incentivando così il ricambio generazionale e l’imprenditorialità giovanile in campo agricolo. Il Ministro Maurizio Martina, ha commentato l’iniziativa dichiarando:

«Il progetto per la riconversione delle terre pubbliche oggi in disuso è stato molto apprezzato, soprattutto dai giovani agricoltori. Da oggi potranno trovare online la prima parte del bando Terrevive sul sito dell’Agenzia del Demanio».

Si tratta di una buona occasione per i giovani che intendono avviare una nuova attività imprenditoriale visto che l’Agricoltura, un tempo associata all’ idea di fatica e povertà, oggi è sostanzialmente l’unico settore che in Italia fa segnare una crescita del PIL (+0,4% secondo le stime di Coldiretti). Fonte: Agenzia del Demanio

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Lettera del Segretario Generale a Delegati ed Attivisti
Care delegate/i, Care attiviste/i, Care pensionate/i,

Sono certa che in un momento delicato quale quello che stiamo vivendo sia importante consolidare i fili del comune sentire che, seppure con ruoli e responsabilità diverse, ci unisce tutti in un impegno collettivo per riaffermare la difesa del lavoro, delle sue tutele nel quadro di valori che da sempre ispirano l’azione della CISL.

La strategia che la nostra Organizzazione sta mettendo in campo è tutta volta ad ottenere gli opportuni cambiamenti ai provvedimenti che il Governo sta varando in questi giorni: Jobs act e Legge di stabilità, iniziando ad ottenere significativi risultati di modifica derivati dalle nostre richieste.

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Per questo oggi la CISL ritiene utile proseguire su questa strada, perchè ci sono ancora tante cose da cambiare e per farlo c’è bisogno di un’azione svolta con continuità, sia in termini di mobilitazione che di interlocuzione con le forze politiche e con il Governo, che richiedono tempo ed impegno costante.

Da questa consapevolezza deriva la scelta che l’Organizzazione ha fatto in termini di mobilitazione ritenendo più efficace un percorso più vasto e più capillare della singola giornata di sciopero, più articolato ma certamente più impegnativo e più faticoso.

Per questo mi rivolgo direttamente a Te, perché la CISL è fatta in primo luogo di persone che tutti i giorni, in quella che chiamiamo la prima linea, portano idee e costruiscono soluzioni, raccolgono sofferenza e cercano di interpretarla in una dimensione collettiva.

A Te chiedo oggi di sostenere ancora una volta la CISL nelle sue scelte, a volte difficili, ma certamente responsabili e lungimiranti e prese in piena autonomia, sarà ancora una volta una stagione nella quale riponiamo la volontà di raggiungere risultati importanti per le persone che rappresentiamo ed il Tuo aiuto convinto sarà determinante.

Ci vedremo presto nelle iniziative di mobilitazione che abbiamo previsto di realizzare nelle giornate del 2, 3 e 4 Dicembre a Firenze, Napoli e Milano, per ascoltare la voce di Voi delegate/i e tradurla in forza contrattuale per ciò che vogliamo ottenere.

Un caro saluto e un augurio di buon lavoro. Viva la CISL.

Annamaria Furlan

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Ermanno Bonaldo Segretario Generale della Fai del Lazio
eletto Deputy President dell'EFFAT
Congratulazioni all'amico e collega Ermanno Bonaldo, eletto all'unanimità Deputy President dell'EFFAT Sindacato europeo del settore agroalimentare e del commercio, in occasione del 4' Congresso EFFAT celebratosi a Vienna il 20 novembre 2014.
La Fai di Latina esprime la soddisfazione e l'orgoglio di averlo avuto Segretario Generale, attualmente egli si occupa delle attività internazionali per la Fai Nazionale , e ricopre il ruolo di Segretario Generale della Fai del Lazio.



IMU-TASI verso la scadenza del saldo 2014
Si avvicina la nuova scadenza IMU-TASI, il saldo si versa entro il 16 dicembre, e anche in questa occasione le varianti nei diversi Comuni tra delibere e detrazioni sono le più disparate.

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IMU
L’IMU si paga sugli immobili diversi dall’abitazione principale. Il termine per pagare il saldo dell’IMU 2014 è il prossimo 16 dicembre, si tratta dell’ultima scadenza IMU per quest’anno, dopo il versamento del primo acconto nel mese di giugno. Va sottolineato che l’acconto IMU è stato versato sulle aliquote del 2013, mentre nel conguaglio a saldo il totale dovuto deve essere determinato sulla base delle aliquote 2014, se il Comune ha deliberato entro il 28 ottobre 2014, altrimenti anche il saldo dovrà essere calcolato sulle aliquote 2013.

TASI
Diversamente la TASI si paga anche sulla prima casa e una parte dell’imposta deve essere versata anche dagli inquilini, a meno di esenzioni da parte del Comune di appartenenza. Anche il saldo TASI va versato entro il 16 dicembre, dopo il pagamento del primo acconto di giugno per i Comuni che avevano deliberato, o di ottobre per i Comuni ritardatari. Nei Comuni che non hanno deliberato, approvando le nuove aliquote 2014, entro il termine ultimo del 10 settembre, il versamento del 16 dicembre riguarda invece l’intera imposta 2014 da pagare sulla base delle aliquote standard.

Saldo IMU-TASI Sia per il versamento del saldo IMU che per quello TASI il calcolo deve essere effettuato considerando la differenza tra quanto complessivamente dovuto e quanto pagato con il primo acconto. Per evitare qualsiasi errore è consigliabile consultare la delibera del Comune di appartenenza, che può aver disposto modifiche alle regole generali (come quelle sul versamento minimo). Utile inoltre ricordare che gli importi da indicare non vanno arrotondati se si utilizza il bollettino postale, mentre vanno arrotondati se si utilizza la delega F24.

Autocertificazione o dichiarazione IMU
Entro il 16 dicembre andrà infine presentata l’autocertificazione o dichiarazione IMU, nel caso in cui sia necessario giustificare l’applicazione di un’aliquota IMU più bassa di quella ordinaria, ovvero nel caso in cui sull’immobile sia stata applicata un’aliquota agevolata. Nel caso in cui l’autocertificazione sia stata già presentata nell’anno in corso la comunicazione dovrà riguardare solo eventuali variazioni intervenute.

Deducibilità IMU – TASI
Il versamento dell’IMU sugli immobili strumentali è deducibile dal reddito d’impresa/professionale, ovvero dall’imponibile IRES/IRPEF, per il 20% (articolo 1, comma 715, legge n. 147/2013), ma è indeducibile ai fini IRAP.

La TASI invece è deducibile per il 100% poiché, in assenza di previsioni specifiche, trova applicazione la disciplina generale che rende il tributo interamente deducibile per cassa, se inerente a beni relativi all’impresa (articolo 43, comma 1, del TUIR).

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Consiglio Generale
Fai Cisl Latina
Il Direttivo Provinciale della Fai Cisl di Latina, riunitosi il 14 Novembre 2014, ascoltata la relazione del Segretario Provinciale Tiziana Priori, arricchita dagli interventi di Ermanno Bonaldo, Segretario Regionale del Lazio, del Reggente della UST di Latina Tommaso Ausili, di Stefano Macale, Segretario Regionale della Filca lazio e di Francesco Rossi, Segretario della Filca di Latina-Frosinone, ha registrato un ampio dibattito di delegati di ogni settore della rappresentanza della Fai Pontina.
Le conclusioni sono state riassunte dall' intervento di Fabrizio Scata', delegato del Commissario Nazionale Luigi Sbarra.

In allegato il documento politico approvato dal Direttivo, clicca qui per leggerlo.



Garanzia Giovani:
lavoro per il 2,5% degli iscritti
Le registrazioni al programma Garanzia Giovani sono numerose ma non tra le aziende: a trovare impiego iscrivendosi alla piattaforma online del Ministero è appena il 2,5% dei senza lavoro. E’ quanto emerge dall’ultimo monitoraggio : oltre 283.317 iscrizioni per 7mila posti attivati. Eppure gli annunci sul portale sono circa 30mila: significa che un più efficace incontro fra domanda e offerta produrrebbe migliori risultati occupazionali. Analizziamo il report al 6 novembre, che fotografa l’andamento dei primi sei mesi della Garanzia Giovani.

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Il profilo dei candidati
Le adesioni provengono per il 52% dai portali regionali e per il 48% da quello nazionale. Le regioni più sono Sicilia (quasi al 12%) e Campania (11,5%), seguono Lazio (8%), Lombardia ed Emilia Romagna (7%). Di tutti i giovani iscritti, sono stati “presi in carico” circa 82mila (il 29%), contatti da un centro per l’impiego per un primo colloquio e successivamente con successivo inserimento del profilo del candidato nel database dei NEET (giovani under 35 che non studiano né lavorano), i cui numeri sono al momento: 53% uomini e 47% donne; 12% under 18 anni, 51% 19-24 anni, 37% oltre i 25 anni. Le competenze sono spesso basse (34%) o medio-basse (36%), ma non mancano i profili medio-alti (22%) e alti (8%).

Le offerte di lavoro
L’offerta è uno dei punti deboli del programma: da maggio a inizio novembre sono stati pubblicati 21.514 annunci di lavoro, per circa 30mila posti disponibili. Le assunzioni effettuate sono quasi 7mila, nel 71% dei casi concentrate nel Centro-Nord. In genere, si tratta di posti a tempo determinato (73% dei contratti attivati), mentre si ferma al 12% la quota di lavoro a tempo indeterminato. Su queste cifre, bisogna vedere come impatteranno le novità previste dalla Legge di Stabilità ad esempio in materia di sgravi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato.

Bonus occupazionale
L’incentivo è disponibile con modalità di adesione contenute nella circolare INPS del 3 ottobre 2014, completa di modulo telematico di richiesta.

Servizi offerti
In attesa di un più massiccio utilizzo di fondi riservati al progetto Garanzia Giovani, a disposizione delle Regioni è stato messo finora il 7% delle risorse, servito per far partire gli strumenti di accompagnamento dei NEET nel mondo del lavoro o della formazione:
•Formazione: iniziative attivate in Toscana, Umbria, Marche, Piemonte, Lombardia,Veneto, Liguria per la fascia di età 15-18 anni; in Veneto, Liguria, Puglia, Lombardia, Provincia Autonoma di Trento, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Sardegna per i maggiorenni.
•Incontri Lavoro: servizio di matching (con rimborso se l’agenzia di collocamento trova impiego al giovane) attivato in Lombardia, Trento, Veneto, Liguria, Lazio, Puglia e Campania.
•Apprendistato: Trento, Marche e Lombardia hanno attivato bandi per contratti in apprendistato di primo (qualifica professionale) e secondo livello (alta formazione e ricerca); altre iniziative in Abruzzo e Piemonte.
•Tirocinio: avvisi pubblicati a Trento, in Veneto, Toscana, Lazio, Liguria, Campania, Puglia, Emilia Romagna, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Marche, Sicilia e Sardegna. In corso di pubblicazione in Abruzzo e Calabria. Per l’indennità di tirocinio pagata dall’INPS sono state attivate convenzioni con Basilicata, Emilia Romagna, Abruzzo e Marche.

Altri strumenti attivati
•Auto-impiego/imprenditorialità:
Emilia Romagna, Liguria e Campania hanno lanciato avvisi per l’accesso agli incentivi, il Ministero del Lavoro sta predisponendo la scheda da proporre alle Regioni che prevede la creazione di un fondo rotativo nazionale.
•Bonus occupazionale: l’incentivo è disponibile con modalità di adesione contenute nella circolare INPS del 3 ottobre 2014, completa di modulo telematico di richiesta.
•Mobilità professionale, transnazionale e territoriale: iniziative in Veneto, Liguria e Puglia, per progetti in ambito nazionale ed europeo.
•Servizio Civile Nazionale: alla selezione di 7.362 giovani NEET aderiscono Abruzzo, Basilicata, Campania (in parte), Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Piemonte, Puglia (in parte), Sardegna, Sicilia e Umbria; altre regioni hanno attivato o stanno attivando il servizio locale: Campania (in parte), Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Trento, Puglia (in parte), Toscana, Valle d’Aosta; l’Emilia Romagna ha già pubblicato l’elenco dei progetti disponibili, mentre le Marche l’avviso per la presentazione dei progetti.

Fonte: Report del Ministero sulla Garanzia Giovani al 6 novembre 2014

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Istat, la produzione industriale torna a calare
Nella media del trimestre luglio-settembre 2014 la produzione industriale in Italia è diminuita dell'1,1% rispetto al trimestre precedente. Il dato è il più basso dal quarto trimestre del 2012. Lo rileva l'Istat.Nella media dei primi nove mesi dell'anno la produzione è scesa dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2013.

La produzione industriale a settembre torna a scendere, segnando un calo del 2,9% su base annua (dato più basso da settembre 2013) e dello 0,9 rispetto al mese di agosto. Lo rileva l'Istat, aggiungendo che le variazioni negative sia congiunturali che tendenziali coinvolgono tutti i comparti.

La produzione industriale a settembre ha variazioni negative in tutti i comparti. Lo rileva l'Istat spiegando che, su base mensile, per quanto riguarda i dati destagionalizzati, a scendere più di tutte è la produzione di beni di consumo (-3,2%), seguita dai beni strumentali (-2,4%), l'energia (-1,5%) e in misura "più lieve", i beni intermedi (-0,8%).



Esodati Sesta Salvaguardia, domande alla DTL entro il 5 Gennaio
La Circolare del Ministero del Lavoro 27/2014 conferma che i lavoratori hanno tempo sino al 5 gennaio 2015 per la presentazione delle istanze di accesso alle Direzioni Territoriali del Lavoro.

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Piu' nello specifico i lavoratori interessati sono:

b) i lavoratori il cui rapporto di lavoro si e' risolto entro il 30 giugno 2012 in ragione di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del codice di procedura civile, ovvero in applicazione di accordi collettivi di incentivo all'esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente piu' rappresentative a livello nazionale entro il 31 dicembre 2011, anche se hanno svolto, dopo il 30 giugno 2012, qualsiasi attivita' non riconducibile a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato;

c) i lavoratori il cui rapporto di lavoro si e' risolto dopo il 30 giugno 2012 ed entro il 31 dicembre 2012 in ragione di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del codice di procedura civile, ovvero in applicazione di accordi collettivi di incentivo all'esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente piu' rappresentative a livello nazionale entro il 31 dicembre 2011, anche se hanno svolto, dopo la cessazione, qualsiasi attivita' non riconducibile a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato;

d) i lavoratori il cui rapporto di lavoro sia cessato per risoluzione unilaterale, nel periodo compreso tra il 1º gennaio 2007 e il 31 dicembre 2011, anche se hanno svolto, successivamente alla data di cessazione, qualsiasi attivita' non riconducibile a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato;

e) i lavoratori che, nel corso dell'anno 2011, risultano essere in congedo ai sensi dell'articolo 42, comma 5, del decreto legislativo n. 151 del 2001 e successive modificazioni, o aver fruito di permessi ai sensi dell'articolo 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992, e successive modificazioni;

f) i lavoratori con contratto di lavoro a tempo determinato cessati dal lavoro tra il 1° gennaio 2007 e il 31 dicembre 2011, non rioccupati a tempo indeterminato;

I lavoratori che si riconoscono in tali profili dovranno produrre apposita istanza di accesso alla Direzione Territoriale del Lavoro entro il 5 gennaio 2015, cioè entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge 147/2014 (avvenuta lo scorso 6 Novembre 2014). La direzione competente all'istanza è quella determinata in base alla residenza del lavoratore tranne negli accordi stipulati ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del codice di procedura civile. In tale caso l'istanza va presentata presso la dtl innanzi alla quale tali accordi sono stati sottoscritti. Qui il programma di pensionioggi.it per verificare se si rispettano i requisiti anagrafici e contributivi utili per l'accesso in salvaguardia.

Le istanze potranno essere trasmesse, dai lavoratori interessati o dai soggetti abilitati (patronati, i consulenti del lavoro o i dottori commercialisti), alle competenti dtl attraverso l'indirizzo di posta elettronica certificata o, in alternativa, inviate tramite raccomandata con avviso di ricevimento.

L'esame delle Domande da parte della DTL - La Circolare ricorda che le decisioni riguardo alle istanze dovranno essere assunte entro 30 giorni dal termine di presentazione delle istanze (cioè entro il 4 febbraio 2015); le decisioni di rigetto dovranno essere comunicate e motivate all'interessato con la possibilità per questi di produrre istanza di riesame entro 30 giorni dalla comunicazione del rigetto presso la medesima DTL; le decisioni di accoglimento dovranno essere comunicate all'Inps per l'ulteriore verifica dei requisiti anagrafici e contributivi utili ad accedere alla sesta salvaguardia.

Gli altri lavoratori - Si ritiene che i profili di tutela non regolati dalla predetta Circolare (cioè lavoratori in mobilità ordinaria e i lavoratori autorizzati ai volontari - lettere a) e b) dell'articolo 2, comma 1 della legge 147/2014) dovranno invece presentare istanza di accesso all'Inps secondo modalità e modelli che saranno a breve resi noti dall'Istituto di previdenza, come accaduto per le precedenti salvaguardie.

Riferimenti
La Circolare è corredata, tra l’altro, dal modello di istanza che dovrà essere presentata dai lavoratori rientranti nelle categorie previste dall’articolo 2, comma 1, della legge 10 ottobre 2014, n. 147, come riportate nella medesima Circolare. Si riportano di seguito i documenti diffusi dal Ministero.

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Sblocca Italia approvato con fiducia in Senato
Dopo essere stato approvato alla Camera, il Decreto Sblocca Italia (Decreto n. 133/2014), ha ottenuto la fiducia in Senato (con 157 voti favorevoli, 110 contrari e nessun astenuto) nonostante le durissime proteste in Aula dell’opposizione. Oltre alle correzioni della Ragioneria di Stato al Ddl di conversione del Decreto “Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive” , il testo prevede anche la deroga al Patto di Stabilità interno (per cui mancano ancora le coperture) in favore dei Comuni che necessitano di completare opere pubbliche giudicate prioritarie.

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Misure confermate
Il testo del Decreto Sblocca Italia approvato presenta oltre 200 modifiche a fronte dei 2.200 emendamenti presentati e degli oltre 1.200 votati. Le misure approvate riguardano:
- Patto di Stabilità allentato per piccole opere segnalate al Governo o immediatamente cantierabili.
- Sanatoria sulle domande relative a debiti PA pervenute oltre il limite “a causa di errori meramente formali relativi alla trasmissione telematica”;
- Banda Larga, con predisposizione obbligatoria da luglio 2015 al collegamento in fibra in ogni nuovo edificio;
- Bonus IRPEF del 20% sull’acquisto fino a 300mila euro di immobili affittati per almeno 8 anni con contratto di locazione a canone concordato (non tra genitore e figlio), se non ubicati in zone di carattere storico, artistico, particolare pregio ambientale o destinate a impianti industriali e usi agricoli;
- Opere interne con Comunicazione di Inizio Lavori (CIL) per la manutenzione straordinaria al posto della SCIA, purché con dichiarazione del tecnico che attesti la compatibilità antisismica dell’intervento;

Misure cancellate
Ricordiamo che, rispetto al testo originario, le misure cancellate riguardano la riduzione IVA dal 10% al 4% sul recupero edilizio, l’estensione della defiscalizzazione alle autostrade in esercizio e il raddoppio da 50 a 100 milioni del fondo per le calamità naturali. Di contro non è stata alzata l’IVA sulle case di nuova costruzione, dal 4 % al 10%.

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Il Governo taglia le risorse per i Patronati con gravi conseguenze sulla tutela dei diritti dei cittadini. Un taglio di 150 milioni di euro con la riduzione dell’aliquota allo 0,148% sul monte contributi dei lavoratori dipendenti, a fronte di un servizio che ogni anno fa risparmiare alla Pubblica Amministrazione 657 milioni di euro. Lo Stato sarà in grado di garantire gli stessi livelli di assistenza e servizi offerti dai Patronati alla collettività?

Con la legge di stabilità proposta dal Governo, si vuole fare cassa con i contributi sociali, mettendo le mani sui soldi dei lavoratori.

Questa proposta è inaccettabile!


A causa della riduzione dei fondi, i Patronati non potranno più garantire un servizio gratuito. L’uguaglianza d’accesso ai diritti sarà cancellata. È una grave mancanza di attenzione al Paese reale. La politica dovrebbe tagliare gli sprechi, non ridurre i diritti dei cittadini. I CITTADINI chiedono al Governo una revisione del taglio, al fine di salvaguardare il servizio di pubblica utilità offerto dai Patronati, come affermato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 42/2000 e previsto dalla legge 152/2001.

Clicca qui per firmare la petizione!



Come ottenere la pensione anticipata
I requisiti di anzianità contributiva per ottenere la pensione anticipata dopo la Riforma Fornero: come presentare la domanda e come calcolare l'assegno in base ai nuovi requisiti contributivi scattati nel 2014.
Andare in pensione anticipata è oggi più difficile: da gennaio 2014 sono infatti scattati i nuovi adeguamenti alle aspettative di vita come previsto dalla Riforma delle Pensioni Fornero. Per avere diritto all’assegno pensionistico ci vogliono oggi:

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- per le donne 41 anni e sei mesi di contributi;
- per gli uomini 42 anni e sei mesi di contributi.

Nessuna sorpresa nel 2015, mentre nel 2016 ci sarà il nuovo adeguamento alle aspettative di vita: uno scatto ogni tre anni fino al 2019, poi l’adeguamento diventa biennale.
Per averne diritto bisogna aver cessato il rapporto di lavoro dipendente, mentre non è richiesta la cessazione dell’attività svolta in qualità di lavoratore autonomo. La pensione anticipata decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda, che si può presentare online (dal portale INPS, con PIN e codice fiscale), per telefono (numero verde 803164) o tramite intermediari (enti di patronato o intermediari riconosciuti dall’INPS).

Requisiti e procedura

Importo pensione anticipata

La pensione anticipata (ex pensione di anzianità) è regolamentata in modo diverso a seconda che il contribuente abbia iniziato a lavorare prima o dopo il 31 dicembre 1995 (da quando la Riforma Dini ha introdotto il metodo contributivo) in quanto cambia il sistema di calcolo dell’importo della pensione:
- contributivo: per chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre ’95.
- retributivo: per chi aveva già 18 anni di contributi il 31 dicembre ’95.
- misto: per chi non aveva 18 anni di contributi a fine ’95, si applica il retributivo per la quota maturata fino a fine ’95 e il contributivo per le anzianità maturate successivamente.

Calcolo Pensione con sistema contributivo, retributivo o misto

Anzianità contributiva prima del ’95

Se chi ha iniziato a lavorare prima della fine del ’95 e – pur avendo raggiunto i requisiti contributivi richiesti – va in pensione prima dei 62 anni, perde l’1% per ogni anno di anticipo (rispetto ai 62 anni) per i primi due anni, e il 2% per ogni anno successivo:
- taglio dell’1% per chi si ritira a 61 anni,
- del 2% per chi va in pensione a 60 anni,
- del 4% per chi va in pensione a 59 anni,
- del 6% per chi si ritira a 58 anni.
Questo taglio si applica solo alla quota retributiva della pensione. Quindi:
- per chi aveva 18 anni di contributi nel ’95, la riduzione vale per tutte le anzianità contributive maturate al 31 dicembre 2011.
- per chi non aveva 18 anni di contributi nel dicembre ’95, la riduzione si applica sulla quota maturata al 31 dicembre ’95.

Anzianità contributiva dopo il ’95
Chi ha iniziato a lavorare dopo il primo gennaio 1996 ha l’intera pensione calcolata con il sistema contributivo, quindi anche se si ritira prima dei 62 anni (sempre in presenza dei requisiti contributivi necessari) non ha nessuna decurtazione dell’assegno. Questi contribuenti possono fare anche un’altra scelta: andare in pensione a 63 anni, in presenza di almeno 20 anni di contribuzione effettiva (non si calcolano i contributivi figurativi, solo quelli effettivamente versati).

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Cisl nel segno del rinnovamento
Si è svolto questa mattina a Roma il Consiglio generale della Cisl che, dopo l'investitura a segretario di Annamaria Furlan per le dimissioni di Raffaele Bonanni, ha votato i componenti della nuova segreteria. Quattro le new entries e altrettante le uscite. Sono stati riconfermati Luigi Sbarra, Piero Ragazzini e Maurizio Petriccioli, che saranno affiancati da Giovanna Ventura (segretario generale della Cisl Piemonte), Maurizio Bernava (Cisl Sicilia) Luigi Petteni (Cisl Lombardia). A completare la squadra il segretario generale della Fim Cisl, Giuseppe Farina. Escono dalla segreteria nazionale Pietro Cerrito che andrà a ricoprire l'incarico di presidente del Caf Cisl, Paolo Mezzio che diventa invece vicepresidente dell'Inas Cisl, Fulvio Giacomassi che ricoprirà la carica di presidente del Fondo pensionistico integrativo della Cisl e Liliana Ocmin che entrerà nello staff della segreteria generale per continuare ad occuparsi di giovani, donne e politiche migratorie, che il segreteario generale ha avocato a sé.

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Nasce dunque nel segno della generosità e della disponibilità di chi esce e di chi entra la nuova segreteria confederale della Cisl targata Annamaria Furlan. Una riorganizzazione che prevede anche una vigilanza maggiore sulle gestione delle risorse interne e dei regolamenti. Il tutto per rendere la Cisl sempre più pronta ad affrontare le sfide che il sindacato ha davanti, in una situazione complicata per il Paese. Il premier Renzi ha ottenuto risultati in Europa sul fronte della flessibilità. Ma, osserva Furlan, questi risultati rischiano di esaurirsi in poco tempo. Serve allora un cambio di passo per favorire davvero investimenti e occupazione. La Cisl naturalmente è in prima linea con un approccio di merito, a partire dalla legge di Stabilità. Sulla quale Furlan distingue: bene le risorse per la decontribuzione dei contratti a tempo indeterminato; bene anche la conferma del bonus da 80 euro, comunque da estendere; e il taglio dell'Irap. Vanno invece cambiati altri provvedimenti: la tassazione sul tfr, che se resta così metterà una pietra tombale sulla previdenza integrativa; e il taglio drastico sui patronati. Nella manovra, inoltre, mancano completamente altre cose: la rivalutazione delle pensioni e lo sblocco dei contratti pubblici. E la Cisl è al fianco proprio di pensionati e lavoratori pubblici, che si mobilitano rispettivamente il 5 e l'8 novembre. Guardia alta anche sul capitolo Jobs act, dove servono più risorse per gli ammortizzatori in deroga e nuove politiche attive del lavoro. Quanto allo sciopero generale già dichiarato da altri, la Furlan insiste: serve piuttosto un patto sociale, anche per cambiare il modello contrattuale. Oggi, conclude la leader della Cisl, c'è il rischio che lo scontro mediatico tra il premier e la Cgil ritardi l'uscita dell'Italia dalla crisi. La Cisl vuole invece restare in campo con le sue proposte e la sua ragionevolezza.

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Bonus Ristrutturazioni ed Energia:
ritenuta 8% nel Ddl Stabilità
I contribuenti che faranno nel 2015 lavori di ristrutturazione edilizia o di recupero energetico utilizzando le agevolazioni o usufruendo del bonus mobili, continueranno ad applicare le aliquote di detrazione fiscale 2014, prorogate dalla Legge di Stabilità, ma con raddoppio della ritenuta d’acconto: dal 4 all’ 8%. Lo stabilisce la manovra economica, all’ articolo 44, comma 27.

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Detrazioni 50% e 65%
Le detrazioni edilizie, il bonus energia e il bonus mobili sono stati confermati nelle misure del 50 e del 65%, con le stesse regole del 2014 e senza far scattare le riduzioni previste dalla Legge di Stabilità dello scorso anno e gli articoli 14 e 16 del DL 63/2013.

Ritenuta d’acconto 8%
Il Ddl Stabilità 2015 va invece a cambiare l’articolo 25, comma 1 del Dl 78/2010, in base al quale nel momento con cui il contribuente effettua il bonifico all’impresa che ha eseguito i lavori, intendendo poi usufruire dell’agevolazione fiscale, la banca o Poste Italiane effettuano la ritenuta fiscale. Inizialmente era pari al 10%, poi era scesa al 4% nel 2011 e ora la Legge di Stabilità la riporta all’8% dal prossimo 1 gennaio.

Attenzione: la ritenuta si trattiene solo nel caso in cui il contribuente intenda avvalersi delle detrazioni sulle ristrutturazioni e di conseguenza, nel momento in cui effettua il bonifico, segue tutte le indicazioni del caso (citando quindi gli estremi della legge che concede le detrazioni, il codice fiscale o la partita IVA del beneficiante, ecc.).

Sui bonifici per lavori non agevolati non si trattiene alcuna imposta. Si ricorda che il momento rilevante, ai fini fiscali, è quello in cui viene effettuato il pagamento e non quello in cui il beneficiario (l’impresa che ha eseguito i lavori), riceve la somma. Quindi, i bonifici effettuati entro il prossimo 31 dicembre continueranno ad avere la ritenuta al 4%, mentre dal primo gennaio, con l’entrata in vigore della Legge di Stabilità 2015, l’aliquota salirà all’8%.

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Legge di Stabilità 2015: ecco il testo finale
Ufficiale il testo finale della Legge di Stabilità 2015, tra le novità un disavanzo di 7 miliardi di euro invece degli 11 annunciati da Palazzo Chigi, assunzioni agevolate solo nel 2015, una nuova tassazione sul TFR, Spending Review sui Ministeri da 1,7 miliardi (invece di 5). Misure che andranno a coprire 25,8 miliardi dei 36,2 della Legge di Stabilità, gli altri 10,4 miliardi di coperture arriveranno dal deficit.

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BUSTA PAGA
Confermata la stabilizzazione degli 80 euro in busta paga nonché la possibilità, in via sperimentale, dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018 di chiedere l’anticipo in busta paga del TFR maturato.

BONUS BEBE'
L’articolo 13 della Legge di Stabilità introduce tra le misure per la famiglia un Bonus Bebè: un assegno di importo annuo di 960 euro erogato mensilmente per ogni figlio nato o adottato a decorrere dal 1° gennaio 2015 fino al 31 dicembre 2017. L’assegno verrà corrisposto fino al compimento del terzo anno di vita. L’obiettivo è di incentivare la natalità e contribuire alle relative spese per il sostegno.

ASSUNZIONI AGEVOLATE
Le assunzioni agevolate introdotte con l’articolo 12 della Legge di Stabilità 2015, che vanno a sostituire quelle attualmente in vigore, saranno attive per il solo 2015. Tale agevolazione, come anticipato, andrà a sostituire i benefici contributivi di cui all’articolo 8, comma 9, della legge 29 dicembre 1990, n. 407. La copertura finanziaria richiesta per la misura è di 3,5 miliardi di euro: 1 miliardo per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017 e 500 milioni per il 2018, a valer e sulla corrispondente riprogrammazione delle risorse del Fondo di rotazione di cui alla legge 16 aprile 1987, n. 183, già destinate agli interventi del Piano di Azione Coesione, ai sensi dell’articolo 23, comma 4, della legge 12 novembre 2011, n. 183, che , dal sistema di monitoraggio del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, risultano non ancora impegnate alla data del 30 settembre 2014.

TFR IN BUSTA PAGA
Confermata la possibilità per i dipendenti del settore privato di anticipare il Trattamento di Fine Rapporto maturato in busta paga. Con la tassazione del TFR anticipato in busta paga lo Stato si aspetta maggiori entrate per 2,5 miliardi di euro. Secondo le previsioni del Governo, tuttavia, saranno principalmente i lavoratori delle grandi imprese, per i quali opera il fondo INPS, a richiedere l’anticipo del TFR in busta paga piuttosto che quelli delle imprese con meno di 50 dipendenti. Considerando invece anche i lavoratori delle imprese di piccole e medie dimensioni il TFR in busta paga potrebbe generare entrate per lo Stato ben più ingenti.

ECO BONUS E RISTRUTTURAZIONE
Prorogati a tutto il 2015 il Bonus ristrutturazione e gli Eco Bonus con percentuali di detrazione fiscale pari rispettivamente al 50% e al 65%.

SPENDING REVIEW
I tagli alla spesa pubblica per 1,7 miliardi di euro vedranno coinvolti in primo luogo i Comuni (1,2 miliardi) e le Province (1 miliardo). D’altro canto per i Comuni ci sarà anche lo sblocco di 3,3 miliardi dal Patto di stabilità interno, compensati dai 2,3 miliardi di spese non più effettuabili sulla base di crediti difficilmente esigibili.

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Imprese agricole: anticipi PAC in pagamento
Scattano gli anticipi per la Domanda Unica PAC 2014, a partire dal 27 ottobre gli imprenditori agricoli conseguiranno gli anticipi della Domanda Unica 2014 che troverà le risorse dalla Politica Agricola Comune, con uno stanziamento pari a circa 1,4 miliardi di euro. Lo ha reso noto il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

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Anticipi PAC

Ad essere coinvolte saranno 1.035.695 imprese agricole, le quali riceveranno sui propri conti correnti aiuti con un anticipo di circa due mesi. Le risorse verranno distribuite nel seguente modo:

- AGEA per un totale di 690 milioni di euro;
- AGREA Emilia-Romagna per un totale di 175 milioni di euro;
- OPPAB Provincia autonoma di Bolzano per un totale di 6,5 milioni di euro;
- ARPEA Piemonte per un totale di 156.661.005 euro;
- ARCEA Calabria per un totale di 120 milioni di euro;
- ARTEA Toscana per un totale di 72.929.052 euro;
- OPR Lombardia per un totale di 12,7 milioni di euro;
- APPAG Provincia autonoma di Trento per un totale di 3.993.033 euro;
- AVEPA Veneto per un totale di 158 milioni di euro.

Ci sono poi altre 70 mila imprese, che hanno come unico riferimento AGEA in quanto organismo pagatore, le quali conseguiranno i contributi per 100 milioni di euro, che saranno distribuiti entro il mese di novembre. Il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha dichiarato:

«Diamo un sostegno concreto alle aziende, particolarmente importante soprattutto per chi è stato colpito da fenomeni meteorologici avversi che hanno interessato diverse Regioni del Paese. Sono risorse importanti che potranno essere utilizzate in alcuni casi per far ripartire le imprese, consapevoli come siamo che il primo presidio contro il dissesto idrogeologico è costituito proprio dalla buona agricoltura».

Nuova PAC 2014-2020

In questi giorni sono stati pubblicati sul sito internet del Mipaaf la bozza di decreto delle disposizioni attuative per la nuova Politica Agricola Comune, che verrà sottoposto all’esame del Consiglio dei Ministri per l’approvazione, e un vademecum per gli agricoltori sulle novità relative ai Pagamenti diretti che valgono per l’Italia circa 23 miliardi di euro fino al 2020.

Fonte: Comunicato stampa del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e la bozza di decreto delle disposizioni attuative per la nuova Politica Agricola Comune.

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Si svolgerà dal 27 al 30 Ottobre 2014 presso l’Ergife Palace Hotel di Roma il Congresso costituente della FaiFilca.



Disegno di legge n. 1428 “Jobs Act”
Delega al Governo in tema di riordino degli ammortizzatori sociali
Tutele in costanza di rapporto di lavoro
Per quanto riguarda la cassa integrazione, la delega fa riferimento, senza precisare meglio, alla revisione dell’ambito di applicazione della cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria e dei fondi di solidarietà di cui alla legge n.92/2012, con fissazione di un termine certo per l’avvio di questi ultimi. Gli eventuali risparmi di spesa derivanti da tale revisione saranno comunque destinati al finanziamento di ammortizzatori sociali e politiche attive del lavoro. Si fa riferimento anche ad una revisione dei limiti di durata, rapportati ai singoli lavoratori, e all’ incentivazione della rotazione. Inoltre si stabilisce l’impossibilità di autorizzare la cassa integrazione in caso di cessazione di attività, la semplificazione delle procedure, anche con meccanismi standardizzati di concessione, la necessità di regolare l’accesso alla cassa integrazione guadagni solo a seguito di esaurimento delle possibilità contrattuali di riduzione dell’orario di lavoro, eventualmente destinando parte delle risorse ai contratti di solidarietà. Per quanto riguarda questi ultimi si parla di revisione dell’ambito di applicazione e del funzionamento, con particolare riferimento a quelli espansivi e alla messa a regime dei contratti di solidarietà di cui alla legge n. 236/93, quelli utilizzabili dalle piccole imprese.

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Infine, per quanto riguarda le aliquote di finanziamento della cassa integrazione a carico delle imprese, la delega indica una riduzione degli oneri contributivi ordinari ed una loro rimodulazione tra i settori in funzione dell’utilizzo effettivo, nonché una maggiore compartecipazione da parte delle imprese utilizzatrici. Apprezziamo l’intenzione di razionalizzare in diversi modi l’utilizzo della cassa integrazione, sia con procedure più semplici, sia utilizzando prioritariamente le possibilità contrattuali di riduzione di orario, sia mediante l’operazione di riequilibrio degli oneri, purché sia preservata la natura solidaristica del sistema, tra aziende e settori. Positivo anche il rilievo dato ai contratti di solidarietà, come da noi richiesto. Siamo invece preoccupati per la revisione dei limiti di durata. Per quanto riguarda la cancellazione della cassa integrazione in caso di cessazione di attività, vanno fatti salvi i casi in cui, in presenza di un piano di risanamento e di gestione degli esuberi, siano state avviate procedure per l’acquisizione dell’azienda o di un ramo di essa da parte di un nuovo proprietario. Soprattutto occorrerà chiarire cosa si intenda con l’ambigua formulazione “revisione dell’ambito di applicazione della cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria e dei fondi di solidarietà”. La Cisl non è disponibile ad interventi di carattere restrittivo. Occorre, invece, proseguire sulla strada di una universalizzazione, realmente percorribile, del sistema delle tutele in costanza di rapporto di lavoro rispetto a tutti i settori merceologici e per tutte le classi dimensionali d'impresa. Questo non deve essere uno slogan, ma una opzione chiara da declinare con misure concrete. La Cassa integrazione va non solo mantenuta senza riduzione alcuna delle durate previste dalla legge, ma anche estesa a tutti i lavoratori. Se non risultasse praticabile l’ allargamento del sistema a tutti i settori e a tutte le dimensioni di impresa con i relativi obblighi contributivi, allora il Governo deve prenderne realisticamente atto e scegliere la strada di un sostegno pubblico ai Fondi bilaterali di solidarietà tale da poter garantire l’erogazione di prestazioni paragonabili a quelle della Cassa Integrazione, estendendo nel contempo l’obbligo di adesione alle imprese con meno di 15 dipendenti. Finché non sarà completata l’estensione delle tutele alle aziende e settori scoperti, va finanziata la cassa integrazione in deroga. Tutele in caso di disoccupazione. Due sono le principali linee d intervento: da una parte si fa riferimento ad una rimodulazione dell’ASpI, con omogeneizzazione della disciplina di Aspi e mini Aspi, rapportando la durata dei trattamenti alla pregressa storia contributiva del lavoratore, incrementando la durata massima per i lavoratori con carriere contributive più rilevanti ed introducendo massimali in relazione alla contribuzione figurativa; dall’altra l’ASpI verrà estesa, con un periodo almeno biennale di sperimentazione a risorse definite, ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, esclusi amministratori e sindaci, con eventuali interventi sulle modalità di accreditamento dei contributi e la automaticità delle prestazioni. Si parla poi di eventuale introduzione, dopo la fruizione dell’ASpI, di una prestazione, eventualmente priva di copertura figurativa, per lavoratori con valori ridotti dell’indicatore dell’Isee, con obblighi di partecipazione ad iniziative di attivazione. La nostra valutazione è difficile a causa della genericità del testo. In ogni caso siamo contrari a massimali sulla contribuzione figurativa, a meno di non riferirsi a retribuzioni particolarmente elevate. Non vi è poi nessun riferimento all’aumento delle durate dell’Aspi, che la Cisl chiede di aumentare per tutti i lavoratori, indipendentemente dall’età, almeno a 24 mesi. Per quanto riguarda l’estensione del campo di applicazione dell’Aspi, vanno considerati tutti i lavoratori iscritti alla Gestione Separata Inps con caratteristiche di monocommittenza, non i soli co.co.co., anche in considerazione del fatto che questa tipologia contrattuale, come annunciato dal Governo, sarà eliminata, benché ciò non sia esplicitato nella formulazione della relativa delega (vedi oltre). Il finanziamento va messo a carico della aliquota che essi già versano, senza uno specifico aumento di contribuzione a loro carico. Utilizzo dei beneficiari di ammortizzatori in attività a favore delle comunità locali e adeguamento delle sanzioni Sia per i beneficiari delle tutele in costanza di rapporto di lavoro, sia per i beneficiari di Aspi, verranno individuati meccanismi di coinvolgimento in attività a beneficio delle comunità locali. Verranno inoltre adeguate le sanzioni e le modalità di applicazione nei confronti di beneficiari di sostegno al reddito che rifiutino tali attività, o attività di formazione o una nuova occupazione. L’utilizzo dei percettori di ammortizzatori sociali da parte delle comunità locali determina il rischio di reintrodurre massicciamente il ricorso a lavori socialmente utili o di pubblica utilità. Occorre operare invece nell'ottica di un rafforzamento delle politiche attive sul versante qualificazione/riqualificazione/formazione per rendere concrete condizionalità e sanzioni, che sulla carta già esistono. Delega al Governo in tema di politiche attive e servizi per l’impiego Rispetto ai servizi per l’impiego, viene confermato l’obiettivo di attuare un profondo riordino degli stessi attraverso: - la razionalizzazione di tutti gli incentivi all’ assunzione inclusi quelli riconducibili all’ autoimprenditorialità ed auto impiego; - l’istituzione dell’“Agenzia Nazionale per l’occupazione” partecipata da Stato, Regioni e Province autonome, vigilata dal Ministero del Lavoro attraverso la riorganizzazione e la razionalizzazione delle risorse finanziarie, umane e degli Enti strumentali ad oggi presenti, la possibilità di far confluire anche il personale attualmente di altri uffici/Enti, ma sempre senza varianza di costi. La stessa “Agenzia” vedrà il coinvolgimento delle Parti Sociali rispetto alla definizione delle linee di indirizzo, l’attribuzione di competenze gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive ed Aspi; - la valorizzazione delle sinergie tra servizi pubblici e privati al fine di rafforzare la capacità di incontro tra domanda ed offerta di lavoro attraverso anche la definizione di criteri per l’accreditamento e l’autorizzazione, nonché la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni nei servizi per l’impiego; - la valorizzazione della bilateralità attraverso i principi di sussidiarietà e flessibilità definendo un sistema di monitoraggio dei risultati; - Il rafforzamento delle politiche attive del lavoro privilegiandone l’attivazione e l’efficacia rispetto ai soggetti fruitori di sostegno al reddito ed a quelli inoccupati; - l’introduzione di modelli sperimentali di premialità volti ad incentivare il collocamento dei soggetti in cerca di occupazione, stabilendo forme di remunerazione proporzionate alla reale difficoltà di collocamento; - nuovi efficaci meccanismi di raccordo tra l’Agenzia e l’INPS, sia a livello nazionale che territoriale; - la definizione e susseguente controllo da parte del Ministero rispetto alla garanzia dei livelli essenziali da garantire su tutto il territorio nazionale; - il mantenimento in capo alle Regioni delle competenze in materia di programmazione delle politiche attive del lavoro; - la valorizzazione del sistema informativo unico ed istituzione del fascicolo elettronico unico dove sarà ricostruita ed aggiornata tutta la vita formativa, lavorativa, previdenziale e professionale di ciascun lavoratore; - la semplificazione amministrativa anche nell’ottica di semplificare ed agevolare il sistema sinergico di servizi e collocamento tra pubblico e privato; - la razionalizzazione e revisione delle procedure e degli adempimenti previsti dalla legge 68/99 sull’inserimento dei disabili. La CISL continua ad condividere la scelta di considerare indispensabile avviare un percorso di profonda rivitalizzazione dei SPI, in questa nuova proposta anche ‘arricchiti’ da due nuovi strumenti operativi come il fascicolo elettronico unico e tutti quelli riconducibili alla valorizzazione della bilateralità. Resta però a nostro avviso indispensabile perlomeno una definizione temporale, seppur non nell’immediato, di investimenti a tutti i livelli che potenzino le risorse finanziarie, umane e strumentali a disposizione per una effettiva funzionalità dei centri per l’impiego che avvii realmente percorsi di politiche attive del lavoro fruibili per tutti i cittadini in ogni area del Paese. Ciò va sicuramente realizzato anche attraverso un nuovo modello di governance che ridefinisca, coerentemente al riassetto in corso dei livelli istituzionali, in particolare due obiettivi prioritari: omogeneità e coordinamento dei servizi per il lavoro e delle politiche attive. Tali obiettivi vanno realizzati certamente anche attraverso la prevista creazione di un’Agenzia Nazionale che dovrà garantire quantomeno la fruizione in tutto il territorio nazionale dei servizi essenziali, in armonia con gli altri livelli istituzionali (Regioni e aree vaste, così come saranno individuate ai sensi della legge n.56/2014), assicurando il necessario presidio pubblico di prossimità, nella sinergia tra il sistema pubblico e quello privato che dovrà operare a valle della definizione di criteri per l’accreditamento, anche attraverso il potere di surroga della Agenzia. E’ necessario tuttavia che nella preparazione dei decreti delegati la quasi totalità delle scelte individuate arrivi ad una definizione più concreta e tangibile, anche per poterle adeguatamente misurare rispetto alle effettive esigenze di potenziamento dei servizi per l’impiego. In particolare occorre assicurare, in aggiunta ai necessari interventi sulle dotazioni economiche, la piena integrazione e funzionalità tra banche dati e sistemi informatici in luogo di una più complessa operazione di spostamento di competenze tra istituti, agenzia e servizi territoriali, non trascurando che la bilateralità può essere da subito uno strumento eccezionale per dare un’importante accelerazione in tal senso. Preoccupante l’inserimento nel testo della “razionalizzazione e revisione” delle procedure e degli adempimenti previsti dalla legge 68/99, specialmente alla luce delle ripetute circolari ministeriali intervenute per circoscriverne la portata. Delega al Governo in tema di semplificazione degli adempimenti in tema di lavoro Verranno razionalizzati e semplificati una serie di procedure e adempimenti connessi con il rapporto di lavoro, attraverso: l’eliminazione e semplificazione di norme interessate da contrasti interpretativi, giurisprudenziali o amministrativi; l’unificazione delle comunicazioni alle Pubbliche Amministrazioni per i medesimi eventi e l’introduzione del divieto di richiedere atti dei quali esse siano già in possesso; il rafforzamento delle comunicazioni telematiche; la revisione delle sanzioni; la previsione di modalità semplificate per garantire data certa e autenticità delle dimissioni; l’individuazione di modalità che consentano di svolgere esclusivamente in via telematica gli adempimenti collegati al rapporto di lavoro; la revisione degli adempimenti in materia di libretto formativo; la promozione del principio di legalità per contrastare il lavoro sommerso. Riteniamo positive le semplificazioni. Si dovrà tuttavia porre particolare attenzione sui temi, più delicati, delle sanzioni, del libretto formativo e delle dimissioni. In particolare, sul contrasto alle dimissioni in bianco ci riserviamo di valutare il decreto delegato di attuazione, a fronte del fatto che sulla materia è già intervenuta la legge n. 92/12. Delega al Governo in tema di tipologie contrattuali e rapporti di lavoro Tipologie contrattuali Il testo fa riferimento, da una parte, ad interventi di semplificazione, modifica o superamento di alcune tipologie contrattuali, nell’ambito di un testo organico semplificato delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro, dall’altra all’introduzione, solo per le nuove assunzioni, del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio. Inoltre il contratto a tempo indeterminato verrà reso più conveniente in termini di oneri diretti ed indiretti. Si prevede anche la possibilità di estendere il ricorso al lavoro accessorio per le attività discontinue e occasionali, con piena tracciabilità dei voucher e contestuale rideterminazione contributiva. Demansionamento e controlli a distanza Verrà reso possibile il demansionamento, ma solo in casi di processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale individuati sulla base d parametri oggettivi, con alcuni limiti alla possibilità di modificare l’inquadramento e con possibilità per la contrattazione collettiva, anche di secondo livello, di individuare ulteriori ipotesi. Verrà rivista la disciplina dei controlli a distanza, tenendo conto dell’evoluzione tecnologica e tutelando la dignità e la riservatezza del lavoratore. Salario minimo Si vuole poi introdurre, eventualmente anche in via sperimentale, il compenso orario minimo per i rapporti di lavoro subordinato e i rapporti di co.co.co. nei settori non coperti da contrattazione collettiva, previa consultazione delle parti sociali. Razionalizzazione attività ispettiva Si punta, infine, a razionalizzare l’attività ispettiva sul lavoro, che oggi vede competenze frazionata in diversi enti, attraverso misure di coordinamento ovvero attraverso l’istituzione di una Agenzia unica per le ispezioni del lavoro che integri i servizi ispettivi del Ministero del lavoro, dell’Inps e dell’Inail, prevedendo anche forme di coordinamento con le Asl e le Agenzie regionali per la protezione ambientale. Il testo approvato dal Senato ha accolto la richiesta della Cisl, introducendo esplicitamente la possibilità di superare alcune tipologie contrattuali, senza però specificare quali. Rispetto al testo originario, non è stata invece modificata la parte relativa al contratto a tutele crescenti, che si limita ad indicare l’introduzione di questo nuovo istituto senza esplicitare quali saranno le tutele e senza neppure citare l’art.18 della legge n.300/ 70. Il Presidente del Consiglio ed il Ministro del lavoro hanno ripetuto in più occasioni che nei decreti delegati verrà chiarito, da una parte, che il contratto indeterminato a tutele crescenti non vedrà l’applicazione dell’art.18 per i licenziamenti illegittimi di tipo economico, mentre esso resterà per i licenziamenti discriminatori e disciplinari; dall’altra che la forma contrattuale che potrebbe essere eliminata è la collaborazione coordinata e continuativa. La Cisl chiede che a fronte dell’introduzione del nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, che deve restare circoscritto ai nuovi assunti, venga superato il ricorso ad alcuni contratti che danno luogo a frequenti abusi, a partire dalle forme di lavoro autonomo utilizzate in sostituzione del lavoro dipendente, come l’associazione in partecipazione e le collaborazioni coordinate e continuative, e venga realizzato un contrasto serio ed efficace all’utilizzo delle false partite IVA. Contemporaneamente va sostenuto chi sceglie il lavoro autonomo vero, migliorando le tutele degli iscritti alla Gestione Separata Inps. E’ positiva la realizzazione di un codice semplificato del lavoro che, rendendo facilmente comprensibile la attuale complicatissima normativa lavoristica, favorirebbe investitori e imprese ed aiuterebbe i lavoratori ad essere maggiormente consapevoli dei loro diritti e doveri. Nello specifico del nuovo contratto a tutele crescenti per la Cisl è necessario: * che l’applicazione dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori resti inalterata nei casi di licenziamento illegittimo di tipo discriminatorio e disciplinare * che l’art.18 in caso di licenziamenti economici non si applichi solo per un primo periodo, ben definito, durante il quale la reintegra dovrà essere sostituita da un’ indennità economica adeguatamente maggiorata rispetto a quella attuale * che al lavoratore eventualmente licenziato nel periodo di non vigenza dell’art.18 sia offerta una concreta opportunità di riqualificazione professionale, anche attraverso specifico voucher. La parte relativa al salario minimo, pur con qualche ambiguità nella formulazione, recepisce in parte le nostre proposte. Esso viene infatti previsto nei soli ambiti non coperti da contrattazione collettiva. Il riferimento alle co co co sia nella parte relativa al salario minimo che in quella, vista sopra, relativa all’estensione dell’Aspi, risulta però non coerente con l’annuncio che queste dovrebbero essere tra le tipologie contrattuali da eliminare. La formulazione da utilizzare, come già proposto per l’estensione dell’Aspi, deve riferirsi agli iscritti alla gestione separata con caratteristiche di monocommittenza. Per non disincentivare l’applicazione dei minimi salariali contrattuali va inoltre chiarito che l'uscita di un'azienda dal rapporto associativo con un'organizzazione datoriale non costituisce motivo sufficiente per non applicare i minimi salariali del CCNL di riferimento. Gli interventi sul demansionamento e sui controlli a distanza saranno meglio valutati nel corso della stesura dei decreti delegati, quando sarà possibile verificare l’attenzione all’equilibrio tra le esigenze organizzative aziendali e le necessarie tutele per i lavoratori. Delega al Governo in tema di maternità e conciliazione vita-lavoro Indennità di maternità Si procederà ad una ricognizione delle prestazioni per tutelare economicamente la maternità, al fine di estendere il sistema di misure ad oggi esistenti con l'obiettivo di dare risposte effettive alle diverse categorie di lavoratrici, comprese le lavoratrici iscritte alla gestione separata INPS, alle quali verrà esteso il principio di automaticità della prestazione. Si tratta di un percorso condivisibile ma non si è colta purtroppo l’opportunità di inserire, come richiesto dalla Cisl dal 2010 (cfr. Documento Cisl in preparazione della Conferenza Nazionale sulla Famiglia), uno strumento universale di sostegno economico della maternità, come livello essenziale di tutela per la donna puerpera e svincolato da requisiti contrattuali, reddituali o contributivi. Tax credit Verrà introdotto il tax credit come incentivo al lavoro per le donne con carichi di cura, intesi anche verso disabili non autosufficienti, che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito individuale complessivo, e armonizzazione del regime delle detrazioni per il coniuge a carico. Si tratta di una scelta positiva per avvicinare al lavoro donne con particolari carichi di cura. Accordi collettivi per la flessibilità Si prevede un sostegno incentivante alla contrattazione volta a favorire l’equilibrio famiglia/lavoro per chi ha carichi di cura, anche attraverso il telelavoro. Del tutto condivisibile un incentivo volto alla contrattazione specifica di misure di conciliazione. Cessione di permessi a colleghi Verrà introdotta la possibilità di cedere giorni di riposo aggiuntivi previsti dal CCNL, salvaguardando il diritto a riposi e ferie previsto dalla legge, a colleghi genitori di figli minori che necessitano di presenza fisica e cure costanti per le particolari condizioni di salute. Interessante la volontà di fornire una cornice legislativa ad un fenomeno nato spontaneamente in alcune realtà. Non si comprende, tuttavia, la limitazione ai soli genitori di minori in particolari condizioni di salute, mentre sarebbe stato preferibile un riferimento più generale a lavoratori conviventi con parenti entro il primo grado, con un riferimento più specifico alle certificazioni di handicap grave esistenti. Le modalità di gestione della cessione andranno necessariamente previste per via contrattuale. Servizi per l’infanzia Si prevede di integrare l’offerta di servizi per l’infanzia forniti dalle aziende e dai fondi o enti bilaterali nel sistema pubblico-privato dei servizi alla persona, con un riferimento alla promozione dell’efficienza e all’apertura ai residenti nel territorio. Condivisibile la previsione dell’integrazione, ma non è chiaro che ruolo potrebbe avere una legge delega nazionale in tal senso. Fondamentale sarà in ogni caso il vincolo all’aderenza alla programmazione sociale regionale e di ambito o distretto socio-sanitario, nonché l’ancoraggio alla contrattazione per i servizi di welfare aziendale. Congedi obbligatori e parentali Si prevede una ricognizione volta a valutare la revisione dei congedi di maternità obbligatori e dei congedi parentali con l’obiettivo di garantire una maggiore flessibilità, anche in relazione alle esigenze aziendali. Verranno estesi al pubblico impiego la possibilità di fruire dei congedi parentali in modo frazionato e le misure organizzative volte all’equilibrio famiglia/lavoro. Per quanto riguarda i congedi obbligatori, è del tutto inaccettabile subordinarli alle esigenze aziendali, in quanto essi svolgono un fondamentale ruolo di tutela della puerpera lavoratrice e contestualmente del suo legame con il bambino e non possono in nessun caso essere gestiti con flessibilità dipendente dalle funzionalità organizzative aziendali. Preoccupante anche l’introduzione di flessibilità ulteriori nella fruizione dei congedi parentali e obbligatori di paternità, se non viene inserito contestualmente il vincolo al mantenimento di un diritto incondizionato in capo alla lavoratrice/al lavoratore. Importante l’estensione di alcune importanti norme al pubblico impiego.

SCHEDA DI LETTURA E COMMENTO A CURA DELLA CISL CONFEDERALE

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Fai Cisl: raggiunto l' accordo per il rinnovo del CCNL Operai agricoli e florovivaisti
Nella mattinata di oggi 22 ottobre, dopo circa 20 ore di trattativa, è stato siglato il rinnovo del ccnl per un milione di Operai agricoli e florovivaisti.
In un momento così difficile per l’economia italiana e in un anno in cui si registrano tante difficoltà per la contrattazione nazionale, l’aver concluso questo negoziato in tempi relativamente brevi è motivo di orgoglio per le Organizzazioni sindacali Confederali e per la Fai Cisl in particolare.
Soddisfazione viene espressa dal Segretario generale della Fai, Augusto Cianfoni, sia per i contenuti di carattere retributivo che normativo, ancor più significativi in un momento di forte stagnazione e viste le migliorie in tema di welfare contrattuale con le norme sui permessi e sulla tutela della malattia. Materie a cui la Fai ha sempre dedicato molta attenzione.
“Siamo certi – conclude Cianfoni – che la categoria saprà apprezzare i risultati ottenuti che, insieme al proficuo lavoro in corso sulla Bilateralità nazionale e territoriale, rappresenta un segnale di buona fiducia nel futuro”.



Modello 730 integrativo entro il 27 Ottobre
Dichiarazioni dei redditi: come correggere errori e/o omissioni commesse nel 730/2014 ordinario, con la presentazione del modello integrativo.

Ancora poco tempo per correggere e/o integrare il modello 730/2014, fino al 27 ottobre è ancora possibile presentare il modello integrativo con il quale correggere errori e/o omissioni commessi nella propria dichiarazione dei redditi. La correzione gli errori commessi nella compilazione del modello, così come l’integrazione dei dati forniti, è riservata ai contribuenti che hanno presentato il modello 730/2014 entro i termini previsti, ovvero entro il 30 aprile 2014 se la presentazione è avvenuta presso il sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico), o entro il 16 giugno 2014 se presso il CAF o professionista abilitato.

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Si tratta di un modello del tutto uguale al 730/2014, nel quale andrà compilata l’apposita casella “730 integrativo” inserita nel frontespizio, indicando a seconda dei casi uno dei seguenti codici:
•codice 1 per integrazioni o correzioni da cui derivi un maggior credito, un minor debito o un’imposta invariata;
•codice 2 per modifica/integrazione dei soli dati del sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio;
•codice 3 per integrazioni o correzioni da cui derivi sia un maggior credito, un minor debito o un’imposta invariata, che la correzione dei dati del sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio.

Presentazione del modello 730 integrativo:
Il modello 730/2014 integrativo deve essere presentato sempre al CAF CISL o ad un professionista abilitato, anche qualora la presentazione del modello 730/2014 originario sia avvenuta presso il proprio sostituto d’imposta, consegnando:

•solo la documentazione relativa all’integrazione effettuata, se ci si rivolge allo stesso CAF o allo stesso professionista abilitato a cui è stato presentato il modello originario;
•tutta la documentazione, in caso contrario.

Scadenze per le correzioni
Si tratta della possibilità per correggere la propria dichiarazione dei redditi, nel caso si sia saltato il precedente appuntamento del 30 settembre, quando era possibile correggere/integrare il modello 730/2014 presentando un modello UNICO PF 2014 “Correttivo nei termini”. La differenza tra i due appuntamenti è che con il modello UNICO era possibile effettuare integrazioni/rettifiche anche a favore del Fisco (minor credito o un maggior debito), mentre il modello 730/2014 integrativo è riservato alle sole correzioni a favore del contribuente (maggior credito o un minor debito).

La prossima occasione per correggere gli errori commessi nel modello 730/2014 sarà la scadenza fissata per la dichiarazione successiva, ovvero per la presentazione del modello UNICO PF 2014 “integrativo a favore”, quindi entro il 30 settembre 2015. Diversamente sarà necessario presentare un’istanza di rimborso, con tempi decisamente più lunghi per il recupero delle maggiori imposte versate o il rimborso dei maggiori crediti d’imposta.

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Rinnovo del Contratto Provinciale di Lavoro per i quadri ed impiegati Agricoli di Latina
In data 20/10/2014 si è conclusa positivamente la trattativa per il Rinnovo del Contratto Provinciale di Latina dei quadri e degli impiegati Agricoli. Il contratto avrà valenza dal 01 Gennaio 2014 e scadrà il 31 Dicembre 2017.

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Dal punto di vista economico si è arrivati ad un importante incremento salariale pari al 5.5% in un' unica tranche a decorrere dal 01 Novembre 2014. Questo per la Fai Cisl è motivo di grande orgoglio, visto che si tratta dell' incremento più alto fatto registrare fino ad ora rispetto agli altri rinnovi contrattuali siglati nelle altre provincie del nostro Paese, a dimostrazione dell' importanza di questo accordo per un settore, quello agricolo, importante per l' economia del nostro territorio.

Viene istituito il CE.FOR.A.P (Centro per la Formazione Agricola Pontina) e l' Osservatorio Agricolo, che dovrà essere costituito entro il 2014; i costi di costituzione e di autofinanziamento saranno a totale carico delle imprese nella misura del 1% dell' aumento salariale e da calcolarsi sulla retribuzione contrattuale. Il funzionamento, lo Statuto ed i Regolamenti, verranno discussi e ratificati entro il 2014.

Viene concordata, altresì, la possibilità di costruire erogazioni salariali aggiuntive correlate ai risultati conseguiti per incrementi di produttività; tali premi, insieme al lavoro straordinario finalizzato al raggiungimento degli obiettivi incremento della produttività saranno defiscalizzati.

Prevista inoltre, una specifica indennità pari al 7% della retribuzione lorda per quadri ed impiegati agricoli con contratto a tempo parziale che prestano servizio presso più aziende.

In merito alla gestione della banca ore, le parti stabiliscono che il ricorso alla stessa è una scelta del dipendente e che i recuperi debbono essre programmati tenendo anche conto delle esigenze tecnico produttive aziendali.

La quota massima prevista, per ogni dipendente, di trasformazione da straordinario a banca ore è pari a 120 ore annue, che dovranno essere recuperate entro l' anno corrente di maturazione delle stesse, attraverso un incontro con le RSA/RSU.

Per ogni ora lavorata in regime di banca ore, verrà applicata una maggiorazione pari al 20% in busta paga.

Viene confermata l' erogazione dell' indennità sostitutiva mensa sotto forma di buoni pasto giornalieri del valore di 5.29 € cadauno, beneficio previsto solo per i dipendenti delle aziende dove è prevista una pausa mensa.

Rafforzata ancor di più la figura del RSPP per la sicurezza, prevenzione e protezione, per la quale le parti firmatarie ribadiscono la competenza in capo alle imprese che debbono rispettare il dettato del T.U. 81/08.

Alla RSPP aziendale verrà riconosciuta una indennità pari a 90 € mensili.

Questo rinnovo è frutto di un grande lavoro svolto dalle parti sociali, mira a salvaguardare il potere di acquisto dei lavoratori ed a permettere alle imprese di recuperare competitività nel rispetto delle regole.

"La Fai Cisl è pienamente soddisfatta - commente il Segretario Generale Tiziana Priori - per il risultato economico, ma soprattutto perchè è la prima volta che si riesce a siglare il contratto degli impiegati agricoli nella nostra Provincia, in quanto fino ad oggi lo stesso era monopolio della CONFAGRICOLTURA che firmava con CONFEDERDIA per la parte sindacale.

La costanza e la certezza di essere rappresentativi nel mondo impiegatizio ci ha fatto insistere nella richiesta di siglare il contratto.

Adesso il nostro orgoglio sarà quello di far decollare l' osservatorio, il quale avrà il compito di monitorare il settore al fine di migliorarlo e renderlo competitivo."

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Pensioni in Italia, un sistema insostenibile
Al 19esimo posto su 25 sistemi pensionistici analizzati, l'Italia è fragile sul fronte sostenibilità e le generazioni future rischiano l'inadeguatezza delle prestazioni.

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Il sistema pensionistico più forte al mondo è quello della Danimarca, seguita da Australia e Olanda, mentre l’Italia è quasi fanalino di coda (19esima su 25 paesi analizzati) secondo il Melbourne Mercer Global Pension Index (MMGPI), che misura i sistemi previdenziali attraverso oltre 50 indicatori, in tre macro aree: adeguatezza (livello prestazioni, schema previdenziale, rendimento investimenti, risparmio privati), sostenibilità (adesione a previdenza complementare e fondi pensione, aspetti demografici e macroeconomici) e integrità (normativa, governance del rischio pensionistico, livello di fiducia dei cittadini).

Se in materia di adeguatezza e integrità l’Italia registra ha valori tutto sommato nella media, mentre in tema di sostenibilità risulta, di gran lunga, il paese peggiore fra quelli considerati. Il motivo, probabilmente, risiede nel fatto che due degli elementi che maggiormente pesano in questa macro area sono il debito pubblico (in Italia altissimo) e la previdenza privata (molto poco diffusa nella Penisola).

Fra i consigli che il report fornisce all’Italia: aumentare il livello di contribuzione individuale, stimolare una maggior partecipazione dei lavoratori anziani al mondo del lavoro, ridurre i benefit prepensionamento, diminuire il debito pubblico.
Fra i punti deboli più evidenti, il calo della popolazione attiva, l’alta disoccupazione, la precarietà dei giovani che non stanno costruendo un futuro previdenziale. Il rischio è che il sistema migliori sul fronte della sostenibilità, ma diventi con il passare del tempo sempre più inadeguato.

I sistemi pensionistici migliori del mondo si confermano quelli nord europei: come detto Danimarca e Olanda sono sul podio, mentre la Finlandia è al quarto posto e la Svezia al sesto. Nella top ten anche Svzzera e Gran Bretagna, mentre la Germania è all’11esimo posto, seguita dall’Irlanda, e la Francia è 14esima. Ai paesi già citati, nella top ten si aggiungono Canada, Cile e Singapore. Gli Stati Uniti si trovano al 13esimo posto, mentre dietro all’Italia ci sono, nell’ordine, Messico, Cina, Indonesia, Giappone, Corea, India.

La Danimarca deve il suo primo posto all’alto livello di sostenibilità del sistema, mentre in materia di adeguatezza il primo posto mondiale spetta all’Australia, e sul fronte dell’integrità la medaglia d’oro va alla Finalndia. Lo studio prevede un vero e proprio rating (giudizio) per ogni paese, espresso in lettere. L’unico paese ad essere in serie A (lettera che definisce un sistema robusto, efficace, di prima classe) è la Danimarca, che totalizza più di 80 punti, mentre in B+ (solida struttura, molti punti forti, ma margini di miglioramento) si trovano Australia e Olanda. Nutrita la pattuglia di serie B (Canada, Cile, Finlandia, Singapore, Svezia, Svizzera, Gran Bretagna), due paesi in C+ (Germania e Irlanda), in C troviamo Austria, Brasile, Francia, Polonia, Sud Africa e Stati Uniti, in D c’è finalmente l’Italia, insieme a Cina, India, Indonesia, Giappone, Corea, Messico.

Fonte: il Melbourne Mercer Global Pension Index

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Legge di Stabilità 2015:
taglio tasse, IRAP e incentivi assunzione
Legge di Stabilità 2015: manovra finanziaria da 30 miliardi focalizzata su riduzione tasse, taglio del cuneo fiscale, bonus IRPEF in busta paga, sgravi IRAP e sui contributi per assunzioni a tempo indeterminato.

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Il 15 ottobre l’Italia presenta la Legge di Stabilità 2015, una manovra da 30 miliardi di cui 18 mld per il taglio delle tasse sul lavoro (cuneo fiscale) e non solo: bonus IRPEF in busta paga, sgravi contributivi per imprese che assumono, riduzione IRAP. Ad anticipare le misure della Finanziaria il premier Matteo Renzi, agli imprenditori di Confindustria Bergamo. Prima di introdurre “la scaletta” della prossima Legge di Stabilità si concede un gioco di parole che rimanda al Jobs Act e a uno dei suoi capitolo più caldi: l’Articolo 18.

«Il 18 non è l’articolo dello Statuto dei Lavoratori, ma i miliardi di euro che noi tagliamo con le tasse. L’Italia con questa legge di stabilità compie la più grande opera di riduzione delle tasse mai tentata».

Taglio cuneo fiscale

Lavoratori:
con 10 miliardi si rifinanzia il bonus da 80 euro in busta paga, una cifra che non lascia speranze di estensione della platea dei beneficiari (Partite IVA. pensionati, famiglie numerose…) rispetto agli attuali, i dipendenti. Imprese: con 6,5 miliardi si finanzia il taglio IRAP sulla componente lavoro. E per i datori di lavoro una buona notizia: per tre anni, niente contributi da versare sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato.

In pratica, mentre il ddl delega di riforma del lavoro abolisce l’articolo 18 per i nuovi assunti, la Legge di Stabilità incentiva fiscalmente le imprese ad applicare il contratto a tempo indeterminato, con l’obiettivo (esplicitato anche nella delega sul lavoro) di rendere questo contratto vantaggioso rispetto ad altre forme, come il tempo determinato. Secondo i dati del monitoraggio ministeriale sul mercato del lavoro, il contratto a termine sta infatti facendo la parte del leone tra le “poche” assunzioni del 2014, anche grazie alla maggiore flessibilità concessa dal Decreto Poletti (niente causalone per tre anni).

Altre misure

Famiglie:
Renzi ha annunciato mezzo miliardo di sgravi fiscali attraverso detrazioni. Probabilmente il riferimento è al mantenimento allo stato attuale dei Bonus Ristrutturazioni ed Energia (50% e 65%), evitando quindi la riduzione dal 2015 prevista dalla manovra dello scorso anno. Comuni: potranno contare su un allentamento del Patto di Stabilità interno da circa un miliardo.

Conti pubblici

Queste le ultime novità su una manovra che, per 16 miliardi, sarà finanziata dai tagli della Spending Review. Il tutto, senza sforare il famoso tetto del 3% di rapporto Deficit/PIL imposto dal Fiscal Compact europeo, anche se in realtà ci si va molto vicino. Il DEF (Documento di Economia e Finanza) prevede di chiudere il 2014 esattamente al 3%, per portarsi al 2,9% nel 2015: Significa due anni sul filo del rasoio, ma intanto, insiste Renzi, «non sforo il 3% ma comunque arrivo al 2,9% e libero 11,5 miliardi». Intorno a questa manovra, dunque, in nome di misure espansive e orientate alla crescita, l’Italia chiede all’Europa tutta la flessibilità possibile sui conti.

TFR

Per quanto riguarda il TFR in busta paga (l’anticipo nel 2015 del 50% della liquidazione), è probabile che non sarà nella Legge di Stabilità. Il premier ha preannunciato un accordo con l’ABI (Associazione Banche Italiane) per evitare problemi di liquidità alle PMI (soprattutto alle piccole aziende) e ha anche chiarito che sarà il lavoratore a scegliere se chiedere o meno l’anticipo del trattamento di fine rapporto.

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Tfr: insolvenza del datore di lavoro paga il fondo di garanzia presso Inps
“Ai fini della tutela prevista dalla L. n. 297 del 1982 in favore del lavoratore, per il pagamento del t.f.r. in caso di insolvenza del datore di lavoro, quest’ultimo, se è assoggettabile a fallimento, ma in concreto non può essere dichiarato fallito per la esiguità del credito azionato, va considerato in concreto non soggetto a fallimento, e pertanto opera la disposizione dell’art. 2, comma 5, della predetta Legge, secondo cui il lavoratore può conseguire le prestazioni del Fondo di garanzia costituito presso l’INPS alle condizioni previste dal comma stesso, essendo sufficiente, in particolare, che il lavoratore abbia esperito infruttuosamente una procedura di esecuzione, salvo che risultino in atti altre circostanze le quali dimostrino che esistono altri beni aggredirli con l’azione esecutiva.” (Cass. 4 luglio del 2014 n. 15369)

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E’, quello sopra riportato, il principio di diritto che trova la sua origine da una sentenza con cui una Corte d’Appello, in riforma della decisione di primo grado, ha accolto la domanda proposta da un lavoratore nei confronti dell’Inps, quale gestore del Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto, condannando l’Istituto al pagamento della somma di € 6.506,53, oltre accessori di legge, a seguito di insolvenza del datore di lavoro.
Il lavoratore aveva infruttuosamente esperito una procedura di esecuzione ed aveva, altresì, proposto istanza per la dichiarazione di fallimento del datore di lavoro, che era stata rigettata per la modesta entità del debito.
La Corte territoriale ha ritenuto che il datore di lavoro, assoggettabile a fallimento ma non dichiarato fallito per la esiguità del credito azionato, doveva essere in concreto considerato non soggetto a fallimento e, pertanto, operava la disposizione di cui all’art. 2, comma 5, della legge n. 297 del 1982, che consente al creditore di richiedere il t.f.r. al Fondo di garanzia, quando ricorra l’altro requisito, costituito dall’infruttuoso esperimento della procedura di esecuzione. L’Inps ha contrastato la pretesa del lavoratore, ricorrendo in Cassazione.
Ma i giudici di legittimità confermano l’interpretazione della Corte territoriale e fanno rilevare, nella motivazione della decisione, che una lettura della legge nazionale orientata nel senso voluto dalla direttiva CE n. 987 del 1980 consente, secondo una ragionevole interpretazione, l'ingresso ad un'azione nei confronti del Fondo di garanzia, quando l'imprenditore non sia in concreto assoggettato al fallimento e l'esecuzione forzata si riveli infruttuosa.
Enunciando, dunque, il principio di cui sopra, i giudici hanno ritenuto che la decisione impugnata avesse correttamente riconosciuto il diritto di ottenere la tutela del Fondo di garanzia, essendo pacifico che il lavoratore aveva vanamente proposto l'azione esecutiva.
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza che conferma così il suo precedente orientamento (Cass. 1 luglio 2010 n. 15662).

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Diritto del lavoro
La Corte di Giustizia UE boccia la disciplina italiana dei licenziamenti collettivi Il diritto del lavoro italiano è sempre più condizionato dal diritto comunitario e dalle decisioni della Corte di Giustizia europea e di qui la necessità, per l’operatore, di non ignorare la materia del diritto e della giurisprudenza comunitari. Lo dimostra la vicenda della disciplina dei licenziamenti collettivi. Infatti s’è concluso, dopo oltre cinque anni, il procedimento che vedeva contrapposte Italia e Commissione Europea per l’applicabilità anche ai dirigenti del sistema di tutele della direttiva 98/59 per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi per la generalità dei lavoratori.

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Con sentenza del 13 febbraio 2014 la Corte di Giustizia ha, ora, affermato che lo Stato italiano, escludendo la categoria dei dirigenti dall’ambito di applicazione della procedura dei licenziamenti collettivi, è venuto meno agli obblighi sullo stesso gravanti ai sensi dell’art. 1 par. 1 e 2 della direttiva anzidetta.
Nel loro ragionamento dei giudici del Lussemburgo ritengono che la nozione di lavoratore, ai fini dell’applicazione della direttiva 98/59, è unica in tutto il sistema UE.
E poiché anche i dirigenti sono lavoratori, secondo la direttiva sopra richiamata, agli stessi deve applicarsi il sistema di tutele apprestato dal diritto dell’Unione per la generalità dei lavoratori nei casi di licenziamenti collettivi.
Ne deriva la violazione del diritto comunitario dell’art. 4 comma 9 l. n. 223 del 1991 nella parte in cui ammette a beneficiare delle garanzie da essa previste unicamente gli operai, gli impiegati e i quadri, mentre esclude i dirigenti.
Quanto alle ricadute pratico-applicative di tale pronuncia nella giurisprudenza nazionale si osserva, anzitutto, che a fronte del tenore letterale dell’art. 4 comma 9 della l. n. 223 del 1991, secondo cui “l’impresa ha facoltà di collocare in mobilità gli impiegati, gli operai e i quadri eccedenti”, si potrebbe ipotizzare un’interpretazione “adeguatrice” di tale garanzia anche ai dirigenti ad opera dei giudici nazionali.
Laddove, invece, si ritenesse tale opzione interpretativa è impraticabile, dovrebbe parimenti escludersi la possibilità per il giudice nazionale di disapplicare la legge italiana nella parte in cui esclude i dirigenti dalle tutele di cui alla l. n. 223 del 1991.
Costituisce, infatti, un principio consolidato quello per il quale le disposizioni contenute in una direttiva, non trasposta dal nostro legislatore, possono essere invocate nei confronti dello Stato inadempiente (effetti cosiddetti "verticali") ma non possono essere fatte valere nei rapporti tra privati (effetti cosiddetti "orizzontali") non potendo di per sé creare obblighi a carico di un singolo individuo (principio questo ribadito dalla giurisprudenza di legittimità proprio in materia di mancato recepimento della direttiva sui licenziamenti collettivi, v. Cass. n. 17004 del 26 luglio 2006).
Laddove si ritenesse di non potere superare il contrasto tra norma nazionale e norma comunitaria attraverso l’interpretazione conforme, in assenza di un intervento legislativo volto all’adeguamento delle norme sui licenziamenti collettivi al diritto dell’Unione, nel senso indicato dalla Corte di Giustizia dell’UE, la conformità del diritto nazionale al diritto UE potrebbe essere garantita soltanto da un intervento della Corte Costituzionale, utilizzando le pertinenti disposizioni della direttiva 98/59 come norme interposte ai sensi dell’art. 117 Cost. (in questo senso, v. da ultimo Corte Cost. n. 28 del 2010 e n. 284 del 2007).

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Sicurezza sul lavoro: Bando INAIL da 307 mln
Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 165 del 18 luglio 2014 il nuovo bando dell’INAIL in materia di salute e sicurezza sul lavoro che, in attuazione dell’art. 11, comma 5, del d.lgs. 81/2008 e s.m.i., va a finanziare le imprese del settore edile, lapideo ed agricolo a fronte di investimenti in progetti di innovazione tecnologica che vadano a migliorare le condizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

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Imprese beneficiarie

Possono accedere al finanziamento le piccole e micro imprese operanti nei settori dell’agricoltura, dell’edilizia, dell’estrazione e lavorazione dei materiali lapidei, iscritte alla Camera di Commercio Industria, Artigianato ed Agricoltura.

Progetti ammissibili

Le diverse tipologie di progetto ammesse verranno stabilite dai singoli bandi regionali/provinciali pubblicati sul sito INAIL nell’apposita sezione.

Risorse

I fondi verranno ripartiti a livello regionale/ provinciale per un importo complessivo di 30 milioni di euro di cui:
- 15.582.703 euro per il finanziamento dei progetti del settore Agricoltura;
- 9.417.297 euro per il finanziamento dei progetti del settore Edilizia;
- 5.000.000 euro per il finanziamento dei progetti del settore estrazione e lavorazione dei materiali lapidei.

Contributi

Il contributo verrà erogato in conto capitale fino ad un massimo del 65% dei costi sostenuti per la realizzazione del progetto al netto dell’IVA, purché documentati. In ogni caso il contributo massimo concedibile a ciascuna impresa, nel rispetto del regime “de minimis”, non potrà superare l’importo di euro 50 mila euro, mentre il contributo minimo ammissibile è pari a mille euro.

Domande

Le domande di accesso al contributo dovranno essere inviate per via telematica con successiva conferma tramite Posta Elettronica Certificata.

Scadenze

Le istanze potranno essere inviate a partire dal 3 novembre 2014 fino alle ore 18,00 del 3 dicembre 2014.

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IRPEF: taglio aliquote dal 2013 con la Legge di Stabilità
IRPEF 2013, niente aliquote ridotte: ecco come si calcolano le imposte sul reddito sugli scaglioni di reddito.
La Legge di Stabilità 2013 varata in Consiglio dei Ministri ha stralciato la riduzione delle tasse per i contribuenti con reddito medio basso, non applicando più il taglio IRPEF promesso per il 2013: inizialmente, infatti, era stata disposta la riduzione delle due aliquote inferiori dell’imposta sul reddito, che quindi avrebbero guadagnato l’1% in più ogni anno, con un incremento del netto in busta paga.
L’obiettivo di questa riduzione dell’imposta sul reddito, come spiegato dal ministro dell’Economia Vittorio Grilli, era di «migliorare la condizione delle famiglie e consentire una ripresa della domanda interna».

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Pur annullando gli sconti promessi, comunque è rimasto l’aumento IVA da luglio 2013: dal 10 all’11% e dal 21 al 22% (leggi le misure nella Legge di Stabilità)

I e II scaglione

Reddito tra 0 e 15.000 euro. Per i redditi fino a 15mila euro l’aliquota IRPEF non passa più al 22% ma resta al 23%. La auspicata riduzione di aliquota, applicata su tutti i redditi, avrebbe lasciato nelle tasche degli italiani 4 miliardi di euro in più.
Reddito tra 15.001 e 28.000 euro. Per i redditi fino a 28mila euro l’imposta IRPEF resta al 27% (e non scende al 26%).

III – V scaglione

Anche le altre aliquote restano quelle del 2012. Prima di vederle in dettaglio ti segnaliamo delle risorse utili per il calcolo delle proprie imposte sul reddito:
- Reddito tra 28.001 e 55.000 euro. Invariati gli altri scaglioni: il terzo, quello compreso tra 28.001 euro e 55.000 euro l’aliquota IRPEF resta al 38% sulla soglia eccedente la seconda.
- Reddito tra 55.001 e 75.000 euro. Per lo scaglione IRPEF riservato ai redditi tra i 55.001 euro ed i 75.000 euro l’aliquota IRPEF resta al 41%.
- Reddito sopra i 75.000 euro. Oltre i 75.000 euro di reddito l’aliquota IRPEF è pari al 43%.

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Come leggere la busta paga: guida alle retribuzioni
Busta paga e trattamento economico del personale: ecco come leggere le diverse voci della retribuzione a carattere fisso e variabile.
Leggere e comprendere le diverse voci della busta paga, il documento che il datore di lavoro deve consegnare ai propri dipendenti ogni mese, può non risultare una operazione semplice. Vediamo nel dettaglio ogni elemento che porta alla definizione del compenso totale mensile.

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Trattamento economico

Per definire la busta paga mensile si parte dal trattamento economico annuale del personale, che è solitamente composto da 12 mensilità di uguale importo, da corrispondere posticipatamente al mese di riferimento.
Per definire la retribuzione base, in base a esperienza, grado di responsabilità e autonomia, i lavoratori vengono associati a un livello (solitamente dal 1° al quadro) cui corrisponde una determinata indennità. I contratti collettivi di lavoro (CCNL) stabiliscono le retribuzioni minime relative ad ogni singolo livello di inquadramento.

Busta paga

Al momento della corresponsione degli stipendi il datore di lavoro deve consegnare ai propri dipendente la busta paga affinché siano a conoscenza delle operazioni che hanno portato al netto corrisposto. Nella composizione della busta paga possono concorrere diversi elementi reddituali che variano in base al settore economico di appartenenza del lavoratore subordinato e agli accordi di categoria.
In busta paga dovrà essere indicato: nome della società e del dipendente, livello e qualifica in cui questi è inquadrato, periodo di riferimento, assegni per il nucleo familiare, quantità di ferie disponibili e accantonamento per il TRF applicato.
A titolo puramente esemplificativo si elencano le voci che concorrono alla formazione della base imponibile del reddito di lavoro dipendente: stipendi; salari; superminimi; trattamenti accessori; gratifiche; premi; incentivi; compensi.

Salario fisso

La retribuzione diretta in busta paga è composta in primis da voci fisse: minimo contrattuale (paga base), indennità di contingenza, EDR, terzo elemento, scatti di anzianità ed eventuali indennità aggiuntive (superminimi, ecc.).
Alla retribuzione di base dovranno essere aggiunte eventualmente le indennità per prestazioni di lavoro straordinario, per prestazioni di lavoro notturno, gli assegni “ad personam”, tredicesima, quattordicesima, scatti di anzianità e premi di produzione.

Salario variabile

Tra gli elementi variabili della busta paga rientrano: straordinari, indennità: per turni, per notturno, di disagiata sede, trasferta, sussidi e assegni pe familiari a carico, tredicesima e quattordicesima, lavoro festivo, giorni malattia retribuiti, rimborsi e conguagli, premi.
La quota retribuzione per lavoro notturno è tassata con l’imposta sostitutiva del 10% in luogo dell’ordinaria tassazione ad aliquote IRPEF progressive, indipendentemente dalla frequenza con cui il lavoratore viene impiegato nei turni di notte.
Per premio di produzione si intende un incentivo offerto ai dipendenti allo scopo di migliorare servizio e competitività dell’azienda. Vengono definiti obiettivi e programmi a carattere aziendale, di gruppo o individuali. Gli obiettivi, solitamente annuali, devono essere consegnati in tempo utile affinché si possa predisporre un’adeguata programmazione.
Anche sui premi di produzione è esteso il trattamento agevolato per cui le somme non superiori ad una quota lorda di reddito stabilita annualmente dal Governo e correlate a incrementi della produttività, qualità, redditività, innovazione, efficienza organizzativa, collegate ai risultati riferiti all’andamento economico o agli utili dell’impresa o comunque ad ogni altro elemento rilevante ai fini del miglioramento della competitività aziendale ai lavoratori del settore privato che nel corso del 2010 hanno prodotto un reddito di lavoro dipendente non superiore a 40.000 euro saranno soggette ad un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali la cui misura sarà determinata

Tredicesima e Quattordicesima

Solitamente nel mese di dicembre le imprese erogano la tredicesima pari alla retribuzione individuale mensile dello stesso mese. In caso di inizio o cessazione di rapporto di lavoro in corso d’anno, il lavoratore percepirà tanti dodicesimi quanti sono stati i mesi effettivamente lavorati. Anche la quattordicesima sarà erogata nella medesima maniera ma nel mese di luglio.

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IL LICENZIAMENTO DEL LAVORATORE DISABILE
Con sentenza 10 aprile 2014, la Cassazione ha analizzato un caso di licenziamento di un disabile, assunto come invalido e avviato al lavoro attraverso le liste di collocamento dei disabili. Il lavoratore era stato valutato, dalla Commissione deputata, abile al lavoro ma con obbligo di evitare la prolungata stazione eretta; tuttavia, in assenza di postazioni tali da soddisfare la prescrizione il datore di lavoro aveva proceduto con il licenziamento, a seguito di una valutazione dell’organo sanitario dell’azienda (non competente in materia).

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Normativa vigente

Il licenziamento del disabile oggi può avvenire solo ai sensi del co. 3, art. 10, L. 68/1999, ossia è legittimo solo se l’apposita Commissione verifica prima che è impossibile reintegrare il lavoratore, anche in presenza di adattamenti all’organizzazione del lavoro. Come cita la sentenza la Cassazione:
“Nel caso di aggravamento delle condizioni di salute o di significative variazioni dell’organizzazione del lavoro, il disabile può chiedere che venga accertata la compatibilità delle mansioni a lui affidate con il proprio stato di salute. Nelle medesime ipotesi il datore di lavoro può chiedere che vengano accertate le condizioni di salute del disabile per verificare se, a causa delle sue minorazioni, possa continuare ad essere utilizzato presso l’azienda.
Qualora si riscontri una condizione di aggravamento che, sulla base dei criteri definiti dall’atto di indirizzo e coordinamento di cui all’art. 1, comma 4, sia incompatibile con la prosecuzione dell’attività lavorativa, o tale incompatibilità sia accertata con riferimento alla variazione dell’organizzazione del lavoro, il disabile ha diritto alla sospensione non retribuita del rapporto di lavoro fino a che l’incompatibilità persista. Durante tale periodo il lavoratore può essere impiegato in tirocinio formativo”.
Gli accertamenti sono effettuati dalla Commissione di cui all’articolo 4 della L. 104/1992 integrata a norma dell’atto di indirizzo e coordinamento di cui all’articolo 1, comma 4 che valuta sentito l’organismo di cui al DLgs 469/1997 (art. 6, comma 3) come modificato dall’art. 6 della legge. La richiesta di accertamento e il periodo per il suo compimento non costituiscono causa di sospensione del rapporto di lavoro.

“Il rapporto di lavoro può essere risolto nel caso in cui, anche attuando i possibili adattamenti, la predetta Commissione accerti la definitiva impossibilità di reinserire il disabile all’interno dell’azienda”.

Vecchia normativa

La nuova legge ha sostituito la L. 482/1968, norma speciale richiamata dalla Cassazione con Sentenza 10347/2002, secondo cui:

“il licenziamento dell’invalido [...] quando è determinato dall’aggravamento dell’infermità che ha dato luogo al collocamento obbligatorio, è legittimo solo in presenza delle condizioni previste dalla L. n. 482 del 1968, art. 10 ossia la perdita totale della capacità lavorativa o la situazione di pericolo per la salute e l’incolumità degli altri lavoratori o per la sicurezza degli impianti, accertati dall’apposita Commissione medica”.

Ciò è stato fatto salvo anche nella nuova formulazione della norma, tant’è che la Commissione di cui alla L. 104/1992, è il soggetto deputato a verificare se il lavoratore disabile possa o meno continuare la sua attività o essere reinserito in altra maniera. In mancanza del suo accertamento il licenziamento è illegittimo, a maggior ragione se la Commissione lo aveva ritenuto abile, seppure con limitazioni.

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Ministero del Lavoro:
diritto del genitore vedovo a rifiutare il “lavoro notturno”
A parere del Ministero del lavoro, il diritto di rifiutare la prestazione di lavoro notturno riconosciuto al/la lavoratore/lavoratrice che sia unico genitore affidatario di figlio convivente di età inferiore a dodici anni deve essere interpretato come comprensivo anche del genitore vedovo.
Tale principio scaturisce da un’istanza di interpello tesa ad ottenere la corretta interpretazione dell’art. 11, comma 2, d.lgs. n. 66 del 2003. In particolare, si chiedeva se il diritto di rifiutare la prestazione di lavoro notturno da parte del genitore unico affidatario di figlio convivente di età inferiore a dodici anni potesse essere riconosciuto anche al genitore, vedovo, di figlio convivente minore di dodici anni.
Il Ministero del Lavoro, con Interpello n. 18 del 2014, si esprime in senso positivo poiché il genitore vedovo rientra tra le possibili figure di unico genitore affidatario disciplinate dall’art. 11 cit., la cui ratio è soprattutto tesa alla tutela del minore. Si precisa che il dissenso alla prestazione di lavoro notturno deve:
a) essere espresso in forma scritta;
b) comunicato al datore di lavoro entro 24 ore prima del previsto inizio della prestazione.



Permessi per l’assistenza ai familiari portatori di handicap:
il parere del Ministero del Lavoro (nell’interpello del 26 giugno 2014 n. 19)
La presenza, nella famiglia del portatore di handicap in situazione di gravità, di parenti o affini di primo e secondo grado che siano nelle condizioni di assisterlo, incide – e se sì, come - sulla possibilità dei parenti o affini entro il terzo grado (ex art. 33, comma 3 legge n. 104 del 1992), di fruire dei permessi retribuiti ivi disciplinati quando il coniuge e/o i genitori del portatore di handicap si trovino in una delle specifiche condizioni indicate dalla norma, ovverosia quando abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti?

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Questo il quesito posto al Ministero del Lavoro che, nell’Interpello n. 19 del 26 giugno 2014, ha risposto in senso negativo.
Richiamando il testo del citato art. 33, comma 3, nella formulazione introdotta dall’art. 24 della l. n. 183 del 2010, il Ministero ha rilevato che la norma consente ai parenti e affini entro il terzo grado del portatore di handicap di fruire dei suddetti permessi alla sola condizione che il coniuge e/o uno dei genitori sia impossibilitato a farlo per le ragioni espressamente indicate, “a nulla rilevando, invece, in quanto non richiesto, il riscontro della presenza nell’ambito familiare di parenti o affini di primo e di secondo grado”.
Nell’interpello in esame, inoltre, si precisa che il parente o affine entro il terzo grado può fruire dei permessi di cui si tratta anche qualora le condizioni sopra descritte si riferiscano a uno solo dei soggetti menzionati dalla norma (il coniuge o uno dei genitori).
Pertanto, conclude il Ministero, per consentire la fruizione dei permessi, ex art. 33, comma 3, della l. n. 104 del 1992 ai parenti o affini entro il terzo grado, dev’essere dimostrata esclusivamente la circostanza che il coniuge e/o i genitori della persona con handicap grave si trovino in una delle specifiche condizioni stabilite dalla medesima norma, a nulla rilevando invece, in quanto non richiesto, il riscontro della presenza nell’ambito familiare di parenti o affini di primo e di secondo grado per assisterli.

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ASPI: assunzioni agevolate anche per i disoccupati dell’Agricoltura
Il beneficio compete in caso di assunzione a tempo pieno e indeterminato di lavoratori con diritto all’ ASpI e percettori del relativo trattamento. Risultano essere beneficiari tutti i datori di lavoro privati operanti nel territorio dello Stato italiano.
Analogamente a quanto avviene per i lavoratori con diritto all’ indennità di mobilità, l’agevolazione non spetta sia in caso di assunzione con contratto a termine sia in caso di assunzione con contratto part-time. Non pare consentita l’agevolazione neppure a fronte di assunzioni di lavoratori con diritto alla mini-ASPI.

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Si potrà accedere all’agevolazione anche in caso di trasformazione a tempo pieno e indeterminato di un rapporto a termine già instaurato con un lavoratore, titolare di indennità ASpI, cui, sia stata sospesa la corresponsione della prestazione in conseguenza della sua occupazione a tempo determinato.
L’agevolazione è disciplinata nell’articolo 7, comma 5, lettera b), del decreto legge 28 giugno 2013, convertito nella legge 9 agosto 2013 n. 99, i cui contenuti sono stati già interpretati dalla circolare Inps n. 175 del 18 dicembre 2013.
Ora l’Istituto, con la circolare n. 81 del 27 giugno 2014, ha reso note le modalità operative con le quali le imprese agricole possono fruire del contributo mensile pari al 50% dell’indennità mensile residua che sarebbe stata corrisposta al lavoratore, ove assumano a tempo pieno e indeterminato lavoratori che fruiscono dell'Assicurazione Sociale per l'Impiego (ASpI).

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Welfare. Bonanni: "Il Governo deve trovare le risorse anche per la cassa integrazione in deroga"
"Noi dobbiamo occuparci di come far crescere il Paese, cioè dell'economia reale'' è quanto ha risposto il Segretario generale della Cisl, oggi a Udine per l'assemblea di Confindustria, a chi chiedeva se ci sara' una manovra correttiva per recuperare il miliardo che manca per la cig. 'Il Governo deve trovare il miliardo che manca per la cassa integrazione in deroga cosi' come ha trovato altri fondi''. E' perentorio il Segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, intervistato a margine dell'assemblea di Confindustria a Udine. ''Devono trovare questi soldi - ha aggiunto - perché sono più importanti di quelli trovati per altri settori. Qui si tratta di famiglie che altrimenti non avrebbero di che vivere''. Ma come reperire i fondi? Bonanni rilancia la palla di un'eventuale manovra correttiva al Governo: "lo deve dire il presidente del Consiglio se serve una manovra correttiva per recuperare i fondi. Vedo che l'Europa fa capolinea su questo. Noi dobbiamo occuparci di come far crescere il Paese, cioè dell'economia reale''.

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Commenta poi il nuovo assetto dell'industria degli elettrodomestici in Italia "Che aziende della stessa natura si mettano assieme, questo e' un fatto salutare per tutti". Ha risposto Bonanni ai giornalisti che gli chiedevano se sia opportuna l'acquisizione della Indesit da parte di Electrolux oppure di Whirlpool. Ha poi escluso le indiscrezioni secondo le quali il decreto (che interessa Electrolux) sulla decontribuzione dei contratti di solidarietà ritardi in attesa che si definisca il nuovo assetto dell'industria degli elettrodomestici in Italia.

Per quanto concerne il superamento dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, "Il problema - ha spiegato il Segretario generale della Cisl- non si pone perché più flessibilità di quella che abbiamo non e' possibile ottenere". Si e' soffermato anche sulla concertazione e sul mancato incontro con il premier Renzi: "Io incontro tutti i giorni ministri - ha spiegato - quindi non e' questo il problema. Se Renzi e la Cgil hanno contrasti se la vedano a casa loro e non a casa di tutti", ha concluso Bonanni secondo il quale la concertazione "rimane ancora uno strumento valido di politica economica".

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Sostituzione parentale? Sgravi per PMI
La sostituzione di una lavoratrice assente per maternità sconta una riduzione contributiva maggiore nelle piccole aziende. L’articolo 4, comma 3 del Testo Unico sulla maternità e paternità, approvato con dlgs 151/2001, riconosce uno sgravio di contributi e premi assicurativi a favore delle piccole imprese che assumono con contratto a tempo determinato o utilizzano lavoratori in somministrazione, in sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo per maternità e paternità.

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E’ previsto, infatti, uno sgravio pari al 50% dei contributi per quei datori di lavoro che assumono nuovi lavoratori ovvero li richiedono in somministrazione per la sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo per maternità e paternità.
Maggiore sostegno alle piccole imprese nelle sostituzioni di maternità, dunque, ma solo per aziende con meno di venti dipendenti, nel cui computo non rientrano gli apprendisti, i contratti di formazione lavoro, i contratti di inserimento lavorativo e di reinserimento, i contratti di somministrazione del personale. Inoltre i dipendenti a tempo parziale si computano proporzionalmente alle ore svolte mentre quelli con contratto di lavoro intermittente in base alle giornate lavorate nel semestre precedente.
Il beneficio trova applicazione nei confronti della generalità dei datori di lavoro, anche senza la qualifica di imprenditori, e si applica fino al compimento di un anno di età del figlio del lavoratore in astensione oppure per un anno dall’ ingresso in famiglia del minore adottato o in affidamento.
Le aziende interessate al beneficio dovranno autocertificare che l’assunzione dei dipendenti è effettuata in sostituzione di lavoratori in astensione in base agli articoli 4, 5 e 7 della Legge 1204/1971, come modificati dalla Legge 53/2000 e che la forza occupazionale aziendale, all’atto dell’assunzione del dipendente era inferiore a venti unità.

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Aspi: ancora operativi incentivi per assunzioni
Assumere soggetti che hanno perso il lavoro, oggi conviene ancora di più alle imprese e ai professionisti grazie agli incentivi destinati a chi assume, a tempo pieno e indeterminato, lavoratori che fruiscono o siano anche solo destinatari dell’assicurazione sociale per l’impiego (Aspi). Sono ancora operativi i benefici applicati a partire dal 28 giugno 2013 e destinati alle assunzioni e alle trasformazioni a tempo pieno e indeterminato.

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Un contributo mensile pari al 50% dell’indennità Aspi residua che sarebbe spettata al lavoratore se fosse rimasto privo di occupazione. E’ questo l’incentivo economico offerto a tutti i datori di lavoro comprese le cooperative che, in attuazione del vincolo associativo ex lege 142/2001, instaurano rapporti di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato.
Il beneficio può estendersi anche alla trasformazione a tempo pieno e indeterminato di un contratto a termine instaurato con un lavoratore percettore Aspi che, per la legge di riforma del mercato del lavoro, abbia avuto la sospensione d’ufficio dell’indennità.
La durata va determinata in base alla decorrenza iniziale dell’indennità, detraendo i periodi di cui l’interessato ha già usufruito all’atto dell’instaurazione del rapporto di lavoro. Il diritto del datore di lavoro a percepire il contributo cessa dalla data in cui il lavoratore raggiunge i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato. Il contributo è corrisposto per ogni mensilità di retribuzione erogata al dipendente. Nello specifico l’incentivo spetta per intero se risulta retribuito tutto il mese mentre va rideterminato qualora siano presenti giornate non retribuite.
Il contributo deve essere richiesto all’Inps tramite invio di una dichiarazione di responsabilità con il modello allegato alla circolare 175/2013. I datori di lavoro ammessi al beneficio riceveranno comunicazione con un prospetto contenente il piano di fruizione della misura mensile massima dell’incentivo. Il recupero del contributo avviene con il sistema del conguaglio sul flusso Uniemens.

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Ferie non godute: in scadenza obbligo contributivo
Obblighi, contributi e sanzioni per il datore di lavoro nel caso in cui il lavoratore non goda delle ferie maturate: attenzione alla scadenza del 30 giugno 2014.
Ancora pochi giorni per verificare l’avvenuto godimento delle ferie maturate nel 2012: se non godute entro il 30 giugno 2014 scatta l’obbligo contributivo per i datori di lavoro. In sostanza, i datori di lavoro sono chiamati ad versare i relativi contributi INPS. Il principio di irrinunciabilità di questo diritto è regolato dal D.Lgs. n. 213/2004, che disciplina il godimento delle ferie di lavoratori subordinati a tutela della salute psico-fisica e del giusto equilibrio tra vita personale e professionale.

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Ferie aziendali: maturazione e retribuzione

Obbligo contributivo


Nel caso in cui i lavoratori non completino entro il 30 giugno 2014 l’effettiva fruizione di tutte le ferie maturate nell’anno 2012 i datori di lavoro devono versare obbligatoriamente i contributi relativi al compenso spettante per le ferie non godute, aggiungendo quello corrispondente alla retribuzione del mese successivo a quello di scadenza delle stesse. Il relativo versamento andrà eseguito entro il 16 agosto.

Obblighi datore di lavoro

Concedere e far godere almeno due settimane di ferie entro l’anno solare di maturazione (a meno che non si tratti di lavoratore assunto in corso d’anno, per il quale va considerato l’anno effettivo), anche in maniera continuativa in caso di richiesta specifica del lavoratore, compatibilmente con le esigenze dell’attività d’impresa.
Concedere e far godere nei 18 mesi successivi al termine dell’anno di maturazione le restanti due settimane di ferie, a meno che i CCNL non stabiliscano regole che vadano maggiormente a favore dei lavoratori. Da precisare che non sono previste sanzioni nel caso in cui il maggior periodo di ferie stabilito dalla contrattazione collettiva non venga fruito nei 18 mesi successivi. Nel caso in cui per il lavoratore sia concretamente impossibile fruire delle ferie minime maturate entro i termini previsti (per astensione obbligatoria o facoltativa per maternità o malattia di lunga durata) queste potranno essere godute successivamente valutando sia le esigenze dell’impresa che gli interessi del lavoratore.

Gli obblighi dei datori di lavoro

Monetizzazione ferie


Monetizzare le ferie è possibile, esclusivamente per i periodi maturati ante 29 aprile 2003, per eventuali ore di ferie stabilite dai CCNL in aggiunta a quelle legali, per i contratti a tempo determinato di durata inferiore ad un anno per i quali è possibile versare il corrispettivo per le ferie non godute anche mensilmente, per le ferie non godute a causa della risoluzione del rapporto di lavoro a prescindere dalla causale della cessazione, mentre le quattro settimane devono essere obbligatoriamente godute dal lavoratore.

Ferie contributi

Le ferie maturate non vengono azzerate, ma scatta comunque l’obbligo contributivo in attesa della fruizione da parte del lavoratore. Da quel momento in poi, l’azienda dovrà assoggettare a contribuzione l’intera retribuzione del mese nel quale vengono fruite le ferie arretrate e portare a conguaglio nel quadro D del modello DM10/2 l’importo dei contributi versati relativi al compenso sostitutivo utilizzando il codice L480, indicando la retribuzione imponibile nei quadri B-C del mod. DM10/2 con il codice H400 se la fruizione avviene nello stesso anno in cui si è assolto il corrispondente obbligo contributivo, H500 altrimenti.

Calcolo contributi, tredicesime e ferie su INPS online

Sanzioni


In caso di mancata fruizione delle ferie nei termini stabiliti dalla norma il datore di lavoro è soggetto ad una sanzione non diffidabile che va dai 200 euro ai 1.200 per ciascun lavoratore cui è riferita la violazione.

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Bonus bebè: 300 euro per baby sitter o asilo nido. Come fare la richiesta
Bonus bebè, questo sconosciuto. La riforma Fornero del 2012 ha introdotto un' importante disposizione a favore delle mamme lavoratrici: una volta terminato il periodo di maternità consentito dalla legge, ogni madre ha diritto a un bonus mensile di 300 euro per poter pagare una baby sitter o un asilo nido. Ma non tutti lo sanno.

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Per il bonus, furono stanziati 20 milioni di euro per il triennio 2013-2015 e delle 11mila che avrebbero potuto beneficiarne solo 3mila ne hanno fatto richiesta. Così, di quei 20milioni solo il 37% è stato utilizzato.
Perché? Pare siano tre i motivi principali. In primo luogo la scarsa informazione sul bonus infanzia: molte, infatti, a causa della scarsa pubblicità, non erano a conoscenza di questa opportunità. A ciò si è aggiunta la difficoltà di inviare la domanda online, che ha generato il caos totale. Infine, il contributo di 300 è erogato solo se si rinuncia al congedo parentale, per cui molte avranno messo sulla bilancia le due misure a disposizione e valutato i pro e i contro. Facciamo allora il punto della situazione: anche per il 2014 il bonus potrà essere richiesto, sempre e soltanto in modalità telematica, ma per questo bisognerà attendere il mese di luglio, quando l'Inps pubblicherà il bando. Sulla base dell'ISEE e dell'ordine di presentazione di domanda, verrà stilata una graduatoria e pubblicata entro 15 giorni dal termine ultimo di presentazione delle domande.
CHI PUO' FARE DOMANDA – Possono inoltrare la richiesta le mamme lavoratrici, anche quelle adottive o affidatarie, (dipendenti o iscritte alla gestione separata) che rientrino ancora negli 11 mesi successivi al termine del periodo di congedo di maternità obbligatorio e le lavoratrici (dipendenti o iscritte alla gestione separata) beneficiarie del diritto al congedo di maternità obbligatorio per le quali la data presunta del parto sia fissata entro quattro mesi dalla scadenza del bando. Anche le coloro che hanno già usufruito parzialmente del congedo parentale possono fare richiesta del bonus, ma in questo caso il contributo potrà essere richiesto per i mesi di congedo non ancora usufruiti.
Non possono invece chiedere il bonus baby sitter o asilo nido le lavoratrici autonome, le madri lavoratrici che hanno usufruito del "fondo per la famiglia del decreto Bersani" e le madri lavoratrici che sono già esentate totalmente dal pagamento dei servizi per l'infanzia pubblici o convenzionati.
EROGAZIONE E DURATA - A seconda che si scelga una baby sitter o l'asilo convenzionato, il bonus verrà erogato attraverso buoni lavoro per le baby sitter da ritirare presso le sedi Inps oppure, in caso di asilo, sarà l'Inps stessa a pagare la struttura dietro esibizione di documentazione che attesti la fruizione del servizio.
Il bonus dura 6 mesi, in alternativa a sei mesi di congedo parentale, per un totale di 1.800 euro. Le lavoratrici part time potranno accedere al contributo in maniera proporzionata alla loro prestazione lavorativa e, in caso di richiesta per più figli, si dovrà presentare domanda per ogni figlio.

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MERIAM MARTIRE CRISTIANA NEL 2014
La ragazza, condannata a morte per apostasia, ieri era stata liberata dopo l'annullamento della condanna. È stata fermata per un documento falso.
ROMA - Meriam Yahia Ibrahim Ishag, la ragazza cristiana condannata per apostasia e liberata ieri, è stata di nuovo arrestata in Sudan. Lo fa sapere l'avvocato della donna tramite Antonella Napoli, presidente della ong Italians for Darfur, che su Twitter ha scritto che il fermo è dovuto a un documento irregolare e che la giovane presto sarà rilasciata. Meriam, il marito Daniel e lo stesso legale sono stati fermati all'aeroporto di Khartoum dai servizi segreti sudanesi.
La Bbc ha riferito che circa 40 agenti sudanesi sono stati impegnati nell'arresto di oggi all'aeroporto di Khartoum. Stando a quanto riferito da diverse fonti alla Bbc, con la donna c'erano anche due figli piccoli.



BOZZA DI PIATTAFORMA PER IL RINNOVO DEL CCNL PER I DIPENDENTI DEI CONSORZI DI BONIFICA E DI MIGLIORAMENTO FONDIARIO
Pronta la bozza di piattaforma per il rinnovo del CCNL Bonifica, ricordiamo che lo scorso anno abbiamo ottenuto l'adeguamento economico ma non normativo, il rinnovo tuttavia si presenta già molto complicato, in quanto i Consorzi sono sotto il mirino della politica, e sono vittime della crisi in corso, molto forte. Troppo spesso i Lavoratori soffrono per la mancanza di correttezza anche da parte degli Amministratori. Quindi purtroppo ci avventuriamo in una richiesta che già vediamo ardua.

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PREMESSA

Fai – Flai – Filbi nel presentare la Piattaforma per il rinnovo del contratto di settore che scadrà il prossimo 31 dicembre, intendono evidenziare anche attraverso le richieste della stessa, l’importanza ed il ruolo che i consorzi di bonifica hanno sin ora esercitato sul territorio nazionale in termini produttivi, in particolare per il settore primario, di tutela del territorio e di salvaguardia delle risorse ambientali. In questo senso è per noi fondamentale confermare le caratteristiche dei consorzi di bonifica cosi come previsto nell’ intesa Stato-Regioni. In questo quadro diventa strategico il ruolo e le professionalità presenti tra i lavoratori dipendenti della Bonifica. Le richieste che sotto indichiamo vanno pertanto nella direzione di favorire una sempre maggiore efficacia ed efficienza dei consorzi dentro una costruttiva dinamica delle relazioni sindacali ai vari livelli.

CLASSIFICAZIONE

· Determinare che con il termine “cumulativamente” non si intendono tutte le funzioni ma almeno due di esse.
· Verifica interpretazione e applicazione norma riguardante la formazione utile per la maggiorazione del parametro.
· Abrogare l’art 78.
· In caso di passaggio da un raggruppamento parametrale a quello superiore, viene considerata utile l'anzianità maturata, modificando conseguentemente l’art.79.
· Verifica applicazione nuova classificazione ed eventuali adeguamenti.

DIRITTI SINDACALI

· La crescita dimensionale dei Consorzi per fusione, dovuta alle leggi di riordino, fa nascere la necessità di rivedere gli accordi sul numero delle rappresentanze sindacali.
· Utilizzo anche degli strumenti informatici per permettere le agibilità sindacali.

FORMAZIONE

· Estendere art.29 anche ad altre figure professionali dei Consorzi.

DOVERI DEL PERSONALE

• Sostituire al punto e dell’art.50 risiedere con abitare.

ORARIO DI LAVORO

• Si richiede l’utilizzo dei permessi previsti dal 1° comma - art.95 anche per gli avventizi, proporzionalmente al periodo lavorato, per casi particolari.
• Almeno 8 ore dei suddetti permessi possono essere richieste, per casi urgenti, senza il preavviso.

TRASFERTE E MISSIONI

• Adeguamento delle relative indennità e del rimborso chilometrico.

AVVENTIZI

• Ai lavoratori avventizi, che svolgano almeno 150 giornate saranno concessi 7 giorni di congedo matrimoniale retribuito.
• Integrazione all’80 % in caso di malattia e al 100 % in caso di infortunio.
• Riconoscimento della professionalità eventualmente acquisita, in caso di riassunzione, senza periodo di prova.

PREVIDENZA

• Estendere l’applicazione dell’art.152 anche ai consorzi di miglioramento fondiario
• Elevare il contributo aziendale di cui all'art. 108.
• Prevedere la possibilità per i lavoratori a tempo indeterminato, non soggetti ad assicurazione infortuni Enpaia, dei consorzi di bonifica e di miglioramento fondiario, di versare il 2% previsto dall'art.152 ad Agrifondo.
• In caso di promozione dalla categoria operaia a quella impiegatizia prevedere la possibilità di corresponsione anticipata di quanto accantonato presso libretti o conti vincolati di cui all'art 152.

CONTRATTAZIONE INTEGRATIVA AZIENDALE E INCENTIVI ALL’ ATTIVITA’ DI PROGETTAZIONE

• Rimuovere il vincolo pregiudiziale della “passività”.
• Prevedere per la contrattazione di secondo livello limiti più ampi, aggiungendo la possibilità di discutere anche di materie come l'organizzazione del lavoro, la sicurezza, le modalità d'esercizio della banca ore, la possibilità di regolamentare la mensa o il buono pasto e l'esecuzione di interventi di manutenzione ordinaria.
· Prevedere gli incentivi anche in caso di parziale finanziamento pubblico almeno nella parte pubblica.
· Prevedere che una quota degli incentivi alla progettazione riguardi l’insieme dei lavoratori coinvolti.
· Adeguare l’all. Q alla nuova durata triennale.

DECORRENZA E DURATA E PROCEDURE DI RINNOVO DEL CCNL

· Si richiede di adeguare le norme contrattuali alla durata triennale.

ASSUNZIONE DEL PERSONALE

· Prima di procedere all’assunzione di nuovo personale i consorzi attueranno una ricognizione tra il personale già in forza.

DIRITTI INDIVIDUALI

· Permettere il frazionamento in ore dei permessi spettanti al padre ed alla madre per assistere i figli di età inferiore agli otto anni
· Anticipazione di quote del T.F.R. in occasione di aspettativa non retribuita utilizzata per assistere i familiari o per studio

RICHIESTE ECONOMICHE

La base di calcolo su cui conteggiare gli incrementi economici è composta dagli elementi retributivi previsti all'art. 69:
· Aumento salariale medio pari a 119,00 € calcolato a parametro 132.
· Adeguamento dell'indennità di funzione dei quadri art.81.

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PESENTI: “SBAGLIATO CANCELLARE LA NORMA SULLA RESPONSABILITÀ SOLIDALE”
“Il ministro Lupi ha annunciato la cancellazione, forse già in occasione della riforma della Pubblica Amministrazione, della norma sulla responsabilità solidale, definita aberrante. Io credo, invece, che aberrante sia togliere le tutele ed i controlli a favore dei lavoratori e delle imprese vere”. Lo ha dichiarato Domenico Pesenti, segretario generale della Filca-Cisl nazionale, commentando l’annuncio del ministro delle Infrastrutture e Trasporti. “Evidentemente gli scandali e la corruzione dilagante negli appalti non hanno insegnato nulla. Dopo le vicende Expo e Mose, per citare i casi più eclatanti, mi sarei aspettato un giro di vite sul sistema degli appalti, e non la cancellazione della norma sulla responsabilità in solido, che garantisce le imprese virtuose e i lavoratori. Il ministro Lupi faccia retromarcia”, ha concluso Pesenti.



Infortuni e malattie professionali, varata la nuova strategia europea 2014-2020
Il miglioramento dell’applicazione delle norme esistenti, la prevenzione dei rischi nuovi ed emergenti e il cambiamento demografico le tre sfide al centro del piano elaborato dalla Commissione UE per contrastare un fenomeno che ogni anno provoca tre milioni di incidenti gravi, quattromila dei quali mortali.

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BRUXELLES - Migliorare l’applicazione delle norme esistenti sulla salute e la sicurezza sul lavoro, rafforzando in particolare la capacità delle piccole e micro imprese di adottare misure di prevenzione efficaci, migliorare la prevenzione delle malattie legate al lavoro, affrontando i rischi attuali, nuovi ed emergenti, e fare fronte al cambiamento demografico legato all’ invecchiamento della forza lavoro. Queste le tre sfide del nuovo quadro strategico varato dalla Commissione europea per il 2014-2020, con l’obiettivo di contrastare un fenomeno che ogni anno nel continente, su una forza lavoro complessiva che supera i 217 milioni di persone, provoca tre milioni di incidenti gravi, quattromila dei quali mortali.

Il commissario Andor: “Costi elevati per la società e le imprese”. “Gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali colpiscono tutti i settori e le professioni, che il lavoratore sieda a una scrivania o alla guida di un camion o che lavori in una miniera o un cantiere – ha sottolineato il commissario agli Affari sociali Lazslo Andor nel presentare i nuovi obiettivi dell’Ue – e non solo causano sofferenza personale, ma impongono anche costi elevati per le imprese e per la società nel suo insieme”.

Sette obiettivi strategici. Per affrontare le tre sfide delineate dal piano, Bruxelles individua sette obiettivi, a partire da un ulteriore consolidamento delle strategie nazionali, con la creazione di una banca dati in collaborazione con l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Eu-Osha), e da un sostegno concreto alle imprese, anche attraverso strumenti come la piattaforma web Oira per la valutazione interattiva dei rischi. È necessario, inoltre, migliorare la raccolta dei dati statistici, rafforzare il coordinamento con le organizzazioni internazionali che si occupano di salute e lavoro (Ilo, Oms, Ocse…), semplificare e migliorare l’applicazione della legislazione esistente, valutando anche l’efficienza degli ispettorati del lavoro nazionali e l’efficacia delle sanzioni, e promuovere iniziative per affrontare l’invecchiamento della forza lavoro e i nuovi rischi emergenti.

Tra due anni la prima verifica sull’ efficacia delle misure. Il nuovo piano rientra nella Strategia Europa 2020 per l’economia e l’occupazione e sarà riesaminato al termine del 2016, in parallelo con la revisione della legislazione europea sulla sicurezza sul lavoro che dovrà avvenire entro il 2015, come previsto dalla direttiva quadro 89/391/CEE e dal programma di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione Refit. Secondo la Commissione Ue, la strategia per la salute e la sicurezza sul lavoro adottata per il quinquennio 2007-2012 ha contribuito a ridurre del 27,9% il numero degli infortuni che hanno causato un’assenza dal posto di lavoro superiore a tre giorni.

FONTE INAIL

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Lavoro Giovani:
le adesioni al portale online
Sono arrivate oltre 57mila adesioni in tre settimane: sono i primi riscontri del piano Garanzia Giovani, lanciato dal governo all’inizio del mese di maggio, che riscuote successo in particolare nelle Regioni del Sud. Si tratta del programma europeo rivolto a giovani fra i 15 e i 29 anni che non hanno un’occupazione e non studiano (i cosidetti Neet, not in employment, education or training), che proseguirà fino al 31 dicembre 2015.

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Garanzia Giovani, cos’è e come iscriversi

Per aderire, c’è il portale nazionale e quelli regionali. Oltre 57mila giovani si sono subito iscritti: 38mila attraverso il portale nazionale, 20mila su quelli locali. Dopo l’adesione i giovani vengono chiamati per un colloquio, e il loro profilo viene inserito in una banca dati a disposizione di enti e aziende. Nel giro di quattro mesi, dovrebbero ricevere una proposta di inserimento al lavoro, oppure apprendistato, tirocinio, istruzione e formazione, autoimprenditorialità, servizio civile.
Ecco il monitoraggio aggiornato al 22 maggio: per quanto riguarda la provenienza gerografica, le due regioni da cui provengono la maggioranza delle adesioni sono Campania, 21% e Sicilia, 16,5%. Molto distanziata la terza classficata, la Toscana, con l’8,8%, seguita da Lazio e Sardegna, entrambe all’8,2%. Fanalini di coda Bolzano, con 12 adesioni in tutto (percentuale irrilevante) e la Val d’Aosta, a quota 64 iscrizini (lo 0,1%).

Come si aderisce: basta andare sul portale dedicato, e cliccare sul pulsante “aderisci” in evidenza in home page. Si arriva a una pagina dalla quale si può accedere al modulo online, nel quale si inseriscono i propri dati anagrafici, completi di titolo di studio conseguito. Successivamente arriverà una mail, all’indirizzo di posta elettronica indicato nel modulo, con le credenziale per accedere al portale Cliclavoro. Da qui, bisognerà completare l’iscrizione, selezionando la Regioni nella quale si intende lavorare. Importante: è possibile selezionare una regione diversa da quella di residenza.
Chi è già iscritto al portale Cliclavoro, può saltare tutta la prima fase e accedere direttamente alla propria area personale, dalla quale è possibile aderire al programma Garanzia Giovani. La Regione indicata entro 60 giorni contatterà il giovane, attraverso i suoi servizi per l’impiego, per il colloquio, che servirà fondamentalmente a individuare un possibile successivo percorso. Come detto, nei successivi quattro mesi il giovane dovrebbe essere contattato per una o più opportunità. E’ anche possibile iscriversi attraverso i portali regionali, anche se non tutte le regioni li hanno predisposti. Alcune, almeno per il momento, hanno scelto di usufruire del portale nazionale. I portali regionali disponibili: Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto, Provincia di Trento.

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Crisi, undici anni per recuperare il terreno perduto
L'uscita della crisi è tutt'altro che vicina, come dimostrano anche i dati presentati stamane da Confcommercio. Per questo servono le riforme, la prima delle quali - ha avvertito stamane Raffaele Bonanni proprio al suo ingresso all'assemblea annuale di Confcommercio - "è quella anticorruzione". E il riferimento alle recenti inchieste, compresa l'ultima sul Mose, è chiaro. "Ci sono 30 mila stazioni appaltanti e così la corruzione va da sè, ognuno fa quello che gli pare e piace, mentre ci vorrebbero poche stazioni appaltanti attrezzate", ha aggiunto. Secondo il leader della Cisl, infatti, senza il taglio delle stazioni appaltanti il sistema "diventa un abbeveratoio della politica". Quindi Bonanni invita a varare "un provvedimento che espropri Regioni e Comuni delle prerogative per gestire gli appalti".

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La corruttela diffusa, d'altra parte, non fa che aggravare una situazione di per sé drammatica per il nostro Paese. Al punto che, secondo l'Ufficio studi della Confcommercio, a livello nazionale serviranno più di 11 anni per tornare ai livelli pre-crisi e al Sud, nel 2015, si raggiungeranno 12.160 euro pro capite, un livello addirittura inferiore a quello di 20 anni fa (12.195 euro). Con un Pil a +0,5% e i consumi fermi a +0,1% nel 2014, - spiega infatti l'associazione dei commercianti - la ripresa si allontana e si conferma più debole del previsto, con "un leggero recupero nel 2015 con Pil a +0,9% e consumi a +0,7%". "Cresce la fiducia - rileva ancora Confcommercio - ma consumi e investimenti mostrano l'altra faccia del Paese, quella di un'economia reale drammaticamente ferma al palo". Tra il 2007 e il 2013 il prodotto procapite si è ridotto di oltre 3.100 euro e fino al 2015 non è atteso nessun significativo recupero. A conti fatti, resta critico lo stato di salute delle attività commerciali e dei servizi, con oltre 12.000 imprese in meno nei primi tre mesi del 2014. L'80% di queste riguardano settori non alimentari e in particolare l'abbigliamento.

"Il combinato mal-disposto di Imu, Tasi, Tari potrebbe essere letale per le nostre imprese", aggiunge Carlo Sangalli, presidente Confcommercio. "Non soltanto c'è il rischio di un incremento di pressione fiscale" ma "c'è anche un problema di crescente incertezza su quanto, quando e come pagare questi complicatissimi tributi. Semplificazione, dunque". L'appello, in primo luogo, è al Governo. "La nuova stagione politica del presidente Renzi e del suo governo ha convinto molti che l'avvio delle riforme è veramente dietro l'angolo. Soprattutto che non si può tornare indietro", avverte Sangalli.

"La parola d'ordine è 'fare le riforme‘. Non ci sarà una ripresa salvifica. Ci dobbiamo salvare da soli: facendo le riforme" dice il presidente Confcommercio. "E tutte le riforme che servono dipendono dalla riforma della spesa pubblica" aggiunge il presidente Confcommercio. "L'unica strada per presentarci in Europa con dignità rimane quella di fare le riforme".
Non da soli, però. Per questo Sangalli a Renzi manda un altro messaggio chiaro: "I corpi intermedi sono quelli che - come il 18 febbraio scorso - hanno saputo anche scendere in piazza in modo positivo e propositivo. Senza di loro, senza le associazioni, senza di noi, invece di 5 milioni di imprenditori avremmo corso il rischio di avere oggi 5 milioni di 'forconi‘". Insomma, se per rifiutare la concertazione si finisce per sminuire il ruolo e lo spazio dei corpi intermedi, "allora - avverte Sangalli - si compie un errore irrimediabile".

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Troppe tasse e poca manifattura:
Italia in panne
Il declino industriale fa arretrare l'Italia del Manifatturiero, mentre le tasse su redditi, lavoro e impresa restano al top d'Europa: l'impietosa fotografia di Confindustria e Corte dei Conti.

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Pressione fiscale

Speriamo che l’Italia del calcio nelle classifiche mondiali riesca a comportarsi meglio di quella economica, perché in un solo giorno arrivano due posizionamenti non proprio brillanti. Il primo riguarda un tradizionale punto debole, il fisco (troppe tasse): nella graduatoria europea elaborata dalla Corte dei Conti l’Italia si accaparra il triste primato di paese con le maggiori imposte sulle imprese e il non molto migliore secondo posto per le tasse sui redditi da lavoro; il secondo tocca quel che dovrebbe essere un fiore all’ occhiello, il Manifatturiero: secondo il report del Centro Studi Confindustria dedicato agli “Scenari industriali“, in sei anni siamo passati dal quinto all’ottavo posto sorpassati da Corea del Sud, India e Brasile.

Manifatturiero in crisi

“Campione del mondo” nell’industria manifatturiera è la Cina, secondi gli Stati Uniti, terzo il Giappone. La Germania mantiene il quarto posto seguita dalla Corea del Sud. Seguono India, Brasile, Italia, Francia e Russia. In Italia, il declino industriale si sta imponendo come priorità dell’agenda di politica economica del Paese, toccando da vicino le PMI.

Fra l’altro, l’erosione della base manifatturiera italiana si registra mentre «nel mondo prosegue l’espansione della manifattura». Dal 2000 al 2013, la produzione manifatturiera mondiale è cresciuta del 36%, mentre quella italiana è scesa del 25%, con cadute in tutti i settori con l’unica eccezione dell’alimentare. Ancora: dal 2011 al 2013, l’industria manifatturiera italiana ha perso 1 milione 160mila addetti e 120mila imprese. Ci sono state perdite significative anche in settori importanti del Made in Italy come il tessile, l’abbigliamento e il mobile.

I motivi? Contrazione di investimenti e consumi interni e crisi finanziaria, che in Italia «si è protratta più a lungo e con effetti più distruttivi che altrove» e, «a fronte di un aumento della produzione industriale mondiale che nel periodo 2007-2013 è stato di quasi il 10% (a prezzi costanti)» nella Penisola «c’è stato contemporaneamente un crollo del 25,5%». E insieme al calo della domanda interna, pesano il difficile accesso al credito, l’alto costo del lavoro slegato dalla produttività, la bassa redditività.

Tasse

Nel Rapporto 2014 della Corte dei Cont sulla Finanza pubblica, presentato in Senato, la pressione fiscale nel Paese risulta altissima (43,8%), quasi quattro punti sopra la media europea. A peggiorare le cose interviene la distribuzione del peso fiscale, con «uno squilibrio fra l’onere a carico dei fattori produttivi e quello sopportato dai consumi e dal patrimonio». Classifica: l’Italia è il paese con le tasse più alte d’Europa sulle imprese (25%), mentre scendono di poco quelle sui redditi da lavoro (42,3%). Viceversa, siamo al 24esimo posto nel prelievo sui consumi con il 17,4% (tre punti sotto la media), mentre per quanto riguarda il patrimonio l’IMU ha portato il prelievo in linea con il resto d’Europa.

Fre le prime cause delle difficoltà del sistema produttivo, dell’elevato costo del lavoro, dello squilibrio dei conti pubblici e del malessere sociale esistente c’è l’evasione fiscale. Considerando la sola IRPEF, abbiamo un tasso di evasione pari al 13,5% dei redditi. Quanto a IRAP e IVA, nel 2011 il vuoto di gettito determinato dall’evasione è stato superiore ai 50 miliardi. L’Italia è fra i paesi europei con la più ampia economia sommersa, che pesa per circa il 21% del PIL: davanti a noi, Estonia, Grecia, Cipro, Malta e Slovenia.

Prospettive

L’analisi della Corte dei Conti è sintetica e lapidaria: «il sistema tributario italiano è caratterizzato da un livello di prelievo eccessivo e mal distribuito». Dunque, urge una riforma fiscale (in corso) che operi una redistribuzione, oltre che un alleggerimento complessivo. Magari, partendo dalla tassa che più di tutte conta (per le tasche dei contribuenti e per le casse dello stato), l’IRPEF. Nei primi cinque mesi del 2014 «si registrano già due integrazioni del sistema delle detrazioni (la prima nella legge di stabilità 2014, la seconda rappresentata dal “bonus” introdotto dal DL 66/2014). E ulteriori modifiche si profilano nella prospettiva della recente legge delega “per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita».

Si tratta di provvedimenti rilevanti ma il problema resta la struttura della tassa: uno dei più significativi esempi di asimmetria tra paese reale e fiscale. Ci vuole, dunque, un riassetto dell’intera impalcatura dell’imposta, a cominciare da scaglioni e aliquote, oltre a una chiara redistribuzione del prelievo. Fra i limiti dell’IRPEF, anche il peso e l’incontrollata diversificazione delle addizionali regionali e comunali.

Fonte: Rapporto 2014 della Corte dei Conti

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Bonus IRPEF in busta paga alle famiglie numerose dal 2015
Aumento in busta paga per le famiglie monoreddito con due figli e oltre 26mila euro di reddito: nel Decreto IRPEF si rimanda l'attuazione alla Legge di Stabilità 2015, che renderà strutturale per tutti il taglio del cuneo fiscale.

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Commissione Bilancio

La Legge di Stabilità 2015 conterrà l’allargamento strutturale del Bonus IRPEF alle famiglie numerose, in particolare ai nuclei monoreddito con almeno due figli (soglia di reddito stimata intorno ai 40-50mila euro). La legge di conversione del Dl 66/2014 (c.d. Decreto IRPEF contenente il taglio del cuneo fiscale sul reddito da lavoro dipendente, con conseguente aumento in busta paga fino a 80 euro al mese) ha infatti terminato l’iter in commissione Bilancio al Senato ed è approdata nell’aula di Palazzo Madama (dovrà passare alla Camera per approvazione definitiva entro il 23 giugno): nel testo approvato non compare l’emendamento per estendere da subito il bonus alle famiglie numerose, sostituito con un altro (su cui c’è accordo di maggioranza) che prevede l’impegno a inserirlo nella prossima Finanziaria.
L’attuale mancanza di coperture evidenziata dal ministero dell’Economia ha reso necessario il rinvio, pur con la migliore formulazione (minimo due figli invece di tre). L’estensione riguarderà famiglie monoreddito la cui unica entrata è superiore alla soglia di 26mila euro, oltre la quale si esclude l’aumento per gli altri lavoratori. L’obiettivo è evitare distorsioni per cui famiglie con più redditi inferiori ai 26mila euro ricevano il bonus mentre altre con una sola entrata sopra il tetto ne restino escluse.

Bonus IRPEF 2014

Per questo 2014, il Bonus IRPEF da 80 euro in busta paga resta quello previsto dal Decreto, attivatosi con la busta paga di maggio. Ne hanno diritto i dipendenti e assimilati con reddito fino a 26mila euro lordi: il bonus è pieno (640 euro all’anno) per chi guadagna fino a 24mila euro e scende fino ad esaurirsi a quota 26mila. Viene pagato in busta paga a cadenza mensile.

Bonus IRPEF 2015

La prossima Legge di Stabilità conterrà non solo l’estensione alle famiglie numerose ma anche la stabilizzazione del bonus, strutturale a partire dal 2015. E il governo si è anche espresso a più riprese in modo favorevole all’estensione a nuove categorie di contribuenti, per esempio i pensionati.

Decreto IRPEF

Gi altri emendamenti importanti passati in commissione sul Decreto IRPEF sono:
•proroga TASI nei Comuni senza delibera,
•fondi pensione con aliquota fiscale all’11,5% (+ 0,5%),
•casse previdenziali tassate dal 2015 come le pensioni complementari.
•rateizzazione cartelle Equitalia per i contribuenti esclusi per aver saltato fino a due rate (devono fare domanda entro luglio e possono diluire il pagamento fino a 72 rate).

Attenzione: la legge di conversione deve ancora passare dall’Aula dopo il via libera delle commissioni e infine andare alla Camera, quindi sono possibili nuove modifiche (compatibilmente con i tempi: l’iter deve concludersi entro il 23 giugno).

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Progetto per la creazione di un laboratorio di trasformazione del pescato ittico locale
La Fai CISL di Latina, tramite il proprio Centro di Assistenza Agricola Tutela e Lavoro srl, avvalendosi dell'avviso pubblico di attuazione della Misura 2.3 " investimenti nei settori della trasformazione e commercialiazzazione", ha presentato un progetto per la creazione di un laboratorio di trasformazione del pescato ittico locale per conto della Terracina Mare srl.

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Secondo i più recenti documenti di programmazione e gestione della pesca adottati in ambito comunitario e nazionale, il principale obiettivo bio-ecologico è di proteggere, conservare e risanare le risorse della pesca, l’ambiente, l’habitat, l’ecosistema e la bio-diversità. Ma tra gli obiettivi di uno sviluppo sostenibile vi è anche quello di salvaguardare un equilibrio occupazionale di lungo periodo e provvedere al mantenimento di condizioni di benessere economico della forza lavoro (testo risoluzione in commissione "affrontare l'emergenza del comparto ittico" C.7/ 00760); per rispondere a queste esigenze la Fai Cisl di Latina, in collaborazione con la Terracina Mare srl ,formerà dei giovani attraverso un percorso formativo per "addetto alla trasformazione dei prodotti ittici", da occupare nel settore.

Obiettivo del progetto è quindi quello di creare un laboratorio di trasformazione del pescato locale meno gradito dal consumatore ma di ottima qualità , creando nuove figure professionali in grado di gestire l'intero ciclo produttivo ponendo particolare attenzione alla qualità del prodotto, garantita dalla certificazione ISO 9001/2008 con implementazione alla sicurezza alimentare come prevista dalla norma internazionale ISO 22000:2005, certificazione che consente di ottenere il riconoscimento della qualità dei prodotti preparati, attraverso la realizzazione di un sistema di gestione della qualità implementato alla sicurezza alimentare in base ai requisiti previsti dalle norme europee per la produzione e commercializzazione dei prodotti agroalimentari. I contributi richiesti per l'acquisto di nuove tecnologie da apportare nella gestione dell' asta che viene svolta quotidianamente dalla Terracina Mare srl, consentiranno la produzione di tutti i documenti previsti dalle attuali norme, comprese tutte le indicazioni necessarie a determinare la tracciabilità dei prodotti astati.

L'utilizzo del logo che richiama inequivocabilmente il territorio di provenienza ( da qui l'idea delle ricette di Anxur " tempio di Giove presente a Terracina, unico nel suo genere) darà un ulteriore valore aggiunto al prodotto trasformato.

Concretamente la FAI, ancora una volta mette a disposizione le proprie strutture per perseguire gli obiettivi disposti in ambito comunitario, con un occhio di riguardo al miglioramento delle condizioni di lavoro e alla promozione dell'occupazione sostenibile nel settore ittico.

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Bonus fiscale e previdenza complementare
Cari amici,

come sapete il DL 66/2014 ha previsto da maggio 2014 un credito di 640 euro a beneficio dei redditi da lavoro dipendente e assimilato da corrispondere in base al reddito complessivo annuo, al netto del reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale.

In particolare, per il 2014, il bonus che spetta in proporzione al periodo di lavoro svolto nell’anno è fissato in misura pari a 640 euro, per i redditi compresi fra 8.000 e 24.000 euro, e si riduce fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 26000 euro.

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La destinazione di contributi volontari alla previdenza complementare, versati tramite il datore di lavoro, diminuendo il reddito di lavoro dipendente offre, dunque, ai lavoratori con redditi complessivi superiori alla soglia che da diritto al bonus fiscale un’opportunità per accedere al credito fiscale, riducendo l’ammontare del reddito complessivo.

Vi ricordiamo che tale possibilità è utilizzabile solo nell’ ipotesi in cui il versamento volontario del lavoratore iscritto venga effettuato mediante il datore di lavoro, in modo da abbassare il reddito indicato nel Cud fino a poter usufruire del bonus.

In allegato vi rimettiamo una breve nota di sintesi che riepiloga le novità e gli effetti del Decreto legge 66/2014 in relazione alla previdenza complementare, elaborata da MEFOP S.p.A., la società per lo sviluppo del Mercato dei Fondi Pensione partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e da molti fondi pensione negoziali ed aperti.

Fraterni saluti

il Segretario Confederale
Maurizio Petriccioli

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Bonanni: "Renzi apra una discussione trasparente con chi vuole cambiare davvero il Paese"
Il Segretario Generale della Cisl sollecita il premier Renzi ad andare avanti sulla strada delle riforme attraverso un confronto trasparente con tutti i soggetti perché l'Italia non sia piu' il fanalino di coda dell'economia europea . "Noi ci saremo con le nostre critiche e il nostro sostegno".

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Roma, 28 maggoio 2014. - "Il premier Matteo Renzi deve aprire ora una discussione trasparente per rimettere in piedi l'industria nel nostro Paese". Lo ha dichiarato il Segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni intervenuto ad Omnibus su La7, sollecitando così il premier Renzi ad andare avanti sulla strada delle riforme attraverso un confronto trasparente con tutti i soggetti perché l'Italia non sia piu' il fanalino di coda dell'economia europea.

"Dopo il risultato elettorale credo che nessuno possa nascondersi dietro pali o muri. Basta fare di tutta l'erba un fascio e proseguire con discorsi generici, perche' la campagna elettorale e' finita" sottolinea Bonanni ricordando che "il Presidente del Consiglio ha la responsabilita' grande di cio' che avverrà. Noi lo inciteremo ancora ad andare verso le riforme e ad aprire una discussione vera, concreta ma trasparente con tutti quelli che davvero vogliono andare avanti, che a loro volta si prenderanno la responsabilità di esprimere il loro sostegno anche se in modo critico e di indicare la strada più idonea da seguire. Poi il governo decidera'. Noi ci saremo - assicura - con le nostre critiche e il nostro sostegno. L'Italia e' il fanalino di coda dell'economia europea - ha osservato - ora bisogna zappare e zappare forte l'orto italiano".

E nel commentare l'esito delle elezioni europee nel nostro Paese "siamo abbastanza soddisfatti perché alcune situazioni che si stavano profilando sono state fugate - osserva Bonanni con un chiaro riferimento all'euroscetticismo montante e ribadendo che l'Europa "deve darsi un governo vero, un governo espresso dal popolo, che rappresenti tutti".

Modificare il fiscal compact? Per il Segretario generale della Cisl si può anche fare, ma se non si garantisce un cambio di passo nel Paese, una vera svolta interna , modificarlo "non sarà sufficiente per interrompere una situazione davvero complessa". Torna quindi a parlare di crescita "che non si fa con quattro operazioni" o comunque con riforme "ciniche, drastiche come ad esempio quella delle pensioni costata molto ai cittadini sul versante dell'equità , ma si fa "rimettendo in moto la produzione, altrimenti il paese non andrà avanti".

Per cambiare passo si dovranno dunque affrontare, per il Segretario generale della Cisl , quelle questioni prioritarie per far usicre il paese dall'impasse, quelle misure da "economia di guerra" quali i costi dell'energia, infrastrutture, lotta a sprechi, ruberie, inefficienze utilizzando le risorse che se ne ricavano per finanziare politiche di welfare e maggiori servizi. Anche la lotta all'evasione dovrà essere prioritaria perchè è da lì che si otterranno risultati significativi per una drastica riduzione delle tasse.

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Pensioni
Mini guida alla ricongiunzione contributi
Come riunificare i contributi previdenziali di gestione diverse per raggiungere prima la pensione: guida alla ricongiunzione.
Chi ha contributi in diverse gestioni previdenziali può riunificarli per ottenere una sola pensione, trasferendo i periodi contributivi in un’unica gestione. Lo strumento della ricongiunzione INPS è applicabile ai contributi obbligatori, volontari, figurativi e da riscatto. Solitamente è a titolo oneroso: il costo varia a seconda del richiedente, della retribuzione, dell’età anagrafica e dell’anzianità contributiva maturata. La ricongiunzione si distingue dalla totalizzazione, che permette di cumulare gratuitamente i periodi assicurativi non coincidenti presenti in diverse gestioni ma lasciando i contributi presso le originarie gestioni previdenziali.

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Le norme sulla ricongiunzione dei contributi previdenziali

Domanda di ricongiunzione
Per fare domanda di ricongiunzione il lavoratore deve aver maturato contributi in almeno due diverse forme previdenziali senza averli già utilizzati per liquidare la pensione. L’istanza si trasmette alla sede competente dell’Istituto, ente, cassa, fondo o gestione presso cui si intende trasferire i periodi contributivi.

Dipendenti e autonomi
I lavoratori e i superstiti dei lavoratori dipendenti, con periodi contributivi iscritti all’AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria) o forma obbligatorie di previdenza sostitutive, possono effettuare la ricongiunzione in qualsiasi momento, trasferendo i contributi presso la gestione previdenziale in cui risultano iscritti al momento della domanda di ricongiunzione. È il caso dei dipendenti pubblici che vogliano trasferire i contributi dalla gestione ex Inpdap all’Inps. I lavoratori autonomi, invece, possono chiedere la ricongiunzione contributiva se hanno almeno 5 anni di contributi immediatamente antecedenti versati nell’AGO o in due o più gestioni previdenziali diverse.

Pensione professionisti: ricongiunzione dei contributi 2014

Contributi riunificati
Tutti i contributi trasferiti, ad eccezione di quelli figurativi, sono soggetti ad una maggiorazione pari a quella degli interessi calcolati al 4,5%. I periodi ricongiunti sono considerati come versati fin dall’origine presso la gestione previdenziale scelta, a patto che in quest’ultima il soggetto possa far valere almeno un contributo versato.

Costi ricongiunzione
Fino al 30 giugno 2010 la ricongiunzione era gratuita, mentre il D.L. 78 l’ha resa a pagamento. Nel tempo l’onere è stato ridotto del 50% ma sempre a carico del richiedente. Spetta all’INPS notificare il provvedimento di accoglimento della domanda indicando modalità e termini di pagamento.

Ricongiunzione contributi, gratuita o cumulativa: i costi

Pagamento

Di norma il pagamento avviene utilizzando i bollettini MAV da versare presso sportello bancario senza costi aggiuntivi o uffici postali pagando la commissione postale. I bollettini possono essere acquisiti: dall’INPS, che li invia insieme al provvedimento di accoglimento della domanda di ricongiunzione; online dal sito INPS (www.inps.it > Portale dei Pagamenti > riscatti ricongiunzioni e rendite) con codice PIN; dal contact center INPS al numero 803164 gratuito da rete fissa o 06164164 da rete mobile a pagamento. Indicando codice fiscale e numero pratica, il pagamento può avvenire anche presso:

tabaccherie del circuito Reti Amiche;
sportelli bancari di Unicredit o il suo sito internet;
Sito INPS (www.inps.it > Portale dei Pagamenti > riscatti ricongiunzioni e rendite) con carta di credito o tramite contact center.

Termini di pagamento

Si paga in unica soluzione, entro 60 giorni dalla ricezione del provvedimento di accoglimento dell’INPS o a rate, con maggiorazione degli interessi legali calcolati al tasso vigente. L’importo totale della ricongiunzione deve essere suddiviso in rate mensili consecutive, d’importo unitario non inferiore a 27 euro. Le prime tre da versare in un’unica soluzione entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento di accoglimento della domanda di ricongiunzione da parte dell’INPS. Se i termini non vengono rispettati l’INPS considera l’omissione come rinuncia alla ricongiunzione.

Annullamento ricongiunzione

In caso di versamento rateale, se non sono pagate due rate consecutive, in pendenza di rateazione, viene annullata l’operazione di ricongiunzione, con rimborso di quanto versato. Si potrà riproporre una nuova domanda dopo 10 anni o al momento del pensionamento.

Fonte INPS

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DL Lavoro
Il nuovo contratto a termine 2014
Acausalità, durata, proroghe, diritti di precedenza, sanzioni, deroghe: ecco le novità definitive del Dl Lavoro per il contratto a tempo determinato.
Niente causale per 36 mesi; tetto 20% per nuove assunzioni rispetto all’organico; massimo 5 proroghe a parità di mansione; sanzione solo economica per lo sforamento (dal 20 al 50%): sono le principali novità applicate alla disciplina del contratto a tempo determinato (assunzione a termine) introdotte dal nuovo Decreto Lavoro 2014 del Ministro Giuliano Poletti, focalizzato sul rilancio dell’occupazione e la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese. Entro un anno dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto, il Ministero del Lavoro presenterà una relazione al Parlamento sull’utilizzo dei contratti a tempo determinato.

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La conversione in Legge del Decreto Lavoro

Niente causale per 36 mesi

Uno degli elementi finora necessari per la stipula del contratto a termine era la causale per i contratti oltre i 12 mesi, con l’indicazione delle esigenze tecniche, organizzative e produttive che impongono al datore di lavoro la scadenza del contratto: il decreto estende l’esonero dell’obbligo a 36 mesi. Rimangono esenti dall’obbligo settori produttivi come trasporto aereo, servizi portuali, assistenza a bordo di passeggeri e merci, servizi di terra e di volo, poste.

Determinato fino a 3 anni

Il Decreto Lavoro Poletti stabilisce una durata massima del contatto a termine di 36 mesi, in riferimento alla stessa mansione. Ciò significa che la somma complessiva dei rapporti a termine instaurati tra datore e lavoratore, per le stesse mansioni, non può superare i 36 mesi. Nel computo devono essere considerate anche proroghe e rinnovi. La sanzione per il superamento del limite è la conversione del contratto in tempo indeterminato, senza sanzione amministrativa.

Proroghe fino a 5 in 36 mesi

Il numero massimo di proroghe ammesse per il contratto a termine è di 5 (sempre rispettando il tetto di 36 mesi) e costituisce un tetto complessivo che si applica a tutti i contratti stipulati nell’arco dei 3 anni, alle stesse mansioni. Il limite di proroghe è indipendente dal numero dei rinnovi. Alla cessazione del rapporto e dopo il periodo di “stop and go” (in genere da 10 a 20 giorni), datore di lavoro e lavoratore possono stipulare un nuovo contratto, sempre prorogabile per massimo 5 volte.

Approfondisci il contratto a tempo determinato

NB: Il Decreto non modifica la disciplina della “proroga di fatto” e il contratto alla sua scadenza può continuare ad aver esecuzione in via di fatto per un tempo massimo di 30 giorni, applicando in questo caso solo una maggiorazione retributiva in favore del lavoratore.

Contratti a termine fino al 20%

Altra novità contenuta nel decreto lavoro Poletti riguarda il tetto massimo previsto per l’utilizzo dei contratti a termine in un’azienda. Questo tetto non può superare il 20% dell’organico complessivo, intesto come la somma dei lavoratori assunti a tempo indeterminato in forza dal 1 gennaio dell’anno di riferimento, indipendentemente dalle unità produttive di quell’azienda. Nel computo rientrano tutti i dipendenti con contratto di lavoro indeterminato (anche part-time), per quanto non sia stato indicato se devono ricomprendersi anche dirigenti e apprendisti (si rinvia a specifiche disposizioni da parte del Governo). Sono esclusi dal computo i contratti: stagionali; per avvio di nuove attività; siglati con lavoratori over 55 anni; di somministrazione di lavoro.

Lavoro a tempo determinato: come calcolare le assunzioni

I datori di lavoro devono adeguarsi ai nuovi limiti entro il 31 dicembre 2014, altrimenti non potranno stipulare nuovi contratti fino a quando non si rientra nel limite e si applicheranno le sanzioni economiche i cui introiti andranno a finanziare il fondo per l’occupazione. Rimane salva la facoltà per la contrattazione collettiva di applicare un regime più favorevole per quanto riguarda tetto massimo e termini di adeguamento.

Deroghe per la Ricerca

Il tetto del 20% per l’utilizzo di contratti a termine non vale per l’assunzione di ricercatori e personale di istituti pubblici o privati di ricerca scientifica. Il decreto ha previsto l’esonero per le assunzioni che riguardano in via esclusiva attività di ricerca scientifica, che non solo non devono tenere in considerazione il tetto massimo del 20%, ma anche la durata massima dei 36 mesi.

Il nuovo tempo determinato: pro e contro

Sanzioni per datori di lavoro


Cosa succede in caso di superamento dei limiti quantitativi per l’uso del contratto a termine? Il datore è soggetto a sanzione pari al 20% della retribuzione per ogni mese (o almeno 15 giorni) di durata del rapporto di lavoro, per il primo lavoratore assunto in eccesso dei limiti indicati ( durata di 36 mesi e tetto massimo del 20% dell’organico complessivo). La sanzione aumenta al 50% per i lavoratori assunti successivamente. Viene così cancellato l’obbligo di prevedere la trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato e al suo posto viene introdotta una sanzione pecuniaria amministrativa.

Maternità e diritto di precedenza

Novità importante per le lavoratrici in relazione al diritto di precedenza per l’assunzione a tempo indeterminato.

Assunzioni agevolate e diritto di precedenza

In tal caso, il periodo di congedo obbligatorio di maternità, intervenuto in un rapporto di lavoro a tempo determinato, concorre a determinare il periodo complessivo di prestazione lavorativa utile a maturare il diritto di precedenza per l’assunzione a tempo nella stessa azienda entro i successivi 12 mesi. Stesso diritto per le nuove assunzioni a tempo determinato.

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Speciale DURC: le novità 2014
DURC INTERNO al via la verifica di regolarità contributiva da parte dell' INPS
Ha preso il via in questi giorni il nuovo sistema di verifica della regolarità contributiva da parte dell’INPS, denominato DURC interno. Il sistema viene utilizzato dall’Istituto per le aziende che chiedono agevolazioni per le assunzioni e altri sgravi contributivi. Le aziende che non risulteranno in regola con il versamento dei contributi non potranno fruire dei benefici legati alle assunzioni agevolate previsti dalla finanziaria 2007 (legge 296/2006, articolo unico,comma 1175). Ricordiamo che recentemente l’INPS aveva rimandato di un mese l’invio dei preavvisi alle aziende con irregolarità contributiva nel sistema del DURC interno, facendola slittare al 15 maggio 2014.

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Il DURC interno

Il DURC interno è il nuovo sistema di gestione disposto dall’Istituto così da inviare alle aziende una comunicazione mensilmente in base alla propria situazione di regolarità contributiva. I datori di lavoro potranno visionare il risultato delle rilevazioni INPS accedendo al proprio cassetto previdenziale appare un semaforo: rosso (inadempienza); giallo (invito a regolarizzare la posizione entro 15 giorni); verde (con il quale si ha diritto ai benefici fiscali e contributivi) corrispondente rispettivamente a un esito negativo, temporaneamente negativo o positivo. Dunque le note di rettifica già calcolate per il 15 maggio saranno ricalcolate al 15 giugno 2014 e inviate alle aziende insieme a quelle programmate per l’invio alla stessa data.

DURC, controlli realtime

Con l’approvazione del DL Lavoro arrivano poi interessanti novità anche dal punto di vista dei controlli sul DURC, la Camera ha infatti approvato il disegno di legge per la conversione del DL Lavoro, che sarà pubblicato a breve in Gazzetta Ufficiale e che prevede la smaterializzazione del DURC: a partire dall’entrata in vigore della legge sarà possibile verificare, con modalità esclusivamente telematiche e in tempo reale, la regolarità contributiva nei confronti dell’INPS, dell’INAIL e delle Casse edili. L’esito della verifica, positivo o negativo, avrà una validità di 120 giorni dalla data di acquisizione e sostituirà ad ogni effetto il Documento Unico di Regolarità Contributiva. Le modalità operative per l’attuazione della smaterializzazione dovranno essere definite dal Ministero del Lavoro entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge dovrà adottare un decreto per prevedere eventuali casi di esclusione dalle semplificazioni e dettare le modalità operative con cui attuare la smaterializzazione delle procedure.

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Debiti PA: terza tranche per il saldo fatture alle imprese
Nuovo stanziamento per enti locali con debiti arretrati verso le imprese: il punto sul saldo fatture e sulle nuove regole contro il ritardo dei pagamenti della PA.
Erogati altri 1,8 miliardi per la restituzione dei debiti PA alle imprese: si tratta della terza tranche di risorse aggiuntive per il pagamento dei crediti maturati entro il 31 dicembre 2012, a disposizione degli enti locali per effettuare i relativi versamenti. Il provvedimento rientra nell’ambito del Dl 35/2013 (Decreto Debiti PA), nell’ambito del quale finora sono stati assegnati 3,2 miliardi.

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Ora si arriva a 5 miliardi di anticipazioni di liquidità agli enti locali per il pagamento dei debiti arretrati nei confronti delle imprese, per il quale possono sfruttare anche deroghe al patto di stabilità interno per un totale di ulteriori 5 miliardi di euro. In tutto, quindi, tra maggio 2013 e maggio 2014 hanno avuto a disposizione 10 miliardi.

Le domande di anticipazione relative a questa nuova tranche (da parte degli enti locali) vanno presentate alla CdP entro il 3 giugno 2014, complete delle informazioni previste dall’Addendum della Convenzione del 23 dicembre 2009.

Ricordiamo che il dl 66/2014 prevede il nuovo meccanismo attraverso il quale le aziende creditrici possono effettuare la cessione del credito certo, liquido ed esigibile a banche e intermediari finanziari, incassando subito l’intera somma dovuta dalla PA: sarà poi la banca a diventare creditore, con la garanzia della CdP.
La stessa norma prevede anche nuove regole per evitare che si accumulino nuovi ritardi nei tempi di pagamento della PA. In tutto, a disposizione degli enti debitori (locali e centrali) sono stati messi 25 miliardi di euro, di cui 23,5 mld già pagati. Il conto aggiornato di quanto saldato alle imprese è disponibile sul sito de MEF.

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Lavoro
Comunicazioni obbligatorie:
nuove regole per imprese e lavoratori
Istruzioni Inps sulle nuove norme in materia di comunicazioni obbligatorie per il datore di lavoro: decadono molti adempimenti per il lavoratore, ecco tutti i casi e la loro applicazione.
Assunzione e cessazione del rapporto di lavoro, rioccupazione di titolari di integrazioni salariali (cassa integrazione, mobilità, Aspi): cambia la normativa sulle comunicazioni obbligatorie dei datori di lavoro all’INPS, che mette a disposizione le indicazioni operative con la circolare 57/2014. Il riferimento normativo è l’articolo 9, comma 5, del dl 76/2013. Si tratta di una misura di semplificazione: precedentemente un lavoratore che svolgeva attività, autonoma o subordinata durante un periodo di cassa integrazione doveva preventivamente comunicarlo, per sospendere l’integrazione salariale. Ora, basterà la comunicazione del datore di lavoro. Ecco i cambiamenti, caso per caso.

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Integrazione salariale

Da 2007 i datori di lavoro devono comunicare l’assunzione anche di collaboratori a progetto, autonomi e tirocinanti. Con la nuova norma, questa comunicazione sostituisce i precedenti obblighi a carico del lavoratore per le integrazioni salariali ordinarie, straordinarie e in deroga (prima previsti dall’articolo 8, comma 5, della legge 160 del 1988).

Mobilità

Anche qui, le comunicazioni obbligatorie del datore di lavoro sull’inizio della rioccupazione durante la fruizione dell’indennità di mobilità, compresa quella in deroga, nei 24 mesi successivi alla corresponsione anticipata della mobilità e dei trattamenti speciali di disoccupazione per l’edilizia, diventano valide anche per il lavoratore, sostituendone i precedenti obblighi.

ASpI e miniASpI

La rioccupazione di un lavoratore che percepisce ASpI o miniASpI viene obbligatoriamente comunicata dal datore di lavoro, sospendendo automaticamente il trattamento. E’ diverso il caso dei collaboratori a progetto, tenuti a comunicare all’INPS entro un mese l’eventuale ripresa dell’attività di collaborazione: le nuove norme non esonerano il lavoratore dall’obbligo di dichiarare all’INPS la situazione reddituale per la verifica dei requisiti di fruizione indennità (ridotta dai nuovi guadagni).

Nuove regole

Tutte le comunicazioni obbligatorie dei datori di lavoro sull’inizio delle attività lavorative (modello Unilav) provocano la sospensione dei trattamenti di integrazione salariale ordinaria, straordinaria e in deroga, indennità di mobilità ordinaria o in deroga, trattamenti speciali di disoccupazione per l’edilizia, indennità di disoccupazione ASpI e miniASpI, anche nel caso in cui il lavoratore abbia omesso le comunicazioni poste per legge a suo carico. La norma, spiega la circolare, si applica anche a tutti i casi pendenti in presenza di comunicazioni obbligatorie effettuate dai datori di lavoro. I trattamenti di integrazione eventualmente erogati anche dopo una rioccupazione saranno recuperati dall’istituto.

Attenzione: ci sono casi in cui il datore di lavoro non è obbligato alle comunicazioni, che quindi dovranno essere effettuate dal lavoratore, altrimenti soggetto a sanzioni. In particolare, oltre ad alcune categorie del pubblico impiego, tutti i rapporti di lavoro autonomo. Sarà quindi il lavoratore a comunicare all’Inps se percepisce un qualsiasi trattamento di integrazione o indennità. In pratica, in questo caso restano gli obblighi dell‘art. 8, comma 5, legge 160 del 1988, che in mancanza di comunicazione prevedono decadenza dal beneficio e pagamento degli interessi. Stesso obblighi per un lavoratore che inizi un’attività con un datore di lavoro straniero.

C’è infine il caso particolare del settore agricolo: i datori di lavoro devono effettuare le comunicazioni Unilav fornendo, in caso (frequente) di lavoro a tempo determinato, le date di inizio e fine rapporto ma non le giornate effettivamente lavorate. Restano, quindi, gli obblighi anche per il lavoratore, tramite modello ASpI-com o miniASpI-com per le indennità ASpI e miniASpI e tramite le consuete modalità per le altre prestazioni, relativamente alle giornate effettivamente lavorate e alla loro articolazione nel periodo di contratto di lavoro considerato.

Fonte: circolare 57/2014

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Esodati: avviati i lavori per una soluzione strutturale
Prima riunione al tavolo del ministero del Lavoro con Inps, Economia e commissioni parlamentari per fare il punto sulla questione esodati e trovare una soluzione definitiva: le ipotesi allo studio.
Di ufficiale c’è solo l’impegno del governo a trovare per la questione esodati una «soluzione strutturale»: quello che fino a qualche giorno fa era un’indicazione fornita verbalmente dal ministro del Lavoro Poletti, è finito nero su bianco sul tavolo di lavoro aperto il 7 maggio dallo stesso dicastero con il sottosegretario all’ Economia Baretta, i rappresentanti dell’INPS, i presidenti, vicepresidenti e capigruppo delle commissioni Lavoro di Camera e Senato. Per ora, solo una prima riunione, servita a fare il punto della situazione e a decidere di proseguire il dialogo per trovare una soluzione strutturale al problema.

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Soluzioni allo studio

Poletti ha ribadito a più riprese nelle ultime settimane la necessità di trovare soluzioni che rispondono alle molteplici situazioni sul piano previdenziale che riguardano gli esodati. Fra le soluzioni allo studio dei tecnici, c’è per prima cosa una sorta di assegno pensionistico anticipato, che poi il pensionato restituirebbe in parte nel momento in cui acquisisce il diritto definitivo alla pensione.

Esodati: ipotesi APA (assegno pensionistico anticipato)

Non si escludono meccanismi per cui la stessa azienda potrebbe favorire prepensionamenti che adottino questo meccanismo di scivolo, continuando a pagare i contributi. Un’altra strada che l’esecutivo ha indicato di voler percorrere è quella degli incentivi alle imprese per riassumere gli esodati, favorendone quindi il reinserimento nel mercato del lavoro.

Salvaguardie

Infine, le salvaguardie: da quando, a fine 2011, è intervenuta la riforma delle pensioni che ha creato il caso, lasciando senza copertura lavoratori che erano già usciti dal mercato ritenendosi vicini a una pensione i cui tempi poi si sono allungati, ne sono state disposte cinque. Le prime quattro sono servite a tutelare circa 90mila lavoratori, a cui ora si aggiungono i 23mila della quinta salvaguardia, per i quali sono aperti i termini di accesso.

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Lavoro
Come aprire un’ attività con l’ASPI anticipata
I lavoratori titolari di ASPI e mini ASPI che vogliono aprire un'attività possono chiedere la liquidazione anticipata dell'indennità: norme, modalità, termini:
I lavoratori beneficiari di trattamento ASPI o mini ASPI possono chiedere l’indennità anticipata in un’unica soluzione per aprire una propria attività. Si tratta di una possibilità prevista dalla Riforma del Lavoro (legge 92/2012, articolo 2, comma 19), regolamentata dal decreto interministeriale del 29 marzo 2013 (Gazzetta Ufficiale dell’8 giugno 2013). Per ricevere l’indennità in un’unica soluzione si deve fare domanda all’ INPS secondo le indicazioni fornite dall’ Istituto.

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Anticipazione ASPI

La misura è stata introdotta in via sperimentale nel triennio 2013-2015 per i lavoratori che perdono il lavoro (l’assicurazione ha sostituito l’indennità di disoccupazione) qualora vogliano:

intraprendere un’attività di lavoro autonomo, auto-impresa o micro-impresa,
associarsi in cooperativa,
sviluppare a tempo pieno un’attività autonoma già iniziata durante il rapporto di lavoro dipendente la cui cessazione ha dato luogo alla prestazione ASPI o mini-ASPI.

Si potrà così ottenere la liquidazione in un’unica soluzione, «per un numero di mensilità pari a quelle spettanti e non ancora percepite». Lo Stato ha messo a disposizione un tetto massimo di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015.

La domanda

L’istanza all’INPS va presentata entro i termini di fruizione della prestazione mensile ASPI e mini-ASPI e, comunque, entro 60 giorni dalla data di inizio dell’attività autonoma o dell’associazione in cooperativa. L’INPS attribuisce alle domande un numero di protocollo informatico, anche ai fini del rispetto del limite.

Come richiedere l’ASPI anticipata

Bisogna poi specificare l’attività che si vuole intraprendere o sviluppare e allegare la documentazione comprovante il progetto che si intende avviare: ad esempio autorizzazioni o l’iscrizione ad albi professionali o di categoria. Per l’attività di lavoro associato in cooperativa, deve essere documentata l’iscrizione nel registro delle società presso il tribunale competente e nell’Albo nazionale degli enti cooperativi. I lavcoratori aventi diritto ma non ancora beneficiari di ASPI o mini-ASPI, dovranno prima richiedere l’indennità di disoccupazione: solo successivamente potranno inviare richiesta di intennidtà anticipata per avvio attività.

Invio domanda

tramite Patronato INAS o attraverso i nostri uffici FAI sul territorio.

Precisazioni

Se il lavoratore, associandosi ad una cooperativa già esistente o partecipando a costituirne una nuova, instaura un rapporto di lavoro subordinato, la liquidazione della prestazione per le mensilità spettanti ma non ancora percepite compete alla cooperativa, oppure deve essere conferita dal lavoratore al capitale sociale della cooperativa. Se il lavoratore a cui è stata anticipata l’indennità instaura un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza del periodo relativo all’ASPI corrisposta, deve restituire le relative somme. In questo caso spetta al lavoratore la comunicazione dell’avvenuta assunzione, in forma scritta, alla sede dell’INPS che ha liquidato l’anticipazione, entro dieci giorni dall’inizio del contratto di lavoro dipendente.

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Prestazioni economiche e integrative
Indennità per temporanea inidoneità alla navigazione
Caratteristiche e requisiti Questa prestazione è destinata a quei lavoratori che, clinicamente guariti, non risultano ancora idonei alla navigazione.

I destinatari della prestazione sono i lavoratori marittimi appartenenti alla I e II categoria della gente di mare. Per questi lavoratori, prima dell'imbarco, la legge prevede la produzione di un certificato medico attestante la loro attitudine fisica al lavoro per il quale debbono essere adibiti a bordo.

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Hanno diritto alla prestazione i marittimi che, al termine di un periodo di assistenza indennizzata per inabilità temporanea al lavoro da infortunio o da malattia professionale vengono dichiarati temporaneamente non idonei agli specifici servizi della navigazione dopo essere stati sottoposti a visita da parte della Commissione medica permanente di I grado (costituita presso ciascuna Capitaneria di porto).

Dal 1° gennaio 2014 la prestazione è erogata dall'Inps per i marittimi che sono dichiarati temporaneamente non idonei alla navigazione al termine di un periodo di assistenza indennizzata per inabilità temporanea al lavoro da malattia comune o fondamentale.
L'inidoneità è attestata dalla visita della Commissione medica permanente di I grado (costituita presso ciascuna Capitaneria di porto).

Decorrenza e durata L’indennità viene corrisposta dal rilascio del primo certificato della Commissione di I grado fino alla dichiarazione di idoneità alla navigazione, per la durata massima di un anno dalla prima dichiarazione da parte della Commissione.

Fonte INAIL

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Il trattamento minimo per i lavoratori marittimi
I marittimi, attualmente, sono iscritti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti dell'Inps e, pur conservando alcune specificità, possono accedere a tutte le prestazioni Ago.
L’integrazione al trattamento minimo (t.m.) è un incremento dell’importo della pensione (liquidata con il sistema retributivo o misto) che spetta al pensionato - in presenza di determinati requisiti reddituali - qualora l’importo della pensione, calcolata sui contributi del lavoratore, risulti inferiore a quello che viene considerato dal legislatore il cosiddetto “minimo vitale”.
Tale integrazione spetta sulle pensioni liquidate con il sistema di calcolo retributivo o misto, mentre non spetta sulle pensioni liquidate con il sistema contributivo.

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I requisiti reddituali sono diversi, in relazione alla data di decorrenza della pensione:

a) con decorrenza fino a tutto il 1993, l’integrazione al trattamento minimo è concessa soltanto nel caso in cui il titolare di pensione non possegga redditi propri assoggettabili all’Irpef per un importo superiore a 2 volte il trattamento minimo annuo, sebbene coniugato;

b) con decorrenza successiva al 1993, per i soggetti coniugati viene richiesto, oltre al requisito reddituale personale, anche un requisito reddituale cumulato: pertanto, l’integrazione al minimo non può essere attribuita se anche uno solo dei due limiti di reddito (personale e cumulato) è superiore al limite di legge. Il limite cumulato, per le pensioni con decorrenza nel 1994, è di importo pari a 5 volte il trattamento minimo annuo, mentre, per le pensioni con decorrenza dal 1995, è ridotto a 4 volte il trattamento minimo annuo.

Qualora il reddito posseduto sia inferiore ai suddetti limiti, l’integrazione spetta fino a concorrenza del limite stesso (integrazione parziale).
Fermo restando il limite di reddito, in caso di più pensioni inferiori al minimo, l’integrazione spetta una sola volta.
Non rientrano nella determinazione del reddito i redditi relativi al tfr e alla casa di abitazione, nonché, dal 1994, quelli relativi a competenze arretrate soggette a tassazione separata.
Qualora un soggetto sia titolare di più pensioni, l’integrazione spetta una sola volta ed è liquidata seguendo determinati criteri (fermi restando i requisiti reddituali).

Fonte INAS CISL

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Bonus in busta paga:
aliquote IRPEF e scaglioni di reddito
Bonus in busta paga: come funziona in base ai diversi scaglioni di reddito e come cambiano le aliquote IRPEF.
Francesca Vinciarelli - 6 maggio 2014

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Dopo che si è concretizzata la promessa del governo Renzi del Bonus IRPEF - sconto fiscale, ma non per tutti, fino a 80 euro in più in busta paga, che riguarda solo i lavoratori dipendenti e assimilati e solo per il 2014 - con l’ufficializzazione dei dettagli della misura approvata nel Consiglio dei Ministri, si stanno moltiplicando le analisi di economisti e addetti ai lavori per valutare dal punto di vista macro e micro economico la validità del provvedimento, che ricordiamo non essere in realtà un vero e proprio credito d’imposta ma una soluzione “tecnica”, che coinvolge da vicino tanto i sostituti d’imposta quanto i lavoratori stessi, chiamati a calcolare e valutare attentamente l’effettiva applicabilità del bonus annuale fino a 640 euro (che in alcuni casi, in virtù del meccanismo pensato dal Governo, potrebbe dover essere restituito a fine anno).

Bonus e scaglioni IRPEF:

redditi inferiori a 8.145 euro lordi annuali (incapienti): non è previsto alcun bonus IRPEF;
redditi tra 8.145 e 24.000 euro lordi: bonus di 640 euro, pari a 80 euro per 8 mesi;
redditi tra 24.000 e 26.000 euro: bonus decrescente in maniera lineare con il reddito, fino ad azzerarsi secondo la formula 640x(26.000-Y)/2000, dove Y è il reddito annuale;
redditi oltre 26.000 euro l’anno: non è previsto alcun bonus IRPEF.

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MALATTIE PROFESSIONALI:
PAURA DI DENUNCIARE
Il 60% degli stranieri ha le idee poco chiare quando si parla di malattie professionali. Gli italiani sono più consapevoli: la maggioranza ne dà una definizione corretta, ma il 30% non sa bene di cosa si tratti.
Per circa 7 italiani e 7 stranieri su 10, chi ha contratto una patologia di questo tipo potrebbe rinunciare in partenza ad ottenere il risarcimento per il timore di subire intimidazioni sul piano lavorativo e personale e per non perdere il posto.

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E’ questo l’allarmante quadro emerso dalla ricerca, presentata a Roma questa mattina, che il Centro patronati (Cepa: Acli, Inas Cisl, Inca Cgil, Ital Uil) ha commissionato all’Ispo, con l’obiettivo di sondare atteggiamenti e consapevolezza di un campione significativo di cittadini italiani e stranieri su un tema di cui pochi parlano.
Solo ¼ degli intervistati – sia tra gli italiani che tra gli stranieri – conosce i diritti del lavoratore in caso di malattia professionale. Per la maggior parte degli intervistati – dati anche i timori di ritorsioni – è fondamentale avvalersi dell’aiuto di soggetti intermediari, per gestire il rapporto con il proprio datore di lavoro.
La maggioranza del campione ripone la massima fiducia nei medici di base. Al secondo posto per affidabilità, tra i soggetti che si occupano della materia, ci sono i patronati: 7 stranieri su 10 e 6 italiani su 10 dicono di fidarsi di questi istituti e, in effetti, si sono rivolti ad essi nel 37% dei casi.
Ma ci sono anche coloro che, di fronte alla malattia, non sapendo come muoversi, non hanno fatto nulla: si tratta del 16% degli italiani e del 21% degli stranieri. Per circa 4 stranieri su 10 e per 3 italiani su 10 l’attenzione alla salute nell’azienda in cui lavorano è bassa. Giudizio confermato anche quando si parla in generale dell’Italia: per il 61% dei nostri connazionali intervistati, nel nostro Paese la sicurezza sul lavoro latita. “E’ evidente - ha detto il presidente del Cepa, Antonino Sorgi - che sul tema c’è molto da fare in materia di sensibilizzazione e consapevolezza.
Nel 2012, le denunce all’Inail sono state 47.417, ma la scarsa conoscenza del tema che emerge dalla ricerca ci fa pensare che i casi non denunciati siano ancora moltissimi. I patronati sono disposti a mettersi in gioco per creare una rete, insieme agli interlocutori istituzionali, ai sindacati promotori e all’Inail. Vogliamo contribuire - dice Sorgi - a creare un piano organico di intervento, per far crescere formazione e informazione, per far sì che il lavoro sia, una volta per tutte, fonte di sostentamento e di vita e non di morte”.

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RAFFAELE BONANNI
DPCM
- salario di produttività
E’ stato finalmente pubblicato sulla gazzetta ufficiale n. 98 del 29/4/2014 il Dpcm che detta le modalità di attuazione per il 2014 delle misure per la detassazione del salario legato alla produttività, di cui alleghiamo il testo.

Si tratta di un atto dovuto da parte del Governo frutto delle forti pressioni che la nostra organizzazione ha messo in campo in questi mesi visto il forte ritardo nell’emanazione del decreto.

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Il decreto sblocca le somme già previste dalla legge di stabilità 2013, pari a 400 milioni di euro ed è coerente con quanto previsto dal Dpcm dello scorso anno, che viene espressamente richiamato all’art. 1 co. 1, per cui l’applicazione dell’agevolazione fiscale sul salario legato alla produttività può avvenire anche per quest’anno con le regole già previste per il 2013.

Questo provvedimento rappresenta un importante volano per lo sviluppo in qualità e quantità della contrattazione di secondo livello soprattutto in questo momento in cui l’Italia sembra uscire dal tunnel della recessione ma stenta ad attivare quei percorsi di crescita e sviluppo che possono consentire di attenuare le tensioni sul fronte occupazionale.

La contrattazione di secondo livello è una delle chiavi fondamentali per dare competitività alle imprese attraverso recuperi di quote di produttività che possono garantire al nostro sistema economico di competere nei mercati, di valorizzare il lavoro e di aumentare i redditi dei lavoratori.

L’efficacia di questo intervento è anche confermata dall’analisi dei dati del nostro Osservatorio sulla contrattazione di secondo livello – OCSEL- (oltre 3.500 accordi censiti) che vede questa misura utilizzata nella grandissima maggioranza degli accordi.

Come previsto dal decreto il Governo, attraverso i Ministeri competenti, effettuerà entro giugno 2014 un monitoraggio sull’andamento dell’agevolazione e tal fine siamo pronti ad un confronto per rendere questa misura strutturale chiedendo anche un innalzamento delle risorse disponibili per i prossimi anni.


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VENDITE IN CALO
In diminuzione vendite prodotti alimentari e non, ma non quelli venduti nei discount alimentari

Tutte in calo le vendite al dettaglio del mese di febbraio, sia nel confronto con il mese precedente (gennaio 2014) con un -0,2% che rispetto allo stesso mese di febbraio del 2013.
Rispetto a gennaio 2014 (-0,2%)

· prodotti alimentari: -0,1% · non alimentari: -0,2%
Rispetto a febbraio 2013 (-1,0%)

· prodotti alimentari: -1,0% · non alimentari: -1,2% (cartoleria, libri, riviste, elettrodomestici, radio, tv, mobili, arredamento, ecc.)
Vendite negli esercizi commerciali: rispetto a febbraio 2013

· grande distribuzione: -0,5% · piccoli negozi: -1,6% · discount alimentari: +2,6% · esercizi non alimentari: +2,3%




PERMESSI E CONGEDI
COSA PREVEDONO I CONTRATTI DI LAVORO
Tutti conoscono il congedo matrimoniale (15 giorni retribuiti al 100%), ma ci sono altri permessi meno noti, ad esempio per motivi sindacale ma non solo:
vediamo tutte le regole sulle assenze retribuite del lavoratore in base a quanto previsto dai CCNL. Il congedo matrimoniale spetta a tutti i lavoratori e lavoratrici che contraggono matrimonio valido agli effetti civili, dura 15 giorni di calendario ed è retribuito al 100%.
In genere non è obbligatorio che inizi esattamente il giorno delle nozze: dipendente e datore di lavoro possono concordare una data vicina, con una flessibilità che non dovrebbe essere superiore a 30 giorni. E’ il lavoratore a dover chiedere il permesso matrimoniale, ed ogni contratto stabilisce con precisione con quanto anticipo (in genere da 6 a 15).

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Le norme di riferimento sono il RDL del 1937 per gli impiegati e il contratto collettivo interconfederale del 1941 per operai di industria, artigianato e cooperative.
Congedo familiare:
i lavoratori dipendenti hanno diritto a un permesso retribuito di 3 giorni in caso di grave decesso di un parente di primo grado (coniuge). E’ anche possibile chiedere, in casi gravi e documentati, un congedo non retribuito fino a un massimo di 2 anni. La norma di riferimento è l’articolo 4 della legge 53/2000.
Il permesso sindacale:
l’articolo 2 dello Statuto dei lavoratori concede 10 ore annue di permessi retribuiti al 100% per la partecipazione ad assemblee sindacali. Sono retribuiti anche i permessi dei rappresentanti sindacali per partecipare a RSU, trattative, convegni sindacali (con preavviso di 3 giorni). I contratti collettivi possono prevede condizioni migliorative.
Cura disabili:
per i lavoratori portatori di handicap o malattia grave ci sono 2 ore retribuite al giorno oppure 3 giorni al mese. Per prendersi cura di un parente è possibile avere sempre 3 giorni di permesso al mese, retribuiti al 50%.
Il permesso elettorale:
chi accetta funzioni presso gli uffici elettorali, ad esempio come scrutatore ai seggi, compresi i rappresentanti di lista, possono assentarsi per l’intera durata della consultazione elettorale, con intera retribuzione. Per i giorni festivi compresi nel periodo elettorale (in genere la domenica), ricevono un compenso aggiuntivo allo stipendio o un riposto compensativo (per esempio al termine delle operazioni). La normativa di riferimento è l’articolo 119 del Dpr 361 del 1957.
Funzioni pubbliche:
riguarda coloro che vengono eletti a incarichi pubblici. I consiglieri nazionali e regionali hanno diritto a un’aspettativa per l’intera durata del mandato, senza stipendio. In pratica, c’è la garanzia della conservazione del posto di lavoro. Per i consiglieri comunali e provinciali, invece, è previsto un permesso retribuito per ogni giornata di riunione del consiglio, più un monte di 24 ore al mese.
Studio:
gli studenti universitari hanno diritto a un permesso retribuito per l’intera giornata lavorativa del giorno d’esame.
Congedo formazione: i dipendenti con almeno cinque anni di anzianità aziendale, possono chiedere un’aspettativa non retribuita per un massimo di undici mesi, per una volta sola nell’arco della vita lavorativa.

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DOMENICO PESENTI - FILCA CISL
LAVORATORI DISTACCATI

Il Parlamento Europeo, riunitosi ieri in plenaria, ha adottato la Direttiva di Attuazione del Distacco dei lavoratori.
L’aula ha riconfermato il testo di compromesso raggiunto nella negoziazione tra il Consiglio Europeo e la Commissione Europea, non tenendo in considerazione i numerosi emendamenti presentati in occasione dell’ultimo incontro.
“Il Parlamento Europeo – afferma Domenico Pesenti, Presidente della EFBWW e Segretario Generale della Filca-Cisl – non è riuscito a rafforzare le misure per implementare quei diritti dei lavoratori attuate a discrezione degli Stati Membri, a seguito di alcuni controlli da parte del Paese ospitante e a definire sanzioni da applicare in caso di non rispetto delle regole”.

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“Un altro fattore di indebolimento di implementazione – prosegue Pesenti – riguarda l’area dei subappalti, la responsabilità in solido, già esistente sull’intera catena di subappalti in diversi Paesi nell’UE.
Questa Direttiva adottata ieri ammette questa responsabilità purché sia proporzionata, ma sarà la Commissione Europea a ritenerla tale o no.
E’ vero che si è riusciti a portare nelle priorità dell’agenda politica alcune considerazioni fondamentali per i lavoratori come il falso lavoro autonomo, le agenzie fittizie ed il falso distacco, ma queste limitazioni che la nuova Direttiva pone non ristabilisce quell’equilibrio che si era spezzato, a seguito delle famose sentenze della Corte di Giustizia Europea, tra le libertà delle imprese e i diritti dei lavoratori.
Ora che la Direttiva è stata adottata – conclude il Presidente della EFBWW – la nostra battaglia continua poiché deve essere recepita a livello nazionale”.
La EFBWW nel frattempo preparerà un documento di valutazione che contenga delle indicazioni per i propri sindacati affiliati su come implementarla ed applicarla a livello nazionale.

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Riforma Pensioni: nel DEF i risparmi fino al 2050
Il sistema pensionistico italiano è sostenibile anche nel lungo periodo:
non è l’analisi di una società di rating ma quella contenuta nel DEF 2014, il Documento di Economia e Finanza che promuove dal punto di vista degli effetti finanziari la riforma delle pensioni di fine 2011, che assieme alle precedenti è stata capace di generare un impatto pari a 60 punti di PIL fino al 2050.

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I risparmi strutturali sono conseguiti grazie alle seguenti misure:
innalzamento dell’età pensionabile, passaggio al contributivo per tutti dal 2012, agganciamento alle speranza di vita per la maturazione dei requisiti dal 2013, nuovi coefficienti di trasformazione calibrati fino a 70 anni L’età media del pensionamento in salita (a 60-61 anni nel 2006-2010, a 64 nel 2020, a 67 nel 2040 e a circa 68 nel 2050) genera un risparmio dovuto per 1/3 alla Riforma Fornero e 2/3 agli interventi precedenti.
Al momento il sistema italiano prevede due forme di pensionamento:
pensione di vecchiaia, sommando requisiti contributivo (almeno 20 anni) e requisito di età. pensione anticipata, per età inferiori ma periodi di contribuzione più elevati.
L’indicizzazione alle speranza di vita, iniziata nel 2013, scatta ogni tre anni (l’adeguamento è effettuato dall’Istat), e sarà più frequente, ogni due anni, dal 2019.
Tutto questo ha un effetto positivo sulla spesa pensionistica di lungo periodo: in rapporto al pil, e depurata di tutte le componenti (ad esempio, le prestazioni socio-assistenziali), la spesa pensionistica sarà sopra il 16% nel 2015, scenderà al 15,3% nel 2025 e al 14,6% nel 2060.
Ricordiamo che sulle pensioni le riforme sono intervenute sia in termini strutturali (cambiando il sistema, i requisit per l’accesso, l’età pensionabile), sia con misure una tantum, (congelamento dell’indicizzazione per le pensioni fino a tre volte il minimo per il biennio 2012-2013, ritorno alla rivalutazione parziale nel 2014 per i trattamenti fino a sei volte il minimo.
In vigore c’è poi un prelievo straordinario sulle pensioni d’oro previsto dalla Legge di Stabilità. Ma anche escludendo le pensioni d’oro, si può probabilmente dire che in generale i pensionati siano fra le categorie di contribuenti che hanno pagato più alto il prezzo della crisi: il Def e le linee programmatiche del governo non prevedono ulteriori sacrifici per i pensionati.

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Decreto lavoro
Bonanni:
"Solo pasticci quando la politica si intromette sulle questioni del lavoro"
"Sono le ideologie a prevalere quando la politica affronta i temi del lavoro", ha sottolineato il Segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni ai microfoni di Tgcom24 alla luce dei problemi emersi all’interno della maggioranza sul decreto lavoro. "Il Governo si occupi delle vere precarietà e dei fattori per favorire gli investimenti".

Roma, 22 aprile 2014. "Ogni volta che la politica si intromette sui temi del lavoro, ci sono sempre dei pasticci. E' un film già visto. Non avendo responsabilità diretta sulle questioni del lavoro, non prevale mai il merito, ma solo l'ideologia". Lo ha dichiarato il Segretario Generale della Cisl, Raffaele Bonanni, intervistato dal TgCom24 (AUDIO) in merito ai problemi emersi all'interno della maggioranza sul decreto jobs act e dopo il via libera alla richiesta di fiducia. "Continuo a non capire perché il Governo non abbia affidato alle parti sociali le modifiche sui contratti.

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Noi avremmo trovato un punto di equilibrio giusto anche sul contratto a termine che è già, tra le forme flessibili, la più garantista per i lavoratori sul piano dei diritti e delle tutele. Aprire un putiferio per una serie di modifiche ai contratti a termine, al punto da farne una questione tale da far traballare la maggioranza, è solo la dimostrazione concreta che la politica dovrebbe restare lontana dalle norme sul lavoro. Dicono che vogliono affrontare il tema della precarietà ma non si occupano dei veri precari che sono le false partite iva, i co.co.pro, i collaboratori della pubblica amministrazione, gli associati in partecipazione sui quali la Cisl sta portando avanti una campagna di mobilitazione. Invece sono due mesi che la politica sta discutendo solo dei contratti a termine, sapendo bene che queste modifiche non porteranno un posto di lavoro in più, se prima non si affrontano i veri nodi irrisolti dell'economia, favorendo gli investimenti e sbloccando i fattori dello sviluppo, come i costi dell'energia, le tasse troppo alte, le infrastrutture, i servizi, la giustizia civile, la riforma degli assetti istituzionali centrali e locali".
E stamani ospite di Radio Anch'io su Radio 1 (AUDIO) il Segretario generale della Cisl, si è anche espresso sui contenuti del Dl Irpef ed il bonus da 80 euro annunciato dal Governo "Sono anni che ci battiamo perche' ci siano delle restituzioni ai lavoratori - ha osservato - e quindi vediamo positivamente questo primo passo. Avremmo voluto un intervento strutturale e che non venissero esclusi pensionati e incapienti, ma la strada che si sta seguendo è comunque la piu' giusta e utile per la nostra economia, senza consumi il nostro Paese non decolla, non va avanti". Bonanni auspica inoltre che "si continui sui tagli qualificati, sugli acquisti"che "si apra il capitolo municipalizzate" e che "tutta la partita dello sviluppo si apra finalmente, perche' e' la vera incognita che abbiamo davanti a noi".
"Purtroppo nel 2014 gli 80 euro promessi come strutturali sono solo un bonus per quei 10 mln di lavoratori pero' potranno diventarlo nel 2015. Vedremo se Renzi manterra' la parola, fino ad ora l'ha mantenuta a metà. A preoccuparci è però il rinvio annunciato per gli incapienti, le partite Iva e d i pensionati a basso reddito perché gli annunci hanno deluso le aspettative" spiega dicendosi però fiducioso "visto che "per anni siamo stati inascoltati. E' vero che siamo in campagna elettorale - ha aggiunto - ma anche gli altri governi erano in campagna elettorale e non hanno mai restituito niente. Sono dunque contento anche se aspettiamo un'altra operazione per la strutturalita'", ha osservato soddisfatto anche delle coperture individuate dal governo per fronteggiare l'aumento di spesa.

"Positivo che non si tagli sulla sanità ma che si intervenga sul trattamento dei dirigenti pubblici, compresi i magistrati, società partecipate, le municipalizzate. La battaglia nostra è di lunga lena su questo, compresa la vicenda che ci interessava moltissimo sulla spending review del recupero dei costi standard e finalmente ci si arriva perchè lì si annidava gran parte della corruzione della politica. "Quindi - ha concluso - va benissimo che sulla spending review si sia voluto colpire questo aspetto. Sulle coperture voglio dire solo questo. Vediamo le carte, vedremo il testo" conclude.


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Ecco le coperture per il taglio dell’Irpef e gli 80 euro in più
Il decreto sugli 80 euro in più in busta paga è realtà.
Dopo l’approvazione dello scorso venerdì, a quasi una settimana di distanza il provvedimento è pronto per essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale, nonostante i chiarimenti richiesti dal presidente della Repubblica Napolitano, che ha convocato, nella tarda mattinata di giovedì, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.
Salvo colpi di scena, infatti, l’uscita del decreto più atteso del Jobs Act di Matteo Renzi arriverà proprio nella Gazzetta Ufficiale di prossima pubblicazione.

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I dettagli del provvedimento sono noti da alcune ore e, con esso, è spuntato anche il testo, a corredo di un’attesa davvero elevata per le molte polemiche sulla politica economica del governo. Dunque, manca solo la firma del Capo dello Stato, destinata ad arrivare presto, se il ministro del Tesoro avrà fornito le garanzie richieste dal Colle.
Così, si scopre che le famose coperture sugli 80 euro arriveranno da molteplici fattori, alcuni fissi e altri, invece, in divenire. Ma nel decreto, per la verità, non c’è spazio solo per il bonus di stipendio, ma anche per nuove norme inerenti l’organizzazione dei livelli di governo, l’edilizia scolastica, la pubblica amministrazione e i debiti della pubblica amministrazione.
Nello specifico, il bonus concesso ai lavoratori dipendenti, sarà riconosciuto entro i 24mila euro di reddito, dopodiché inizierà a diminuire rapidamente fino a spegnersi del tutto a 26mila. Verranno riconosciuti 640 euro annui, equivalenti a 80 euro in più al mese per circa dieci milioni di beneficiari, stabili fino a 24mila euro di reddito lordo annuo.
La misura più rigida contenuta nel decreto in via di pubblicazione in Gazzetta è indubbiamente quella che innalzerà l’imposta per le rendite finanziarie – esclusi i titoli di Stato – dal 20% al 26% a cominciare dal prossimo luglio.
Quindi, il decreto presenta alcune misure urgenti volte a ridurre le spese in alcuni organi centrali dello Stato, in particolare per i ministeri – secondo le indicazioni già evidenziate in sede di Def – che, ora, però, arrivano a includere anche la presidenza del Consiglio. Un ‘aggiunta che dovrebbe alzare l’asticella dei risparmi a 240 milioni per l’anno in corso.
La road map del risparmio per gli enti locali è severa: 2,5 miliardi di riduzioni della spesa da qui a fine anno. Per chi non si adeguerà immediatamente, arriverà l’ordine governativo con un apposito Dpcm che sarà varato entro il 10 maggio prossimo. Entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto,dunque non oltre il 25 maggio, le Regioni dovranno stilare la lista degli obiettivi di bilancio per il risparmio di 700 milioni che andranno avallati dai ministeri. Restano, poi, un miliardo e 400 milioni di tagli da effettuare sul capitolo forniture: la scadenza definitiva, in ogni caso, sarà quella del 31 maggio in sede di Conferenza Stato-Regioni. Per i meno virtuosi, scatterà inevitabilmente il 20 giugno il provvedimento d’ufficio sui tagli decisi dal governo.

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DICHIARAZIONI DEI REDDITI
DETRAZIONI
SPESE SANITARIE
Con la dichiarazione dei redditi è possibile portare in detrazione le spese sanitarie sostenute dal contribuente.
La detrazione IRPEF spetta nella misura del 19%. L’importo deve essere indicato al rigo E1, colonna 2 al lordo della franchigia (129,11 euro). Se le spese superano la somma di euro 15.493,71 la detrazione può essere ripartita in quattro quote annuali di pari importo.

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Tra le spese sanitarie detraibili si evidenziano le prestazioni del medico generico, le prestazioni specialistiche, le perizie medico-legali, le visite assicurative, le visite sportive, le visite per il rinnovo della patente, le prestazioni chirurgiche, le spese per il parto, le spese di degenza, l’acquisto e il noleggio di protesi, l’acquisto e il noleggio di attrezzatura sanitaria nonché l’acquisto di medicinali documentabile con scontrino fiscale contenente il codice fiscale, la natura o la tipologia del medicinale, il codice Aic del prodotto e la quantità.
Le spese sanitarie danno diritto alla detrazione anche se sostenute nell’interesse delle persone fiscalmente a carico.
Spettano anche se non si fruisce delle detrazioni per carichi di famiglia in quanto attribuite ad un altro soggetto. Il documento che certifica la spesa deve essere intestato al contribuente o al soggetto fiscalmente a carico.
Guida alla Dichiarazione dei Redditi 2014
Le spese sanitarie sostenute nell’interesse dei familiari non a carico, affetti da patologie che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria pubblica, danno diritto alla detrazione per la parte che non trova capienza nell’imposta dovuta al familiare non a carico. 730/2014. Per effettuare correttamente la detrazione sulle spese sanitarie occorre compilare i righi E1 (spese sanitarie), E2 (spese sanitarie per familiari non a carico) ed E3 (spese sanitarie per persone con disabilità).
Se la somma complessiva supera l’importo di euro 15.493,71, la detrazione può essere ripartita in quattro quote annuali costanti e di pari importo. La detrazione è calcolata nella misura del 19% sulla quota che eccede l’importo di euro 129,11.

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23 Aprile 2014
Sciopero dei lavoratori del Consorzio di Bonifica
Si è svolto oggi lo sciopero dei 130 lavoratori del Consorzio di Bonifica dell’Agro Pontino di Latina. Nonostante il maltempo e la pioggia della mattina, i lavoratori si sono dati appuntamento davanti all’ ingresso della sede consortile di Corso Matteotti, dove già fin dalla prima mattinata le Organizzazioni sindacali avevano issato le bandiere per attirare l’attenzione dei cittadini i quali, prima increduli e poi incuriositi si sono intrattenuti con i lavoratori i quali hanno distribuito alla cittadinanza un volantino nel quale sono state spiegate le ragioni della giornata di protesta.
Dopo le riunioni, le assemblee e la mobilitazione, proprio ieri mattina è stato accreditato lo stipendio di febbraio, ben poca cosa visto che mancano all’ appello le retribuzioni di marzo e aprile. Uno sciopero che comunque ha lasciato il segno e sarà solo il primo di una serie di scioperi e mobilitazioni se nei prossimi giorni non arriveranno dal Consorzio e dalla Regione ragionevoli certezze il pagamento degli stipendi arretrati.

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Questa la posizione di Fai Cisl, Flai Cgil e Filbi Uil. “La nostra pazienza ha ormai superato il limite della sopportazione – hanno infatti detto Tiziana Priori, Eugenio Siracusa e Geremia Manciocchi, segretari provinciali delle organizzazioni confederali – i lavoratori sono evidentemente contrariati, perché qui continua quotidianamente il balletto delle responsabilità, ma l’unico dato certo è che i soldi degli stipendi non ci sono. Abbiamo capito che le responsabilità sono da dividersi tra Consorzio e Regione, ma francamente a noi interessa solo sapere quando verranno pagati gli stipendi e soprattutto con quali soldi si spera di affrontare i mesi futuri.
E’ oggettivo – proseguono i sindacalisti – che in tutti questi anni ci sono stati problemi nella gestione, nell’ incapacità di far firmare le convenzioni, forse perché chi ha gestito il Consorzio ha pensato che tanto i problemi si sarebbero potuti risolvere politicamente. Dall’ altra parte la Regione non ha mai esercitato a pieno titolo né le funzioni di controllo, né tantomeno i poteri sostitutivi per, ma soprattutto non ha previsto i soldi a bilancio per i lavori in convenzione. Oggi c’è il corri corri, o forse il fuggi fuggi, dalle responsabilità. Così mentre ci si affanna a cercare il responsabile dei problemi, i lavoratori restano senza stipendio. Tutto questo è inaccettabile, per questo motivo continuiamo a dire che le colpe sono da attribuire equanimemente a Consorzi e Regione.

La stessa Regione – aggiungono Priori, Siracusa, Manciocchi – a cui abbiamo chiesto di convocare un tavolo regionale per fare il punto della situazione, per avere certezze e che l’assessore Refrigeri , pur se informato a dovere, ancora non ha ritenuto di convocare.
Un ritardo incomprensibile, visto che oltre al Consorzio di Latina da aprile anche il Consorzio di Rieti si trova nella stessa situazione.” Distribuiti nel corso della mattinata centinaia di volantini ai cittadini per spiegare le ragioni della protesta, che però non sembra dovere cessare. “Proseguiremo nella protesta fino a quando non avremo certezze non solo sul pagamento degli stipendi e sul futuro, ma anche per capire che fine hanno fatto i soldi trattenuti in busta paga per il pagamento dei fondi di previdenza complementare e da ottobre non versati più ai fondi, quando verranno pagati i contributi all’ Inps, tanto per citare alcuni problemi ulteriori che rischiano di non essere più gestibili. – aggiungono Priori, Siracusa, Manciocchi – Così come vorremmo capire come sia stato possibile che, rispetto allo scorso anno, sarebbero stati emessi ruoli per un importo inferiore di circa 1 milione e duecento mila euro. Soldi che, se fossero vere queste indiscrezioni, non verranno incassati dal Consorzio, peggiorando la situazione delle entrate.
Chi coprirà queste mancate entrate e in che modo? Nei prossimi giorni – concludono i sindacalisti – proclameremo un’altra giornata di sciopero perché, al di là delle chiacchiere, la gente non può lavorare senza essere pagata.”

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DEVOLVI IL TUO 5 X 1000 ALLA FONDAZIONE
FISBA-FAT



**CAMPAGNA 730**
La campagna del 730 e' iniziata vi aspettiamo nei nostri uffici. Gli iscritti alla FAI Cisl hanno il servizio gratuito in tutte le sedi CAAF della Provincia; Non dimenticate di devolvere il 5x1000 alla Fondazione Fisba Fat, le donazioni la nostra Fondazione le rimetterà sul nostro territorio sotto forma di formazione e aiuto al proselitismo. Il tuo Sindacato ci mette la faccia e l' onestà morale e intellettuale aiuta a migliorare per migliorare quello che da a te!!!!

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" UNINDUSTRIA LATINA"
NOMINATO IL NUOVO DIRETTORE
Vento di cambiamento all’interno di Unindustria Latina. Dopo la recente elezione alla presidenza di Fabio Miraglia è arrivata anche la nomina di direttore per Gennaro Cerino. Gennaro Cerino, classe 1971 passa così dal ruolo di Coordinatore a quello di direttore di Unindustria Latina, succedendo a Sergio Viceconte rimasto in carica per oltre dieci anni.

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L'impegno di Cerino con l'Associazione comincia nel 2007 dopo un’esperienza durata circa 8 anni in Confcooperative nazionale. Per molti anni ha lavorato a stretto contatto con i rappresentanti del Sistema: una collaborazione che gli ha permesso di raggiungere prestigiosi incarichi di responsabilità. Dal 2008 al 2010 infatti ha cominciato a seguire le attività delle aziende per l'Internazionalizzazione per poi passare ad occuparsi della Sezione Alimentare, Ambiente ed Energia e, infine, di quella Sanità costituita nel 2009 proprio grazie al contributo dello stesso Cerino e che aveva tra gli obiettivi quello di raggruppare in una unica unione identificativa le aziende del settore che in quel periodo erano in forte crescita in termini numerici. Nello stesso anno è continuato l'impegno con la sezione Turismo - Cerino è stato anche il promotore per la costituzione di Assobalneari Latina - e con il Comitato della Piccola Industria, fino ad arrivare al 2011, quando ha rivestito il ruolo di coordinatore della segreteria tecnica delle Sezioni, svolgendo anche il ruolo di Segretario dei Provibiri. Negli ultimi mesi è stato da supporto alla direzione per gli Organi, lo Statuto, i rapporti con la Camera di Commercio e progetti. «Cercheremo di essere accanto alle imprese; di fornire agli associati tutti i servizi di cui hanno bisogno adoperandoci al massimo affinché la provincia di Latina possa tornare ad essere quel territorio di attrazione per gli investimenti di un tempo - ha spiegato il neo direttore di Unindustria Latina alla redazione de Il Comunicato.it sottolineando - vogliamo che Unindustria faccia da trade union tra gli imprenditori e gli interventi a favore degli investimenti all'interno del territorio, nel senso che la nostra Associazione dovrà essere parte attiva non solo nella ricerca e nella selezione della location produttiva ma anche di supporto per quanto concerne gli aspetti burocratici, la formazione della forza lavoro e tutto ciò che è necessario per l'avviamento di nuove realtà aziendali. Da questo momento in poi Unindustria Latina non dovrà solo certificare la morte delle aziende ma avrà il compito di porsi come uno strumento di rilancio e forza attraverso un efficace affiancamento sotto il profilo dei servizi e della rappresentanza». «In linea con quanto già dichiarato dal presidente Fabio Miraglia – ha concluso Gennaro Cerino – credo che Unindustria Latina debba essere la “casa” delle imprese, l’agorà, il luogo in cui le azienda possano trovare tutti i servizi di cui necessitano. Servizi di prima, seconda e terza generazione ai quali sarà possibile rispondere anche attraverso la fitta rete di collaborazione e supporto che vede lavorare insieme tutte le province del Lazio».

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FAI-CISL FLAI-CGIL FILBI-UIL
I MOTIVI DELLO SCIOPERO AL CONSORZIO DI BONIFICA
Caro/a Cittadino/a, con questo volantino vogliamo renderTi partecipe dei nostri problemi e dei nostri disagi. Il Consorzio di Bonifica Agro Pontino di Latina è un Ente che ha come scopo quello della salvaguardia e della tutela del territorio. Il Consorzio di Latina è il 2° Consorzio più importante d’Italia per estensione.

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Dai tempi della Bonifica, grazie a questo sistema complesso di canali e pompe idrovore il territorio dell’intera provincia di Latina a valle dei Monti Lepini è salvaguardato e mantenuto in sicurezza e soprattutto il lavoro dei 130 dipendenti consortili serve a:

NON MANDARE SOTT’ACQUA IL TERRITORIO Non è indispensabile solo per le aziende agricole , ma per l’intero territorio della nostra Provincia bonificato dalla palude, se le idrovore smettessero di pompare acqua nel giro di un mese ritornerebbe l’ambiente malarico e acquitrinoso che ci ha oppresso per secoli .

Oggi Scioperiamo perché in tutti questi anni chi ha gestito il Consorzio (i vari Presidenti e consigli eletti dai cittadini e rappresentanti delle Organizzazioni Agricole, Coldiretti, Cia e Confagricoltura) lo ha fatto senza il “buon senso del padre di famiglia” sono stati sperperati denari pubblici, sono stati eseguiti lavori senza le necessarie convenzioni con la Regione Lazio, non si è mai risolto il problema con la Provincia e Acqualatina, nonostante a più riprese le Organizzazioni Sindacali insieme ai Lavoratori,in questi anni hanno evidenziato questi problemi.
In questo modo, dal 2009 ad oggi, si sono prodotti crediti per svariati milioni di euro che la Regione sta certificando adesso, perché il Consorzio non aveva mai fatto le necessarie rendicontazioni. Dal 2011 al 2013 i lavori eseguiti sono senza la necessaria copertura finanziaria e quindi sarà difficile potere esigere questi soldi che sono necessari per il funzionamento del Consorzio e per il pagamento del nostro stipendio.
Da Febbraio non percepiamo stipendio e 130 famiglie vivono ora in una situazione di estremo disagio. Fino ad oggi, responsabilmente abbiamo garantito i servizi, ora ci troviamo costretti a Scioperare per rivendicare il nostro diritto ad essere retribuiti.
Chi si è reso artefice di questa situazione prenda atto della situazione e vada via dal Consorzio di Bonifica di Latina.
Alle Istituzioni, ai Sindaci dei Comuni, alla Provincia, alla Regione Lazio e all’Assessore all’ambiente Refrigeri, chiediamo di accelerare i processi di riconoscimento dei crediti per vedere pagati i nostri stipendi e di assicurare le necessarie risorse per proseguire il lavoro di tutela e salvaguardia del territorio anche per i prossimi anni.
Siamo convinti che Voi cittadini e cittadine sarete dalla nostra parte!

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16 Aprile 2014
Protesta Paoil
Il giorno 16 Aprile 2014 si è svolta la protesta dei lavoratori Paoil in cassa integrazione da diversi mesi. Insieme ai lavoratori c' erano anche i sindacati e le istituzioni, l' assessore provinciale Silvio D'Arco e il sindaco di Cisterna Antonello Merolla.
Rischio ambientale e per i posti di lavoro: questa la delicata situazione vissuta dalla Paoil di Cisterna.

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L’allarme era stato lanciato nei giorni scorsi al termine di un incontro in Provincia per quanto riguardava non solo il problema occupazionale dei lavoratori, ma anche quelli di non poco conto dei furti all’interno del sito e della presenza in deposito di molti solventi, tra cui l'esano altamente esplosivo e pericoloso.
“La situazione è tragica per noi – afferma uno dei 40 operai presenti – senza entrate economiche sicure ogni mese è dura. Gli ultimi anni sono stati uguali a questo periodo, tante scuse e poca verità sulla reale situazione aziendale”.
Interviene così il Segretario Provinciale Fai Cisl Tiziana Priori : << Questa è una forma di protesta per focalizzare l' attenzione su di noi perché ci si è dimenticati di questa realtà. Per avere delle possibilità di ripresa, intanto si dovrebbero obbligare le banche a mettere in sicurezza il Sito visto che è loro. Ricordo qualche anno fa, quando al primo maleodore tutti correvano dal Prefetto, evidentemente la Paoil allora dava fastidio. Adesso che è una bomba ambientale, nessuno ne parla. Il Prefetto è l' unico che può intervenire sollecitando in modo diretto Unicredit Leasing e Centro Leasing>>.
Il sindaco ha ribadito il suo impegno per trovare delle soluzioni sul caso. Partendo dal fallimento del sito, passando alle trattative naufragate fino ai rischi ambientali dove, preso atto della consulta avvenuta ad inizio mese, ha firmato una delibera datata 10 Aprile, affinché la proprietà ripristini le condizioni di sicurezza sia ambientale che di mantenimento dello stabile. È stato chiesto un consiglio straordinario a Cisterna per capire qual è lo stato reale dell' Azienda sia sotto il profilo economico che ambientale.

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11 Aprile 2014 Ristorante La Catena Sermoneta
Consiglio Generale
Fai Cisl Latina
Si è svolto il giorno 11 Aprile 2014 presso il ristorante “La Catena” in via della Catena a Sermoneta, il Consiglio Generale della Fai Cisl di Latina, con i seguenti punti all' ordine del giorno: approvazione Bilancio Consuntivo e illustrativa Fondi Sanitari.
Oltre ai componenti del Consiglio Generale e al Collegio dei Revisori dei Conti erano presenti il Segretario Nazionale Fai Cisl Fabrizio Scatà, il Segretario Regionale Fai Cisl Ermanno Bonaldo, il Segretario Generale UST Cisl di Latina Ewa Blasik, il Segretario Regionale Filca Cisl Stefano Macale, il Segretario Generale Filca Lazio Sud Francesco Rossi.
Si è aperto il dibattito con la relazione del Segretario Generale Tiziana Priori, la quale dopo aver illustrato la situazione delle Aziende nella nostra Provincia, ha stilato una statistica della campagna DS Agr. 2014, sottolineando che la nostra Federazione nonostante la crisi è riuscita ad aumentare il numero delle stesse, grazie anche all' incremento dei recapiti con la nuova apertura dell'ufficio di B.go Hermada.
Dopo l' approvazione del Bilancio Consuntivo 2013, approvato all' unanimità, il Responsabile Nazionale dei Fondi Sanitari Angelo Coriddi ha svolto un' illustrativa generale sui Fondi Sanitari e sulle novità apportate di recente al Piano Sanitario “Fondo Fasa”.
Dopo di che si sono susseguiti vari interventi: Ewa Blasik, Ermanno Bonaldo, Stefano Macale, Marco Vaccaro, Francesco Rossi, Massimo Marcelli, Sandro Frezza, Luigi Fiore, Attilio Faiola, Guglielmo Agnoni, Adolfo Vitolo, Nadia Cimaroli e Maria Cristina Gentile.
Ha chiuso il dibattito il Segretario Nazionale Fabrizio Scatà evidenziando i punti cardini della prossima unificazione Fai – Filca, il concetto di bilateralità e l'importanza della formazione per la federazione futura. Ha inoltre elogiato il grande lavoro svolto dalla federazione di latina negli ultimi anni.



04/04/2014
Paoil, rischio ambientale: allarme per lo stabilimento di Cisterna
Paoil Cisterna, rischio ambientale:
è allarme Situazione preoccupante per il sito sull'Appia: sono ancora in deposito, infatti molti solventi, tra cui l'esano altamente esplosivo e pericoloso. Allarme di sindacati e istituzioni anche il rischio occupazionale.

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Paoil Cisterna, rischio ambientale: è allarme
Grave rischio ambientale. Questo l’allarme lanciato al termine del tavolo di concertazione tra azienda, istituzioni e sindacati che si è tenuto nel pomeriggio di ieri. Un rischio che va ad aggiungersi agli annosi problemi dello stabilimento Paoil di Cisterna, uno stabilimento, la cui proprietà che dopo la dichiarazione di fallimento è passato nelle mani di due società, fermo da più di un anno, con i lavoratori in cassa integrazione, ma che potrebbe ancora lavorare, e costantemente esposto al rischio di furti.
Un quadro desolante quanto preoccupante dipinto dall’ Assessore provinciale Silvio D’arco, dai sindacati e dall’ Amministratore unico della Paoil Srl Stefano Coccato che hanno sottoscritto un documento.
“L’azienda – si legge nella nota– è sempre stata un punto di riferimento importante per tutta la regione Lazio, non solo per la filiera dell’olio, essendo una delle più grandi raffinerie del centro-sud Italia, ma anche per la produzione di olio di qualità. Nonostante una contrazione del mercato legato alla crisi economica generale non solo del settore, l’azienda aveva ed avrebbe ancora altissime potenzialità perché ha impianti all’avanguardia e di enormi dimensioni sia per lo stoccaggio delle materie prime che per l’altissima teconologia del sistema di raffinazione del petrolio. Inoltre – prosegue – potrebbe lavorare con alti margini di profitto coma ha fatto per molti anni guadagnando sul ritiro della materia prima e ovviamente sul prodotto finito”.
Invece lo stabilimento è fermo da più di un anno e i lavoratori sono in cassa integrazione a zero ore dal febbraio dello scorso anno e nel 2014 è stata rinnovata per un altro anno per cessazione di attività. Ma a questo va anche aggiunto il problema dei furti che stanno causando la perdita dell’unica risorsa ad oggi ancora in possesso della Paoli: i macchinari e l’impiantistica.
“È fondamentale – continua la nota – oltre ad una opportuna attività di indagine delle forze dell’ordine che sono già state sollecitate, lanciare un grido di allarme forte per non dover subire, sotto gli occhi di tutti, l’ennesimo scippo di un sito industriale nella provincia di Latina con relative conseguenze per l’occupazione ed anche per la successiva bonifica”.
Intervento questo molto difficile e dispendioso per il sito di Cisterna a causa della particolarità delle materie prime trattate e degli enormi siti di stoccaggio che, se lasciati marcire, potrebbero rappresentare una vera e propria emergenza ambientale; “tutt’oggi sono ancora in deposito molti solventi, tra cui l’esano altamente esplosivo e pericoloso, rischiosi sia per gli stabilimenti limitrofi che per l’incolumità dei cittadini dei paesi adiacenti. Questo espone – prosegue – la proprietà del sito ad eventuali responsabilità penali da non sottovalutare”.
Da qui l’appello alla Regione affinché assuma “quel ruolo di coordinamento promesso nelle riunione già effettuate in tal sede e coinvolga anche le proprietà del sito (le banche) che devono scongiurare il rischio ambientale e l’emergenza dei furti" e svolga una funzione di raccordo per ufficializzare che “la più grande raffineria del centro sud potrebbe essere un’opportunità di investimento soprattutto se coadiuvato da fondi comunitari che nel caso di specie e di fronte ad un progetto industriale si potrebbero attivare”.

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02/04/2014
Incontro in Assolambarda con la Bolton Alimentari
Concluso positivamente l'incontro in Assolombarda con la Bolton Alimentari: sono arrivate risposte positive per quanto riguarda le relazioni industriali, la formazione, la sicurezza sul lavoro e le pari opportunità; meno rassicurante il piano occupazione, che mentre a Cermenate ha visto consolidare rapporti da part time a full time, ad Aprilia non si prospetta nulla, dovuto anche a loro dire dalla crisi del mercato, essendo la Simmenthal un bene secondario.
Le vendite nonostante il gruppo abbia investito in pubblicità con personaggi famosi non accennano a risalire. Ci si augura che con l' arrivo della bella stagione, riprendano i consumi della carne in scatola.
Il prossimo appuntamento sarà per il giorno 12 Maggio, dove si dovrà superare l' ostacolo maggiore, ossia l' incremento economico del premio; sull' argomento il gruppo si è limitato a dire che la richiesta, visti i tempi e visto il mercato, è troppo alta, soprattutto se paragonata alle richieste economiche messe nelle piattaforme degli altri gruppi del settore alimentare.



Consorzio di Bonifica dell' Agro Pontino
Venerdì 4 Aprile dalle ore 9.00 alle ore 13.00 i Lavoratori del Consorzio di Bonifica dell' Agro Pontino si riuniranno in assemblea nella sede centrale di Corso Matteotti, per fare il punto della situazione dopo l' incontro del 31 della RSA con il Direttore Generale.
I Lavoratori avranno una magra Pasqua in quanto neanche questo mese riceveranno lo stipendio, forse dalle notizie ricevute si riuscirà per Maggio a migliorare parzialmente la difficile situazione, frutto di una gestione poco oculata da parte degli amministratori ma anche di crediti esigibili verso la Regione e la Provincia.
Ironia della sorte il Consorzio rischia di morire di crediti, la Fai rivendica la necessità di apportare cambiamenti alle Leggi che regolamentano la Bonifica, in quanto le attuali sono ormai obsolete e inefficaci.


Conclusa con grande soddisfazione la campagna deleghe per DS Agricole 2013
Conclusa con grande soddisfazione la campagna deleghe per DS Agr 2013, la Fai rafforza sostanzialmente la propria rappresentanza tra i Lavoratori agricoli, segno di grande attenzione e professionalità nei confronti degli Associati , Cruciale l'apertura del nuovo ufficio di B.go hermada, e la presenza in alcuni recapiti a Fondi.

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Questa è la dimostrazione che il lavoro fatto con. professionalità e cortesia ancora una.volta ha premiato la Fai e i suoi preziosi collaboratori, ai quali va il ringraziamento di tutta la Segteteria, solo il lavoro fatto da una squadra così affiatata commenta il Segretario Generale Priori Tiziana,ha potuto dare i risultati ottenuti in questa campagna deleghe.
Adesso affrontiamo la sfida della campagna fiscale con lo stesso entusiasmo ed energia.

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LAVORO
Ddl Delega in Aula con nuovi dettagli
In settimana arriva in Parlamento il Ddl Delega sul Lavoro, fondamentale tassello del Jobs Act. Il disegno di legge si compone di sei articoli e contiene deleghe al governo in materia di riordino forme contrattuali – con l’introduzione del contratto unico a tutele crescenti – e riforma degli ammortizzatori sociali, nonchè di servizi per il lavoro e le politiche attive, semplificazione di procedure e adempimenti, maternità e conciliazione. Vediamo i nuovi particolari emersi rispetto a quanto già emerso.

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Cig e Fondi solidarietà

L’obiettivo è ampliare la platea dei beneficiari introducendo una sorta di Aspi anche per coloro che attualmente non sono coperti, come i lavoratori parasubordinati. La delega fissa dei criteri regolamentari per la cassa integrazione e i sussidi di disoccupazione e, per la tutela in costanza di rapporto di lavoro, rivede ambiti di applicazione della cig ordinaria e straordinaria e dei fondi di solidarietà modificando l’articolo 3 della Riforma del Lavoro Fornero (legge 92/2012).
•Concessione: niente più cig se cessa l’attività dell’azienda (o il ramo); erogazione solo se non si può contrattualmente ridurrre l’orario di lavoro.
•Procedure: meccanismi standardizzati per evitare autorizzazioni ministeriali per ogni singola crisi aziendale.
•Durata:limiti rapportati ai singoli lavoratori e ore lavorabili in un periodo di tempo prolungato.
•Partecipazione: le imprese utilizzatrici contribuiranno in misura maggiore a finanziare la cig. Per le altre si riducono invece gli oneri contributivi ordinari, anche rimodulandoli tra i settori in funzione dell’uso effettivo.

Disoccupazione

•Durata: niente distinzione fra trattamenti lunghi e brevi (Aspi e mini Aspi); la durata è legata alla storia contributiva del lavoratore.
•Platea: Aspi estesa ai co.co.pro ed esclusa per amministratori e sindaci, con un periodo di sperimentazione a risorse definite. E’ possibile che venga modificato l’attuale sistema di accreditamento dei contributi per questi lavoratori, in modo da favorire l’automaticità delle prestazioni.
•Massimali: seconda della contribuzione figurativa.
•Ulteriore prestazione di sostegno al reddito per chi esaurisce l’Aspi senza trovare lavoro, erogata sulla base dell’ISEE a chi è in disoccupazione involontaria (non verranno versati i contributi figurativi).
•Eliminazione dello status di disoccupato per l’accesso ai servizi assitenziali.

Riordino contratti

Verrà predisposto un testo organico di tutte le forme contrattuali possibili eliminando quelle ivi non comprese, introducendo in via sperimentale il contratto a garanzie crescenti. Si agirà sulla convenienza, dal punto di vista economico e contributivo, delle diverse forme contrattuali. Ad esempio, i contratti a tempo determinato saranno più onerosi di quello a tutele crescenti, che a sua volta sarà più oneroso di quello a tempo indeterminato. Verrà previsto un salario minimo da applicare per legge in via sperimentale (previa consultazione delle parti sociali). Nei contratti di lavoro accessorio per attività discontinue e occasionali, in tutti i settori produttivi, verranno alzati i limiti di reddito e assicurata la tracciabilità dei voucher.

Entata in vigore

Il testo approvato dal consiglio dei ministri del 12 marzo è al vaglio del Quirinale ed è atteso in Senato entro il fine settimana. A quel punto, inizierà l’iter parlamentare, prevedibilmente non brevissimo vista l’importanza della norma. Dopo l’approvazione del Parlamento sarà l’Esecutivo a emanare i provvedimenti attuativi per far partire la riforma entro sei mesi, con un altro anno a disposizione per eventuali integrazioni. L’obiettivo è partire con la riforma, completa di tutte le deleghe, entro gennaio 2015.

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RIFORME :

Bonanni:
"Basta accuse fuorvianti e generiche al sindacato.
La Cisl pronta alla sfida sulle nuove regole del lavoro”
Il Segretario Generale della Cisl ha replicato alle affermazioni del Presidente del Consiglio, Renzi sugli accordi sindacali. “Anche su quelli più impopolari la Cisl ha sempre messo la faccia. Per questo continuiamo a rilanciare la sfida al Presidente del Consiglio sulle riforme del lavoro a partire dall'emersione dei veri precari”.

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28 marzo 2014 - "Basta accuse fuorvianti e generiche al sindacato. La Cisl pronta alla sfida sulle nuove regole del lavoro". Così replica il Segretario Generale della Cisl, Raffaele Bonanni alle affermazioni del Presidente del Consiglio sugli accordi sindacali. "Non si capisce francamente - osserva - come una persona, si presume avveduta come il Presidente del Consiglio, Renzi, continui ad alimentare questa telenovela, un po' nauseante, sul ruolo del sindacato nel nostro paese". "Renzi farebbe bene, per il ruolo istituzionale che oggi rappresenta, a precisare con chi ce l'ha quando parla di regole restrittive vidimate dai sindacati sul mercato del lavoro. A quali accordi sindacali si riferisce? La disoccupazione è arrivata a questi livelli in Italia per effetto del mal governo degli ultimi vent'anni e del costante tentativo di tutti i governi di sostituirsi al ruolo delle parti sociali, introducendo nuove norme di legge sul mercato del lavoro. Questi sono i fatti - incalza- Siamo stufi di queste accuse fuorvianti e generiche sul ruolo del sindacato. Dica nel merito, con estrema chiarezza, qual è la sua opinione sui temi specifici del lavoro, senza sparare nel mucchio, ma facendo nomi e cognomi. La Cisl ci ha sempre messo la faccia sugli accordi sindacali, anche quelli più spinosi e impopolari. Vada a rileggere Renzi la storia delle relazioni industriali degli ultimi trent'anni. Per questo continuiamo a rilanciare la sfida al Presidente del Consiglio sulle riforme del lavoro - che noi auspichiamo - a partire dall'emersione dei veri precari. Vale a dire le centinaia di migliaia di false partite iva, i co.co.pro, i collaboratori della pubblica amministrazione, gli associati in partecipazione. Solo discutendo nel merito e apertamente su questi temi si potrà capire se quella di Renzi è solo una tempesta lanciata nel bicchiere del suo partito, o un vero tentativo di riformare il paese".

Sulla necessità di affrontare la questione precari il Segretario generale della Cisl si è soffermato anche a margine di un convegno organizzata da Eni Corporate University: "Il Decreto lavoro - ha detto stamani- è una soluzione ragionevole e lo sara' a condizione che affronti l'unico vero problema di precarieta' che e' rappresentato dalle false Partita Iva e dai co.co.pro. Il resto sono chiacchiere di sfida ancora ideologica, un gioco politico tra chi si oppone e chi governa"- ha osservato.
Esprimendo così un giudizio positivo del decreto lavoro del governo nel complesso, Bonanni individua proprio nella parte relativa alla precarieta' alcune modifiche da apportare.
"Riteniamo si debba intervenire sui contratti a termine in modo che il ddl fissi bene la quota oltre la quale non si potra' andare entro tutte le flessibilita' presenti in azienda, in modo da non superare il 20%". Il Contratto a termine, nell'ambito della flessibilita', resta comunque per Bonanni quello che offre maggiori garanzie al lavoratore in quanto offre tutte le prestazioni e tutele di un contratto a tempo indeterminato. Ed ha aggiunto che "la vera precarieta', di cui nessuno vuole discutere perche' c'e' una quota di omerta' su quel problema, riguarda anche i grandi giornali e le grandi Tv coinvolgendo anche molti giornalisti che si trovano in una condizione a dir poco sconcertante".

E' tornato anche sulle polemiche relative alla mancanza di concertazione governo -sindacati sottolineando come in realtà , "al di la' di quello che dice il presidente del Consiglio", i sindacati abbiano un confronto quotidiano con i ministri: "Il premier o fa finta di non saperlo o disconosce quello che fanno" osserva. Cio' che "e' chiaro e' che quando ci sono problemi bisogna trovare soluzioni".

Dai microfoni di Repubblica Tv (VIDEO) Bonanni ha replicato alle critiche avanzate a imprese e sindacati dal presidente di Banca d'Italia,Visco,che nel chiedere riforme strutturali da varare con urgenza, ha imputato loro una rigidità che frena lo sviluppo del Paese. "Le massime autorità devono essere molto più attente a come parlano, - ha detto Bonanni - sono proprio loro che stanno diventando un problema di esaltazione dell'antipolitica. Talvolta anche rappresentanti del governo fanno questo. Stanno giocando allo sfascio e spesso sono proprio loro gli untori del populismo italiano, parlano a vanvera e fanno di tutta un'erba un fascio" ha concluso.


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25 MARZO 2014 ROMA - RESIDENZA DI RIPETTA -
Giornata Seminariale
"Piano ANBI di interventi per la riduzione del rischio idrogeologico"
Contro il Dissesto idrogeologico dell'Italia l'Associazione nazionale delle Bonifiche ha eleborato un Piano di opere che la Fai ha voluto valorizzare con questa giornata di studi riservata ai propri Segretari Regionali e ai Delegati RSA dei Consorzi di Bonifica.
Riassumiamo qui alcuni passaggi dell'intervento conclusivo del Segretario Generale Augusto Cianfoni:

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- Programmazione e pianificazione delle opere per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei terreni acclivi - dei torrenti e dei fiumi come pure dei boschi è la cura di cui ha bisogno l'Italia perché il risanamento delle sue ferite divenga il volano di nuove economie e della tanto a lungo sospirata ripresa occupazionale.

- A questa giornata ne seguiranno altre di carattere interregionale : vogliamo parlare alla Politica e con la Politica, al Governo Renzi e ai Governatori Regionali. Lo faremo partendo da una giornata della nostra Fondazione FisbaFat cui inviteremo il Presidente Gargano ed esponenti politici : vogliamo condividere merito e strategia di un' azione da diffondere sul territorio. Renzi ha messo due colonne al suo edificio : scuola e piano contro il dissesto idrogeologico. Siamo d'accordo ! Ma la credibilità di un tale programma passa al crogiolo della riforma del Titolo V : c'è un malato Federalismo che sta sfiancando il nostro Paese, effetto collaterale di una ignorante assenza di sussidiarietà.

- Nei Consorzi di Bonifica - strumenti prìncipi di sussidiarietà - viviamo ogni giorno (in tutte le Regioni) i danni di Amministrazioni regionali invadenti che vi intervengono con fusioni - incorporazioni - commissariamenti. Con la scusa dell'efficienza e delle cosiddette economie di scala si giustifica tutto anche l'arbitrio... Come in Sicilia dove da 11 Consorzi si è passati per Legge a 2 Enti. Prima assistevamo allo spreco di risorse, ora allo sperpero dell' intelligenza e allo svilimento della buona politica.

- Di fronte a questi fenomeni che mettono a repentaglio la libertà e la democrazia il Sindacato e certo la Fai e la Cisl non possono distrarsi e sottovalutarne la portata negativa. Riguardo al caso Sicilia ma anche verso analoghi casi di cosiddette "razionalizzazioni" dobbiamo avere il coraggio di essere "politicamente scorretti" vale a dire non dobbiamo farci risucchiare nel vortice dei cosiddetti "tagli ai costi della politica" e di acritici ridimensionamenti di Enti come i Consorzi. Partecipare dunque è dovere e diritto e non può appartenerci il ripiegamento di chi "per non sporcarsi le mani, se le tiene in tasca". Purtroppo anche in casa Cisl non sempre questi concetti beneficiano di frequenti e scontate adesioni : quando la Fai difendeva le Comunità Montane come modello di partecipazione (per quanto imperfetta e anzi piena di difetti) sembrò ad alcuni che stessimo difendendo postriboli e invece difendevamo la sussidiarietà contro gli "dei sbrigativi" e gli appassionati lettori di Rizzo & Stella (La Casta).

- Ma le Organizzazioni rappresentative di interessi hanno anche il dovere di educare i loro associati all'etica della responsabilità. Solo così potranno contribuire alla rinascita morale dell'Italia, presupposto di quella economica.

- La Fai è il primo Sindacato nei Consorzi di bonifica, ma ha sempre esortato i propri iscritti a considerare i diritti come conseguenza naturale dei doveri compiuti. Questo Codice però deve appartenere ad ognuno : ai lavoratori e ai datori di lavoro, agli operai e agli Amministratori.

- Non va dimenticato peraltro che per la Fai difendere i Consorzi e la sussidiarietà non la esime dal sollecitare sempre le rispettive amministrazioni a : 1) organizzare il lavoro del personale secondo rigorosi criteri di impresa 2) pretendere e assicurare il necessario impegno per una crescente produttività delle maestranze operaie e impiegatizie, ma anche degli impianti mediante una loro ottimale saturazione 3) contenere al minimo indispensabile il ricorso agli incarichi e agli appalti esterni che invece in alcuni Enti raggiungono livelli patologici e spesso criticabili.

- Giustamente si dice (anche le Piano Anbi) che "i Consorzi sono utili all'economia del territorio perché lo conoscono". E ciò è sicuramente vero, ma sarebbe più esatto dire che sono i Tecnici, gli Operai, gli Ingegneri, i Geometri, i Ragionieri che conoscono il Territorio, la sua gente, il suo clima, le sue stagioni , i suoi contadini, i proverbi della loro antica sapienza popolare. E questa conoscenza è un patrimonio che la Fai mette sul piatto delle opportunità a favore del pieno utilizzo dei dipendenti contro l'interesse di alcuni Presidenti e Direttori ad esternalizzare attività e funzioni.

- I Consorzi di Bonifica anche quando svolgono bene il loro compito trovano difficoltà a vedersi riconoscere i meriti dall'Opinione pubblica : pregiudizi spesso gratuiti e talvolta autoprocurati dalle diffuse inefficienze delle stesse Amministrazioni. Hanno dunque bisogno di promuovere se stessi e divulgare nei territori la buona informazione circa la loro funzione e il loro ruolo, spesso sconosciuto e sempre indispensabile dei Consorzi idraulici e di quelli irrigui senza dimenticare quelli di Bonifica fondiaria. Resta comunque incontestabile che "la migliore pubblicità sono le opere ben fatte che la società riconosca utili".

- Si parla ogni giorno dei debiti della P.A. Verso le imprese. Ebbene molti Consorzi di Bonifica rischiano di "morire per crediti" : le Regioni verso di essi sono per la maggior parte debitrici per decine di milioni di euro. Ma ci sono anche i debiti degli agricoltori per canoni irrigui e quelli dei consorziati in generale (popolazioni cittadine, attività industriali - commerciali - artigianali ecc.). Qui è proprio il caso di dire che un credibile Codice etico dovrebbe affrancare gli stessi Enti da "debiti per scambio elettorale" : Amministratori che ritardano per mesi la riscossione dei canoni di Bonifica per guadagnarsi facili consensi alla vigilia (per esempio) delle elezioni che rinnovano le cariche degli Amministratori. Comportamenti come questi - pur non frequenti per fortuna - concorrono a suscitare e ad accrescere diffidenza e ostilità di cui i Consorzi - certo - non hanno bisogno.

- La tradizionale collaborazione tra la Fai e l'Anbi ha oggi segnato una giornata che avrà importanti sviluppi nei prossimi mesi : vogliamo far nostro l'impegno del Presidente Renzi a favore di una "Strutturata missione" per il risanamento idrogeologico del Paese a cominciare dalla Montagna appenninica, grande risorsa che soltanto l'incuria di troppi anni ha trasformato in un gravissimo problema". Dobbiamo collaborare per convertire la Politica e le Regioni a privilegiare programmazione e pianificazione delle opere e la manutenzione ordinaria in regime di amministrazione diretta contro le logiche del "pronto soccorso" e degli appalti.

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Lavoro.
Bonanni a Cgil e Uil:
"Mobilitiamoci insieme contro le vere precarietà"

E' questo l'appello che il Segretario generale della Cisl ha rivolto alle altre confederazioni in una lettera aperta sul blog "La Nuvola del lavoro" pubblicata sul sito del Corriere della Sera. La Cisl ha lanciato anche su Twitter e Facebook un nuovo hashtag: #bastaomertasuveriprecari, invitando tutti i giovani a rilanciarlo e farlo proprio.

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20 marzo 2014 -
"In Italia ci sono 650 mila cocopro, almeno 500 mila finti lavoratori con la partita iva, 54 mila collaboratori nella pubblica amministrazione e 52 mila associati in partecipazione.
Qui si annida la precarietà.
E' un esercito che aumenta ogni giorno nel silenzio assoluto di tutti i Governi che si sono succeduti negli ultimi anni.
Formalmente sono liberi professionisti che operano in regime di mono committenza, cioè per una sola azienda, con tutti i vincoli di subordinazione che ne derivano. Questo è il vero scandalo italiano su cui regna un'omertà assoluta".
E' quanto scrive il Segretario Generale della Cisl, Raffaele Bonanni, in un intervento pubblicato oggi sul blog "La Nuvola del lavoro" sul sito del Corriere della Sera. "Spesso mi capita di essere intervistato da giovani giornalisti che non hanno purtroppo alcun contratto. Lavorano praticamente a tempo pieno per lo stesso editore con la partita iva oppure come collaboratori a progetto, senza ricevere lo stesso compenso di tutti gli altri colleghi:
non hanno previdenza, assistenza in caso di maternità, ferie, malattie pagate, diritti sindacali.
Sono lavoratori invisibili, i veri lavoratori precari. Il Jobs Act di Renzi dovrebbe affrontare questo tema e non quello dei contratti a termine che sono regolati per legge ed impongono gli stessi orari, gli stessi contributi, la stessa paga, insomma, le stesse garanzie e gli stessi diritti dei lavoratori a tempo indeterminato", sottolinea il leader della Cisl che annuncia la campagna che la Cisl farà nei prossimi mesi :
costringere le aziende a regolarizzare tutte queste forme di lavoro autonomo che in realtà mascherano dei veri e propri rapporti di lavoro dipendente. La Cisl propone due interventi al Governo Renzi: obbligare con un decreto tutti i committenti a pagare gli stessi contributi previdenziali dei lavoratori dipendenti a chi opera con la partita Iva. In secondo luogo, costringere per legge, i datori di lavoro ad erogare, a parità di prestazioni, lo stesso salario minimo di un lavoratore assunto regolarmente.

"Questo è il contratto "unico" che servirebbe ai precari, l'unica strada per far emergere i "paria" del lavoro", sostiene Bonanni. "La flessibilità deve essere un valore aggiunto per le aziende e non un modo per ridurre i diritti. Solo pagando maggiori contributi si possono costruire sistemi di ammortizzatori sociali anche per questi lavoratori", sottolinea ancora il leader della Cisl sul sito del Corriere della Sera. "Per questo diciamo alla Cgil ed alla Uil: mobilitiamoci insieme contro la vera precarietà", è l'appello del leader della Cisl agli altri sindacati. "Abbiamo lanciato in questi giorni un nuovo hashtag su twitter: #bastaomertasuveriprecari. Invito tutti i giovani a rilanciarlo e a farlo proprio", scrive Bonanni.

Ufficio Stampa Cisl


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INAIL
Incentivi alle Imprese per la Sicurezza sul Lavoro
Per gli iscritti all'ordine dei Consulenti del Lavoro: La giornata di studio è valida ai fini della Formazione Continua Obbligatoria e matura 4 crediti formativi con il rilascio di attestato di partecipazione a cura del Consiglio Provinciale dell'Ordine di Latina.Per gli Iscritti al Collegio Provinciale Geometri e Geometri laureati di Latina:
La giornata di studio è valida ai fini della Formazione continua Obbligatoria e matura 3 crediti formativi con il rilascio di attestato di partecipazione a cura del Collegio Provinciale Geometri Laureati di Latina.
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PROGRAMMA: Dalle 15.00 alle 19.00 Apertura dei Lavori con presentazione e introduzione e saluti del Presidente del CO CO PRO di Latina, Roberto Caccavello.

Aspetti Amministrativi dell'Avviso pubblico incentivi INAIL-ISI 2013.
Relatori:
Dott. Massimo Potestà, Dirigente della Sede INAIL di Frosinone.

Elementi Tecnici per la costruzione del punteggio:

Ing. Paolo De Santis, INAIL DR Lazio-Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione.

Criteri di valutazione tecnica:

- dei Progetti investimento inerenti "Ristrutturazione o modifica strutturale e/o impiantistica, -dei Progetti di Adozione di un modello organizzativo e gestionale per il settore delle costruzioni edili.
Relatori:
Arch. Fabio Ferrara, P.Ind. Alberto Del Grande, INAIL DR Lazio-Consulenza tecnica per l'edilizia.

Aspetti Tecnici per Documentare il miglioramento:

Relatore:
Ing. Paolo De Santis, INAIL DR Lazio- Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione.

Question Time.
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Fai Cisl Pesca
La Fai al Centro Ittico Cooperativa dei Pescatori di Terracina
Giovedi 13 Marzo, presso la Cooperativa Pescatori di Terracina, si è tenuto un incontro con gli operatori della pesca delle marinerie di Terracina, San Felice del Circeo, Rio Martino, Lago di Fondi e Gaeta.
Le presenze del segretario della FAI CISL di Latina Tiziana Priori e del coordinatore nazionale della FAI PESCA Silvano Giangiacomi, hanno dimostrato come la nostra Federazione sia vicina a questi lavoratori che operano in un settore condizionato da mille fattori che rendono ancora più difficile la loro vita lavorativa.
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Abbiamo preso un impegno : sostenere ed aiutare concretamente questi lavoratori!
Quando si parla di mantenere la prosperità economica e sociale di un settore noi DOBBIAMO e VOGLIAMO esserci, DOBBIAMO e VOGLIAMO partecipare, DOBBIAMO e VOGLIAMO fare sentire la nostra solidarietà!
Per rispondere alle esigenze espresse dai pescatori e mantenere il nostro impegno, la FAI CISL di Latina a breve aprirà un ufficio presso la Cooperativa dei Pescatori di Terracina dove verranno erogati servizi di previdenza marinara, assistenza tecnica agli armatori, assistenza fiscale e formazione ai lavoratori.
Uno degli Obiettivi che ci siamo prefissati, è quello di dare al prodotto ittico locale la giusta collocazione sul mercato attraverso la progettazione di laboratori di trasformazione del pescato locale conferito dai soci delle Cooperative presenti sul territorio. Nuove figure professionali formate appositamente, grazie all'utilizzo dei fondi interprofessionali, saranno in grado di gestire l'intero ciclo produttivo, ponendo particolare attenzione alla qualità del prodotto, garantita da una eventuale certificazione ottenuta tramite lo studio di un disciplinare di qualità , commercializzato utilizzando un logo che richiami inequivocabilmente il territorio di provenienza.
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GIOVEDI 13 MARZO 2014 AULA MAGNA LUMSA, VIA DELLA TRASPONTINA 21 ROMA
Da dove ripartire?
Ricordare il Codice di Camaldoli per rilanciare il Paese. Dopo la guerra il Codice di Camaldoli. Dopo la crisi un nuovo Camaldoli?

Vedi programma

Ore 9.30
Introduzione dei lavori
Albino Gorini, Presidente della Fisba-Fat Fondazione

Interventi di Saluto
- Prof. Francesco Bonini, Prorettore della LUMSA
- Augusto Cianfoni, Segretario Generale Fai Cisl

Prima Relazione
"Le linee di politica economica contenute nel Codice di Camaldoli"
Prof. Alberto Cova, già preside della Facoltà di Economia dell' Università Cattolica del Sacro Cuore

Seconda relazione
"Gli aspetti socio-politici del Codice di Camaldoli"
Prof. Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS

Tavola Rotonda
L' attualità del Codice di Camaldoli per un futuro di sussidiarietà
Intervengono:
- On. Prof. Vincenzo Scotti, Presidente della Fondazione Link Campus University
- Prof. Sebastiano Fadda, Ordinario nell' Università Roma 3
- On. Pierpaolo Baretta, Deputato
- Maurizio Petriccioli, Segretario Confederale Cisl
- Domenico Pesenti, Segretario Generale Filca Cisl

Coordina Dott. Gianfranco Marcelli, Capo della redazione romana di Avvenire

Ore 13.30
Conclusioni Raffaele Bonanni, Segretario Generale Cisl

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  Fondo FASA
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Nuova Sede Borgo Hermada
Lo scorso 18 gennaio a Borgo Hermada si è tenuta l'inaugurazione di una nuova sede zonale della Fai-Cisl, il sindacato dei lavoratori agricoli e alimentaristi della Cisl.
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"Un ufficio polivalente che - come ha detto la segretaria Provinciale Tiziana Priori - porterà in questo territorio il segno positivo del servizio e della solidarietà a favore dei lavoratori agricoli e alimentaaristi e dei tanti immigrati che lavorano e vivono in questo territorio". Il sindaco di Terracina Nicola Procaccini ha voluto portare il saluto della sua amministrazione e testimoniare la sua personale gratitudine alla Fai per la meritoria iniziativa. Presente all'evento anche il segretario generale nazionale della Fai, Augusto Cianfoni, che ha voluto fare i complimenti al Gruppo dirigente di Latina per le tante e preziose iniziative promosse a favore dei più deboli tra i lavoratori. "Ogni sede che si apre nel territorio è un tassello in più che si mette al mosaico della solidarietà. Ogni servizo in più che si dà agli iscritti è mettere a frutto virtuoso i soldi che i lavoratori pagano con la loro iscrizione". Hanno inoltre partecipato all' evento il giovane Parroco Don Giampaolo, che ha benedetto i locali del nuovo ufficio, il segretario generale della cisl di Latina Eva Blasik e la sua segreteria e altri rappresentati di altre categorie della Cisl , Sir Dillon,rappresentate della Comunita' indiana di Sabaudia insieme a un folto numero di suoi giovani connazionali,operai nelle campagne tra Sabaudia e Terracina. La nuova sede della Fai- Cisl, informano la Cisl e la Fai, oltre a fornire servizi di patronato, caf e sindacali, sarà un valido supporto anche per gli agricoltori della zona con il suo C.A.A "Centro assistenza agricola" che sarà a loro disposizione con operatori qualificati e competenti.
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Disoccupazione Agricola
Cos'è ? A chi spetta?
La disoccupazione agricola è una particolare indennità a cui hanno diritto gli operai che lavorano in agricoltura iscritti negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli.
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A CHI SPETTA :

operai a tempo determinato; piccoli coloni; compartecipanti familiari; piccoli coltivatori diretti che integrano fino a 51 le giornate di iscrizione negli elenchi nominativi mediante versamenti volontari; operai agricoli a tempo indeterminato che lavorano per parte dell'anno.

A CHI NON SPETTA :

ai lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale; ai lavoratori che presentino la domanda oltre il termine previsto; ai lavoratori iscritti in una delle Gestioni autonome o nella Gestione Separata per l’intero anno, ovvero per parte dell’anno, ma il numero delle giornate lavorative rientranti nel periodo di iscrizione è superiore a quelle di attività lavorativa dipendente; ai lavoratori già titolari di pensione diretta alla data del 1° gennaio dell'anno di competenza della prestazione. Nel caso di pensionamento in corso d’anno, il numero delle giornate indennizzate per disoccupazione agricola viene riproporzionato rispetto al numero di mesi antecedenti la decorrenza della pensione.
ai lavoratori che si dimettono volontariamente, fanno eccezione: le lavoratrici madri che si dimettono nel corso del periodo di puerperio (o lavoratori padri); coloro che si dimettono per giusta causa.
QUANDO SPETTA:

L’indennità di disoccupazione spetta ai lavoratori agricoli che abbiano:
iscrizione negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli dipendenti a tempo determinato, per l'anno cui si riferisce la domanda o un rapporto di lavoro agricolo a tempo indeterminato per parte dell'anno di competenza della prestazione; almeno due anni di anzianità nell’assicurazione contro la disoccupazione involontaria (mediante l'iscrizione negli elenchi agricoli per almeno due anni o in alternativa con l’iscrizione negli elenchi per l’anno di competenza della prestazione e l'accreditamento di un contributo contro la disoccupazione involontaria per attività dipendente non agricola precedente al biennio di riferimento della prestazione);
almeno 102 contributi giornalieri nel biennio costituito dall'anno cui si riferisce l'indennità e dall'anno precedente (tale requisito può essere perfezionato mediante il cumulo con la contribuzione relativa ad attività dipendente non agricola purché l’attività agricola sia prevalente nell’anno o nel biennio di riferimento).

Possono essere utilizzati, per raggiungere i 102 contributi, anche quelli figurativi relativi a periodi di maternità obbligatoria e congedo parentale, compresi nel biennio utile.
QUANTO SPETTA:

L'indennità spetta: per un numero di giornate pari a quelle lavorate entro il limite massimo di 365 (366) giornate annue dalle quali si dovranno detrarre: le giornate di lavoro dipendente agricolo e non agricolo; le giornate di lavoro in proprio; le giornate indennizzate ad altro titolo, quali malattia, maternità infortunio etc.; e quelle non indennizzabili quali espatrio definitivo etc; nella misura del 40% della retribuzione di riferimento. Dall'importo spettante viene detratto il 9% per ogni giornata di indennità di disoccupazione erogata a titolo di contributo di solidarietà. Questa trattenuta viene effettuata per un numero massimo di 150 giorni.
N.B. Agli operai agricoli a tempo indeterminato l’indennità viene erogata per un importo pari al 30% della retribuzione effettiva. Non è applicata la trattenuta per contributo di solidarietà.
LA DOMANDA:

Per ottenere l’indennità, oltre a possedere i requisiti di legge, il lavoratore agricolo deve presentare la domanda telematicamente mediante i Servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Inps, oppure può rivolgersi gratuitamente ad uno degli enti di patronato, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi, oppure tramite il Contact Center multicanale, al numero 803164 da telefono fisso oppure al numero 06164164 da telefono cellulare, con tariffazione a carico dell’utenza chiamante.
La domanda di indennità di disoccupazione agricola deve essere presentata entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la disoccupazione, pena la decadenza dal diritto. Se tale data coincide con la domenica o con un giorno festivo la scadenza slitta al primo giorno lavorativo successivo. L’obbligo di conservazione della domanda cartacea e dei documenti in originale è in capo al cittadino richiedente la prestazione.
In caso di decesso dell’assicurato, la domanda potrà essere inoltrata dagli eredi entro la stessa data (31 marzo dell’anno successivo).
LE MODALITÀ DI PAGAMENTO:

L'indennità viene pagata direttamente dall'Inps in un’unica soluzione.
L’interessato dovrà indicare sulla domanda una delle seguenti modalità: accredito su c/c bancario/postale, libretto postale, INPS Card o carta di pagamento prepagata dotata di IBAN (il richiedente deve essere intestatario dell’IBAN); bonifico presso lo sportello di un qualsiasi Ufficio Postale del territorio nazionale localizzato per CAP (il pagamento in contanti è consentito solo per importi fino a 1.000 euro), previo accertamento dell’ identità del percettore, tramite:
il documento di riconoscimento; il codice fiscale; la consegna dell’originale della lettera di avviso della disponibilità del pagamento inviata all’interessato via posta.
L’indennità non viene corrisposta se la domanda viene presentata oltre il termine di scadenza.
CONTRIBUZIONE FIGURATIVA:

Il pagamento dell’indennità di disoccupazione agricola determina automaticamente l’accredito di contribuzione figurativa, calcolata detraendo dal parametro 270 (anno intero ai fini pensionistici) le giornate lavorate e quelle già indennizzate ad altro titolo. Le giornate accreditate figurativamente sono utili ai fini del diritto e della misura delle pensioni di vecchiaia, invalidità e superstiti.
Per coloro che, nell’anno di competenza della prestazione, sono iscritti negli elenchi nominativi per almeno 101 giornate o abbiano svolto attività lavorativa dipendente agricola ed eventualmente non agricola per più di 150 giorni, le prime 90 giornate di accredito figurativo sono valide ai fini del diritto alla pensione anticipata.

PRESTAZIONI ACCESSORIE:

Contestualmente alla domanda di indennità di disoccupazione agricola può essere avanzata la richiesta dell’ANF (l’assegno al nucleo familiare) entro il limite della prescrizione retroattiva di 5 anni. L’Inps eroga l’assegno per il nucleo familiare sull’indennità di disoccupazione spettante e, limitatamente agli operai agricoli a tempo determinato, sull’attività lavorativa prestata. I requisiti relativi al reddito ed alla composizione del nucleo familiare sono gli stessi previsti per la generalità dei lavoratori dipendenti. La percezione dell’assegno è, però, legata alla durata dell’attività lavorativa.
Agli operai agricoli a tempo determinato che svolgono nell'anno solare meno di 101 giornate di lavoro agricolo, l'assegno al nucleo familiare compete: per le giornate effettivamente lavorate, maggiorate della percentuale delle giornate spettanti a titolo di ferie e festività (13,78%); per tutte le giornate di disoccupazione coperte da contribuzione figurativa, detraendo dal parametro 270 le giornate lavorate e quelle indennizzate ad altro titolo fino ad un massimo di 180 giorni.
Agli operai agricoli a tempo determinato che svolgono nell'anno solare un numero pari o maggiore alle 101 giornate di lavoro agricolo, l'assegno al nucleo familiare compete per l'intero anno (312 giorni) sull’attività lavorativa.
Qualora nell'anno di riferimento vi sia una variazione della situazione del nucleo familiare, deve essere utilizzato il modello ANF/VAR.

L'assegno al nucleo familiare compete anche per le giornate di inattività, causata da infortunio o malattia professionale, malattia, gravidanza e puerperio, a condizione che il lavoratore agricolo: presenti la domanda tramite mod. AF4/AGR/SPEC (SR15); sia iscritto o abbia titolo all'iscrizione negli elenchi agricoli per un numero di giornate non inferiori a 51; abbia lavorato in agricoltura per almeno 6 giorni nei trenta giorni precedenti il verificarsi dell'evento.
Sussistendo le precedenti condizioni, la durata dell'erogazione sarà: Nel caso di infortunio e malattia professionale: per tutto il periodo di inabilità temporanea assoluta riconosciuta dall'INAIL, fino ad un massimo di tre mesi.
Nel caso di malattia: per tutto il periodo per il quale viene corrisposta l'indennità di malattia. Nel caso di gravidanza e puerperio: limitatamente al periodo di assenza obbligatoria dal lavoro stabilito dalla legge.

DIMISSIONI:

Nel caso di lavoratrici madri che si dimettono durante il periodo in cui esiste il divieto di licenziamento (dalla data di gestazione - 300 giorni prima della data presunta del parto - fino al compimento del 1° anno di età del bambino) o di padri lavoratori che si dimettono durante la durata del congedo di paternità e fino al compimento del 1° anno di età del bambino, in presenza degli altri requisiti, le dimissioni non precludono il diritto all'indennità di disoccupazione.
Per quanto concerne i lavoratori che si dimettono per giusta causa, l'Inps ha accolto l'orientamento indicato nella sentenza 269/2002 della Corte Costituzionale, che prevede il pagamento dell'indennità ordinaria di disoccupazione anche quando vi siano state dimissioni "per giusta causa":
mancato pagamento della retribuzione; aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro; modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative; mobbing, crollo dell'equilibrio psico-fisico del lavoratore a causa di comportamenti vessatori da parte dei superiori gerarchici o dei colleghi; notevoli variazioni delle condizioni di lavoro, a seguito di cessione ad altre persone (fisiche o giuridiche) dell'azienda; spostamento del lavoratore da una sede ad un'altra, senza che sussistano le "comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive"; comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente.
Ad eccezione del caso in cui la dimissione sia determinata da mancato pagamento della retribuzione, nel presentare la domanda, il lavoratore deve allegare la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, da cui risulti la sua volontà di "difendersi in giudizio" nei confronti di un comportamento illecito del datore di lavoro, nonché altri documenti quali: diffide, esposti, denunce, citazioni, ricorsi d'urgenza ex art. 700 c.p.c., sentenze od ogni altro documento idoneo. Lo stesso, inoltre, deve impegnarsi a comunicare l'esito della controversia giudiziale o extragiudiziale.

Se l'esito della controversia non riconosce la giusta causa di dimissioni, l'Inps recupererà l'indennità di disoccupazione eventualmente corrisposta, così come già avviene nel caso in cui il lavoratore, a seguito di licenziamento giudicato illegittimo, viene reintegrato nel posto di lavoro.

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  Processo di Unificazione
Fai-Filca
La collaborazione tra la FAI e la FILCA, procede con grande soddisfazione e buoni risultati, quello che unisce e contraddistingue le due categorie è lo stare CON la gente e TRA la gente
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  Indennità di disoccupazione Aspi
L'Aspi un’indennità che spetta ai lavoratori dipendenti, assicurati contro la disoccupazione, che abbiano perso involontariamente l’occupazione in data successiva al 31 dicembre 2012. Non è riconosciuta ai soggetti che si dimettono, ad eccezione dei casi di dimissioni per giusta causa (mancato pagamento della retribuzione, molestie sessuali sul posto di lavoro, mobbing, variazione delle mansioni, ecc.).
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I requisiti:

Per il diritto alla prestazione, occorre essere in possesso dei seguenti requisiti:
stato di disoccupazione (è la condizione del soggetto privo di lavoro, immediatamente disponibile allo svolgimento ed alla ricerca di un’attività lavorativa, che abbia rilasciato presso il servizio competente - Centro per l’impiego - una apposita dichiarazione) stato di disoccupazione involontario almeno 2 anni di anzianità assicurativa (devono essere trascorsi, cioè, 2 anni dal versamento del primo contributo) almeno 52 settimane di contribuzione da attività lavorativa dipendente nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione
La durata:

A regime, dal 1° gennaio 2016, ed in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi a partire da tale data, la durata massima legale dell’indennità di disoccupazione Aspi è di:
12 mesi per i soggetti con età anagrafica inferiore a 55 anni, detratti i periodi di indennità eventualmente già fruiti, sia a titolo di Aspi che di mini Aspi, negli ultimi 12 mesi precedenti la data di cessazione del rapporto di lavoro 18 mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a 55 anni, nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi 2 anni, detratti i periodi di indennità eventualmente già fruiti negli ultimi 18 mesi, sia a titolo di Aspi che di mini Aspi, negli ultimi 18 mesi precedenti la data di cessazione del rapporto di lavoro Nel periodo transitorio 2013 – 2015, viene previsto un graduale aumento della durata della prestazione.
In caso di cessazione del rapporto di lavoro intercorso nel 2013, l'Aspi è corrisposta: per un periodo di 8 mesi ai soggetti con età anagrafica inferiore a 50 anni per 12 mesi ai soggetti con età anagrafica pari o superiore a 50 anni In caso di cessazione del rapporto di lavoro intercorso nel 2014, la prestazione è corrisposta: per un periodo di 8 mesi ai soggetti con età anagrafica inferiore a 50 anni per 12 mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a 50 anni ed inferiore a 55 anni per 14 mesi ai soggetti con età anagrafica pari o superiore a 55 anni Infine, in caso di cessazione del rapporto di lavoro intercorso nel 2015, la prestazione Aspi è corrisposta: per un periodo di 10 mesi ai soggetti con età anagrafica inferiore a 50 anni per 12 mesi per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a 50 anni ed inferiore a 55 anni per 16 mesi ai soggetti con età anagrafica pari o superiore a 55 anni.

L'importo:

L’importo del trattamento è pari al 75% della retribuzione media mensile ai fini previdenziali percepita dal lavoratore nell’ultimo biennio, se uguale o inferiore ad 1.180 €; se superiore, l’indennità è incrementata di una somma pari al 25% del differenziale tra la retribuzione imponibile mensile e l’importo di 1.180 €. In ogni caso, l’indennità di disoccupazione non potrà essere superiore all’importo mensile massimo di 1.152,90 €, per il 2013. All'importo viene applicata una riduzione del 15% dopo i primi 6 mesi di fruizione della prestazione ed una ulteriore riduzione del 15% trascorsi 12 mesi.

La domanda:

La domanda di disoccupazione Aspi deve essere presentata all’Inps, esclusivamente in via telematica, entro 2 mesi dalla data di spettanza del trattamento (a pena di decadenza). L’indennità viene erogata a partire dall’8° giorno successivo alla data di cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro, se la domanda è presentata entro l’8° giorno; mentre viene pagata dal giorno successivo a quello in cui viene presentata la domanda, se essa è successiva all’8° giorno. L’indennità decorre, altresì, dalla data di rilascio - presso il Centro per l’impiego - della dichiarazione di immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa, se successiva alla presentazione della domanda.

Per maggiori informazioni e per presentare la domanda di disoccupazione, rivolgiti nelle sedi della FAI CISL e del Patronato INAS più vicina. Il servizio è completamente gratuito.
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  MINI ASPI
La mini Aspi è un’indennità che spetta ai lavoratori dipendenti, assicurati contro la disoccupazione, che abbiano perso involontariamente l’occupazione in data successiva al 31 dicembre 2012. Non è riconosciuta ai soggetti che si dimettono, ad eccezione dei casi di dimissioni per giusta causa (mancato pagamento della retribuzione, molestie sessuali sul posto di lavoro, mobbing, variazione delle mansioni, ecc.).
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REQUISITI:

Per il diritto alla prestazione, occorre essere in possesso dei seguenti requisiti:

stato di disoccupazione (è la condizione del soggetto privo di lavoro, immediatamente disponibile allo svolgimento ed alla ricerca di un’attività lavorativa, che abbia rilasciato presso il servizio competente - Centro per l’impiego - una apposita dichiarazione almeno 13 settimane di contribuzione da attività lavorativa dipendente negli ultimi 12 mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione (non è previsto alcun requisito di anzianità assicurativa) L’indennità viene corrisposta mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione nei 12 mesi precedenti la data di cessazione del rapporto di lavoro. Ai fini della durata non sono computati i periodi contributivi che hanno già dato luogo ad erogazione della prestazione.

L'IMPORTO:

L’importo del trattamento è pari al 75% della retribuzione media mensile ai fini previdenziali, nei casi in cui quest’ultima sia uguale o inferiore ad 1.180 €; se superiore, l’indennità è incrementata di una somma pari al 25% del differenziale tra la retribuzione imponibile mensile e l’importo di 1.180 €. In ogni caso, l’indennità mini Aspi non potrà essere superiore all’importo mensile massimo di 1.152,90 € (per il 2013).

Quando, però, la precedente indennità mini Aspi viene fruita solo parzialmente, perché interrotta dalla rioccupazione del beneficiario prima del termine del periodo spettante, potranno essere computati - per un’eventuale nuova indennità mini Aspi - anche i periodi di contribuzione residui già presi in considerazione per la precedente indennità, ma in relazione ai quali non vi è stata un’effettiva erogazione della prestazione.

In caso di nuova occupazione con contratto di lavoro subordinato, l’indennità è sospesa d’ufficio, sulla base delle comunicazioni obbligatorie, fino ad un massimo di 5 giorni.

LA DOMANDA:

La domanda di disoccupazione mini Aspi deve essere presentata all’Inps, esclusivamente in via telematica, entro 2 mesi dalla data di spettanza del trattamento (a pena di decadenza). L’indennità viene erogata a partire dall’8° giorno successivo alla data di cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro, se la domanda è presentata entro l’8° giorno, mentre viene pagata dal giorno successivo a quello in cui viene presentata la domanda, se la stessa è successiva all’8° giorno. L’indennità decorre, altresì, dalla data di rilascio - presso il Centro per l’impiego - della dichiarazione di immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa, se successiva alla presentazione della domanda.

Per maggiori informazioni e per presentare la domanda di disoccupazione, rivolgiti nelle sedi della FAI CISL o del Patronato INAS più vicina. Il servizio è completamente gratuito.
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  Piano Lavoro e Riforma Welfare
Le proposte del Governo Renzi
Assegno universale per i disoccupati, contratto unico a tutele crescenti, start-up, innovazione: le prime indicazioni sul Piano Lavoro di Renzi atteso per marzo. Il premier Matteo Renzi ha confermato che a marzo partirà in Parlamento la discussione del Piano Lavoro, comprensivo di una Riforma del Welfare: focus su contratto unico a garanzie crescenti e sussiddio di disoccupazione universale.
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In programma vi è una rivisitazione delle norme sui contratti di lavoro e un estensione ai precari degli ammortizzatori sociali per il sostegno al reddito, proposte già contenute nel Jobs Act, che di conseguenza resta il punto di partenza per i lavori:

Nuovo Welfar:

Si prevede l’introduzione di una sorta di ASPI (il sussidio di disoccupazione introdotto dalla Riforma Fornero e destinato a sostituire anche la Mobilità) allargata, nello specifico: strumento universale a sostegno dei disoccupati, da inserire nel Piano Lavoro. Il Jobs Act parla di un «assegno universale per chi perde il posto di lavoro, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l’obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro». Significa che avranno accesso agli ammortizzatori sociali anche lavoratori attualmente esclusi, come i collaboratori a progetto. Il costo della misura è tra 8 e 18 miliardi. Ma stime attendibili bisogna aspettare di sapere in cosa consiste l’estensione, per quanto tempo e in che misura sarò prevista (oggi l’Aspi è intorno all’80% e dura da 12 a 18 mesi).

Nuovi Contratti:

La proposta riguarda «nuove regole normative, anche profondamente innovative», ovvero un contratto unico “a tempo indeterminato a tutele crescenti”, come recita il Jobs Act. Nessuna ulteriore precisazione, se non ridurre le attuali 40 forme previste dai Contratti Nazionali di Lavoro. Per tutele crescenti si intende che, per un determinato periodo (i primi due o tre anni di assunzione), non c’è la protezione dell’Articolo 18 (obbligo di reintegro). Ma non ci sono anticipazioni su come questo nuovo contratto si inserirà nell’attuale sistema né quali altre forme contrattuali siano destinate a sopravvivere o scomparire.

Altre Misure:

Il Piano Lavoro prevede anche misure per rendere il paese più attrattivo per gli investimenti esteri e una sorta di piano industriale per i singoli settori» (energie alternative, chimica verde, beni cultural…) sfruttando l’innovazione applicata alla ricerca e le potenzialità dei distretti tecnologici «che possono unire la capacità di investire sulle nuove generazioni con l’esperienza, la saggezza e la bellezza dei più grandi»

Agenda sei Lavori:

Il Piano Lavoro sarà presumibilmente preso in da Giuliano Poletti, che ha il difficile compito di mettere mano ai provvedimenti Fornero. Per il nuovo Ministro del Welfare, «la condizione essenziale per ottenere buoni risultati è una collaborazione efficace con il Parlamento e le forze sociali», contribuendo «all’affermazione del protagonismo sociale e della partecipazione attiva dei cittadini». Tutto questo mentre in parallelo viaggiano le altre riforme in programma, con le misure per il credito alle imprese e il taglio del cuneo fiscale.
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  "Rendimento dei Fondi pensione"
Vi segnaliamo l’articolo del sole 24 ore del 17 gennaio 2014 sui rendimenti dei Fondi pensione.
Vedi articolo - Vedi tabella
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  Circolare unitaria Bolton del 24/02/2014
Si è svolto venerdì 21 Febbraio 2014 in Assolombarda il primo incontro tra le Segreterie Nazionali di Fai - Flai - Uila, il Coordinamento Nazionale e il Gruppo Bolton per la presentazione della Piattaforma.
Vedi circolare
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  Latina, finiti i soldi al Consorzio di bonifica.
I sindacati alla Regione: commissariate l'ente
LATINA - Il presidente del Consorzio di Bonifica dell’Agro Pontino, Carlo Crocetti ha comunicato con una nota inviata il 21 febbraio al prefetto di Latina di aver «sospeso le attività inerenti la difesa del suolo e del servizio pubblico di manutenzione dei corsi d’acqua».
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Lo rivelano i segretari di Fai Cisl, Priori, Flai Cgil, Siracusa e Filbi Uil, Manciocchi, e accusano: «Con tale atto il il presidente del Consorzio ha disatteso il suo mandato conferitogli dai consorziati con lo statuto e pertanto ci aspettiamo ora le sue dimissioni e di tutto il consiglio d’amministrazione». I sindacati chiedono al presidente Crocetti di spiegare il perché di questa situazione finanziaria catastrofica con «lavoratori fermi nelle sedi di lavoro, niente più pezzi di ricambio, nè gasolio per i mezzi, riscaldamenti a Corso Matteotti sono spenti, e chiusura del credito visti i debiti accumulati». Da qui la richiesta delle organizzazioni sindacali all’assessore regionale Refrigeri «di garantire la sicurezza del territorio attraverso l’intervento di un proprio funzionario, commissariando il Consorzio di Bonifica».
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IN MEMORIAM
Ettore D'Antonio
Informiamo gli iscritti della Fai che il 9 Febbraio us. è venuto a mancare improvvisamente l'amico Ettore D'Antonio, che fu per tanti anni Segretario provinciale prima della Fisba e poi della Cisl Provinciale.
Nel giorno del Trigesimo 09 Marzo la famiglia farà celebrare una santa messa di suffragio nella chiesa parrocchiale di Monte San Biagio alle ore 18.00.
Circolare
Stagionali - Arrivano nuove regole dall'Ue.
Cari colleghi, come annunciato, l’Europarlamento ha approvato una direttiva per migliorare le condizioni contrattuali e di vita dei lavoratori stagionali extracomunitari ed in particolare evidenziamo punti che riteniamo estremamente importanti come l’offerta di un contratto, disponibilità di un alloggio e parità di trattamento.
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Ricordiamo, sono oltre 100 mila i lavoratori stagionali extracomunitari che ogni anno entrano in uno dei Paesi dell’Ue. La Direttiva, approvata dal Parlamento Europeo a larga maggioranza (498 voti favorevoli, 56 voti contrari e 68 astensioni), punta a migliorare le condizioni di questi lavoratori.
Come si legge in una nota del Parlamento Europeo, la Direttiva non pregiudica il diritto degli Stati membri di decidere quanti lavoratori stagionali ammettere sul loro territorio. La durata massima di permanenza dovrà essere compresa tra i 5 e i 9 mesi su un periodo di 12 mesi. Nel rispetto di detto limite temporale, i lavoratori stagionali potranno estendere i loro contratti o cambiare datore di lavoro.
Ogni richiesta di ingresso stagionale dovrà includere un contratto o un’offerta vincolante di lavoro, ma anche la prova che il lavoratore disporrà di un alloggio adeguato. Qualora fosse il datore di lavoro a fornire l’alloggio, l’affitto non potrà essere eccessivo o automaticamente detratto dallo stipendio del lavoratore.
Ai lavoratori stranieri andrà garantita parità di trattamento, rispetto ai lavoratori comunitari, per quanto riguarda l’età minima lavorativa, la retribuzione, il licenziamento, l’orario di lavoro, le ferie, la copertura sanitaria e i requisiti di sicurezza. Come ben sapete, la Fai, al fianco dell’Effat, ha fortemente sostenuto in Europa la necessità di garantire queste tutele finalmente inserite in questa Direttiva. Inoltre, questi lavoratori potranno iscriversi a un sindacato (in alcuni paesi europei questa possibilità, a differenza dell’Italia, non era prevista) e avranno accesso alla
sicurezza sociale, alla pensione, alla formazione, alla consulenza sul lavoro stagionale offerto dagli uffici di collocamento e da altri servizi pubblici, ma non all’edilizia residenziale pubblica.
Per i datori di lavoro che non assolvessero ai loro obblighi sono previste sanzioni “effettive, proporzionate e dissuasive”, incluso un obbligo di risarcimento al lavoratore stagionale in questione. Anche i subappaltatori possono incorrere in dette sanzioni. Ai datori di lavoro, infine, potrebbe essere imposto il divieto nel futuro di impiegare lavoratori stagionali.
Le nuove norme agevoleranno anche il reingresso degli stagionali stranieri. Sono previste infatti accelerazioni delle pratiche burocratiche con canali privilegiati per chi è già entrato in passato e il rilascio di diversi permessi di lavoro stagionali in un unico atto amministrativo.
Gli Stati membri avranno due anni e mezzo per recepire la nuova Direttiva. Un compito che per l’Italia appare decisamente agevolato dal momento che il testo unico sull’immigrazione già prevede per gli stagionali tutti i punti principali del testo approvato a Strasburgo: offerta di lavoro vincolante, disponibilità dell’alloggio, parità di trattamento, agevolazioni per il reingresso, permessi pluriennali. Il relatore della Direttiva, il Sig. Claude Moraes (S&D, UK), ha dichiarato: “Abbiamo cercato di inviare un messaggio ai datori di lavoro diligenti affinché continuino a comportarsi in modo corretto e contemporaneamente abbiamo detto ai datori di lavoro scorretti che è necessario disporre di norme minime a tutela dei lavoratori stagionali”- “Non si tratta di diritti solo sulla carta ma di norme essenziali che eviteranno che i lavoratori siano trattati alla stregua di merce, bensì come esseri umani”.
Ricordiamo che questo è il primo dossier sull’immigrazione legale dopo il Trattato di Lisbona che ci consente di esprimere apprezzamento per il risultato ottenuto anche se consapevoli che non potrà ovviare a tutti i problemi dei lavoratori stagionali vulnerabili allo sfruttamento a cui assistiamo troppo spesso nell’intera UE.
Cordialità.
Scatà – Bonaldo – Ori
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21-02-2014
Discussione piattaforma del gruppo Bolton Alimentari
A Milano in Assolombarda incontro coordinamento nazionale Bolton e Azienda , per inizio discussione piattaforma del gruppo.
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Premessa :
Nel contesto della crisi economico - finanziaria che ha colpito l’Europa e l’Italia negli ultimi cinque anni, la Bolton Alimentari è tra le società che meno hanno risentito degli effetti di tale crisi. Infatti, la multinazionale italiana ha sostanzialmente tenuto le proprie posizioni di leader sul mercato nazionale ed europeo delle conserve di pesce, ha mantenuto negli anni inalterati i livelli occupazionali ed ha mostrato vitalità imprenditoriale con l’acquisizione del marchio Simmenthal, leader nel mercato nazionale delle conserve di carne. La contestuale acquisizione di una quota azionaria della società spagnola Calvo, titolare, oltre che di marchi significativi, anche di una flotta di pescherecci di altura, ha accresciuto significativamente la capacità di autoapprovvigionamento del pescato ed ha rafforzato il concetto di filiera produttiva che è uno degli elementi che caratterizzano il Gruppo. Proprio l’acquisizione di Simmenthal, con i lavoratori dello stabilimento di Aprilia ed il rafforzamento della struttura operativa della sede centrale di Milano, oltre allo storico stabilimento di Cermenate, dà a Bolton Alimentari una dislocazione territoriale interregionale tale da richiedere sul fronte organizzativo la costituzione di un coordinamento unitario nazionale (già formalizzato) quale luogo di confronto e reciproca conoscenza delle diverse realtà produttive oltre, naturalmente, alle inalienabili prerogative contrattuali. È evidente che il Gruppo, articolato in Italia in tre siti, e detentore di marchi di grande appeal, è tale se esprime un unico contratto di 2° livello, sia pure articolato secondo le diverse realtà. La storia contrattuale di Simmenthal è legata a quella della multinazionale Kraft di provenienza. Il raffronto tra il contratto aziendale di Bolton e quello della Kraft mette in evidenza sostanziali divergenze normative ed economiche, ma anche significative convergenze, conseguenza anche del comune riferimento al CCNL dell’Industria alimentare. Da una valutazione complessiva dei due contratti appare possibile, oltre che auspicabile, addivenire ad un unico contratto di Gruppo pur nella consapevolezza che per l’unificazione di taluni istituti, specialmente economici, sarà necessario proiettare nel tempo l’obiettivo mantenendo, comunque, le specificità contrattuali restando in vigore gli accordi sottoscritti in sede locale. Questa piattaforma, che tiene conto delle considerazioni sopra esposte, è la prova della determinazione delle Segreterie e del Coordinamento nazionale di addivenire nei tempi previsti (31-12-2013) alla sottoscrizione del contratto triennale di Gruppo.

Relazioni Industriali : Al fine di rendere le relazioni sindacali e industriali fondamento di un sistema di contrattazione di II livello e valore per tutto il Gruppo, chiediamo di definire la costituzione e le regole di funzionamento del Coordinamento Nazionale delle RSU, con due incontri annuali i cui dati, oggetto dell’informativa, l’azienda si impegna a trasmettere alle Segreterie nazionali e territoriali con 5 giorni di anticipo, in aggiunta alle informazioni previste. Si provvederà anche ad integrare gli incontri annuali con le informazioni inerenti al CAE. Inoltre, per rendere più agevole un lavoro di socializzazione fra le diverse unità produttive, si richiede l’istituzione di una pagina aziendale in internet e si conferma l’articolazione delle informazioni e delle relazioni con le strutture territoriali e le RSU di ogni singolo sito lavorativo. Il tradizionale e non condivisibile riserbo della “Proprietà” su significativi aspetti gestionali (acquisizioni, fatturato, redditività ecc.) che possono avere effetti su importanti istituti contrattuali (vedi PPO) deve trovare compatibilità con l’inalienabile diritto ad una informazione completa e tempestiva.

Welfare aziendale : Partendo dal piano sociale aziendale e dalla sua opportuna implementazione che tenga conto anche della parte normativa degli accordi in essere e visti gli obiettivi di eticità del piano stesso, è opportuno che, partendo dalla vigenza del nuovo accordo, si possa prevedere un lavoro di omogeneizzazione ed armonizzazione al meglio delle diverse prestazioni. Nonché la discussione sulla erogazione delle stesse tramite un confronto con le RSU. Relativamente alla vendita interna dei Prodotti del Gruppo, si chiede di definire il numero di opportunità di offerte annue. Si chiede di estendere a tutti i siti, la direzione e la forza vendita il contributo aziendale a favore di iniziative di carattere sindacale, culturale, ricreativo e sociale dei dipendenti.

Occupazione : Nel confermare il sistema di regolamentazione dei flussi occupazionali in atto, che in ogni caso garantisca il tour over, è necessario adottare in ogni realtà produttiva un mansionario che tenga conto dello sviluppo tecnologico degli impianti ed è altresì fondamentale che nel confronto con le RSU di sito, si concordino le opportune soluzioni all’organizzazione del lavoro per stabilizzare il maggior numero possibile di lavoratori, in particolare i Part Time Verticali, e lavoratori stagionali, anche in considerazione degli accordi in vigore. In accordo con le RSU saranno definiti tempi e modi della stabilizzazione. Inoltre, riteniamo utile avere per i lavoratori stagionali una normativa omogenea per tutti i siti.

PERSONALE IMPIEGATIZIO Si chiede di ampliare la flessibilità dell’orario in entrata e in uscita (da un’ora a un’ora e mezza) prevedendo eventuali recuperi nell’arco della settimana le cui modalità saranno concordate con la RSU.

Formazione Professionale: In un Gruppo che fa dello sviluppo tecnologico e l’innovazione di prodotto i suoi punti di forza, la formazione professionale è un istituto centrale del contratto. Le Parti verificheranno congiuntamente le esigenze formative con particolare riferimento ai nuovi assunti. È evidente che l’accresciuta professionalità dovrà trovare riscontro in un conseguente ed adeguato riconoscimento per i lavoratori interessati valorizzando la polivalenza e la polifunzionalità. A tal proposito è istituito il “libretto formativo” con il curriculum di ogni lavoratore.

Salute e Sicurezza: Il tema della salute e sicurezza deve essere riformulato tenendo conto delle diverse esperienze dei siti e delle esigenze che l’industria alimentare ha maturato in materia. Nella necessità di perseguire un lavoro coordinato fra RLS e RPP ed al fine di rimuovere i problemi che si presentano e la verifica della corretta applicazione degli standard di sicurezza, per raggiungere l’obiettivo dell’opzione zero infortuni, è necessario estendere queste attività alle condizioni individuali, anche attraverso una mappatura delle malattie professionali.

Appalti: Fermo restando quanto previsto dal C.C.N.L., l’affido di appalti sarà oggetto di valutazione congiunta fra azienda e RSU valutando anche le ricadute occupazionali sul territorio di riferimento: verranno consegnati alle RSU i dati dell’applicazione contrattuale che dovrà essere il contratto di riferimento sottoscritto a livello nazionale dalle Parti maggiormente rappresentative e la regolarità dei versamenti contributivi ed assicurativi. L’azienda concorderà con le RSU le modalità di somministrazione ai lavoratori - delle aziende appaltanti - degli stessi trattamenti relativi alla formazione professionale ed alla sicurezza. Sarà inoltre definito in ogni sito, in un apposito confronto congiunto tra RSU e Direzione, un piano di possibile internalizzazione di alcuni dei servizi oggi affidati all'esterno.

Politiche di genere e pari opportunità L’impegno che Fai, Flai e Uila rivolgono da anni alle politiche di genere è sempre crescente, tanto da diventare argomento prioritario su ogni tavolo negoziale. La consapevolezza che la conciliazione tra vita privata e vita lavorativa, la tutela della maternità e della paternità incidono positivamente sulla crescita socio-economica del paese migliorando il benessere e la prestazione lavorativa, spinge e motiva il sindacato a trovare soluzioni ai più stringenti bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori che rappresenta. Si chiede di retribuire almeno 2 dei nove giorni di permesso concessi per le malattie del figlio dai 3 ai 9 anni per i quali è prevista la sola copertura contributiva. Si chiede di incrementare a 3 i due giorni di permesso previsti dal Ccnl dell’industria alimentare all’art. 40 bis lett. A) in caso di patologie di particolare gravità del figlio. Inoltre, si chiede estendere a tutto il Gruppo la possibilità per il lavoratore padre di usufruire di un congedo di natalità comprensivo del permesso retribuito previsto dal CCNL di 7 giorni consecutivi di calendario con decorrenza della retribuzione e particolari forme di flessibilità dell’orario di entrata ed uscita per i primi mesi dal rientro per i neo genitori. Si richiede di equiparare le ore di allattamento ad orario di lavoro effettivo.

Forza Vendita: Implementando ciò che è previsto negli accordi in essere, occorre anche, alla luce della recente riorganizzazione, definire i progetti operativi del Gruppo; in questa logica riorganizzativa si richiede una procedura congiunta per concordare i parametri ed il valore del premio. E necessario, inoltre, una nuova regolamentazione dell’utilizzo della macchina e dotare i venditori di un rimborso per le spese di gestione della strumentazione di lavoro.

Sede: Riteniamo matura la definizione di appositi strumenti informativi come, ad esempio, l'attivazione di una bacheca elettronica. Si chiede l'introduzione di una differente modalità di gestione di ROL e permessi per definire un orario settimanale che preveda l'uscita anticipata il venerdì pomeriggio e comunque la possibilità di usufruire i permessi anche per 30 minuti.

Premio per Obiettivi: Nel ribadire la necessità, a partire dalla vigenza del nuovo Accordo Integrativo di Gruppo, di avviare in termini quantitativi e, per quanto possibile, normativi l’omogeneizzazione dei meccanismi di erogazione del premio, riteniamo che sia necessario conformare da subito i parametri e gli indicatori dei due contratti di provenienza. Inoltre, si richiede un aumento del premio di 400 euro a regime e un segnale di tendenziale omogeneizzazione dei trattamenti a partire dalla vigenza di questo accordo. Prevedere un monitoraggio almeno trimestrale a livello di sito circa l’andamento dei parametri contrattati per il pieno raggiungimento del premio per obiettivi.
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SICUREZZA IN AGRICOLTURA
Ente Bilaterale FISLAS
L'ente bilaterale FISLAS , promuove la sicurezza in agricoltura con un progetto che vede come partners l'INAIL e la ASL .
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Finalità del progetto
Il progetto "Sicurezza e salute adottano l' agricoltura della provincia di Latina" nasce dall' esigenza di far crescere la cultura aziendale della sicurezza sul lavoro,un comparto che ha la necessità di fare uno scatto in avanti in materia di qualità e di sicurezza sul lavoro. La scelta della provincia di Latina non è stata casuale, in questo territorio sono stati riscontrati dati anomali, in controtendenza nazionale in materia d' infortuni, troppo esigui per essere realistici. Alla legittima domanda del perché un lavoratore infortunato non denuncia la reale causa del suo incidente si potrebbe rispondere per timore di conseguenze dettate principalmente dalla sua ignoranza e da quella del suo datore di lavoro. Tuttavia sarebbe troppo semplicistico ridurre solo a questa dimensione il fenomeno e trascurare le altre variabili che necessariamente debbono essere indagate a partire dall' accrescimento della cultura, della sicurezza e della prevenzione come sinonimo di competitività e non come zavorra da eliminare o da evitare.

Fislas ha conoscenza di questi fenomeni e aveva la necessità di avere un partner istituzionale che ne condividesse la finalità e anche avviasse un' attività operativa con le caratteristiche della ricerca applicata, utilizzare aziende sensibili per avviare un percorso di collaborazione costruttivo per loro e per i loro colleghi. Questo è stato fatto mediante una selezione complessa di un campione di aziende che ha interessato in questa prima fase i comuni a nord della provincia di Latina, esattamente Cisterna di Latina, Cori, Rocca Massima e Aprilia. Dapprima si è proceduto con l' invio di una lettera a tutte le aziende associate Fislas, un tentativo iniziale che ha prodotto interesse in undici aziende che hanno risposto positivamente pur presentando delle perplessità che sono state fugate con il contatto diretto con il team di progetto che ha avuto modo di illustrare nel dettaglio le finalità fino alla costruzione di un rapporto fiduciario. Altre 24 aziende sono state contattate con il passaparola o con una conoscenza diretta da parte degli esperti di progetto o dei loro contatti. La restante parte è stata raggiunta mediante azione di animazione territoriale con workshop e collegamento con le forze sociali che aderiscono a Fislas, sempre con la modalità del contatto diretto che ci ha consentito di sperimentare la bontà dell' azione di coinvolgimento delle aziende che hanno csi superato quella diffidenza propria delle iniziative che hanno finalità normative. Un valido aiuto è arrivato dall'accordo con la Asl di Latina che si è impegnata in una moratoria di un anno che consente alle aziende di prendere consapevolezza dei propri adempimenti e di affrontarli con tempi e modi condivisi e concordati con i nostri esperti. Un viatico virtuoso che nelle nostre aspettative ha come obiettivo non solo la rispondenza alla norma, ma anche la sedimentazione di una cultura della sicurezza che potrà essere esportata verso i lavoratori e anche verso le aziende concorrenti. Seppure non dichiarato il nostro obiettivo è stato quello di far crescere una curiosità verso le aziende campione per avviare quel processo di emulazione che ci consentirà, successivamente, di costruire su uno strato già solido di fiducia e di competenza

Base volontaria
La volontarietà della scelta dell' azienda è stata un valore sul quale abbiamo puntato, ricercare le condizioni e i tempi giusti nel rapporto con l' azienda ha fatto cadere quel muro determinato dall' obbligo di dover rispondere alle richieste dei nostri esperti. Lo abbiamo fatto anche andando direttamente nel territorio a presentare in tempi lontani dal raccolto o da quelle fasi di intenso lavoro che ogni azienda agricola svolge in determinati periodi dell' anno. In vero non siamo riusciti sempre a centrare l'obiettivo perché abbiamo dovuto affinare le strategie di contatto e di relazione con le aziende. Errori che sapremo correggere nelle fasi successive che interesseranno altri territori provinciali. Realizzeremo più eventi di animazione territoriale con il coinvolgimento dei comuni proprio a dare continuità alla nostra azione come appendice di un servizio pubblico. Complessivamente abbiamo anche superato la diffidenza della gratuità facendo comprendere bene alle aziende la professionalità del team e l' originalità della sperimentazione. In altre parole abbiamo fatto sentire le aziende parte di un progetto e questo ci ha aiutato a ottenere informazioni più aderente alla realtà, autentiche.

Caratteristiche metodologiche
Nella composizione del team di lavoro si è proceduto alla selezione di esperti che avessero anche una specifica conoscenza del territorio oltreché complementari tra di loro . Il team di lavoro è così composto:

- Luca Masi, coordinatore del progetto;
- Donato Scipione, agronomo;
- Emanuele Rizzo, agronomo;
- Simonetta Dario, agronomo;
- Elisa Di Giorgi; segretaria di progetto.

Il team ha lavorato insieme nella fase di creazione degli strumenti di rivelazione coma la check list e lo schema di relazione. Successivamente si sono svolte delle riunioni di verifica dello stato di avanzamento del lavoro, mentre il resto delle relazioni sono avvenute tramite posta elettronica. Il coordinatore ha avuto occasione di recarsi in alcune visite aziendali per capire l'aderenza degli strumenti realizzati alla finalità del progetto e anche il metodo di lavoro seguito dagli agronomi . Grazie a questo lavoro di rasatura sono state effettuate delle revisioni successive della chek list e dello schema di relazione .

Gli agronomi hanno gestito in piena autonomia gli appuntamenti con le aziende, evidenziando in alcuni casi delle criticità sulle quali si è intervenuti tempestivamente.
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AMBIENTE
Anbi, 8 mld per piano contro dissesto idrogeologico
Roma, 18 feb. - Ammonta a poco meno di 8 miliardi di euro la cifra necessaria per contrastare il dissesto idrogeologico in Italia e mettere in sicurezza il territorio.
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E' quanto emerge dalla proposta di piano 2014 per la riduzione del rischio idrogeologico, presentata oggi a Roma dall'Anbi, l'Associazione nazionale bonifiche, irrigazioni e miglioramenti fondiari che riunisce i consorzi di bonifica. L'importo stimato e' quasi doppio rispetto a quello contenuto nell'analogo piano redatto 5 anni fa, che ammontava a 4,1 milardi. "Dei 2 miliardi stanziati dal Governo nel 2010, e poi riportati nei bilanci successivi, si e' speso solo il 4%", ha spiegato il preside dell'Anbi Massimo Gargano, sottolineando "il grande fallimento registrato negli ultimi anni su questo tema". Le regioni piu' a rischio sono il Veneto, in cui andrebbero investiti 1,5 miliardi, e la Toscana con oltre 1,2 miliardi. Sono invece 3.383 le opere che andrebbero eseguite in totale, da nord a sud. "Si tratta di un piano di interventi quasi tutti immediatamente cantierabili", ha aggiunto Gargano, lanciando un appello al nuovo esecutivo: "Il dissesto idrogeologico deve essere un imperativo per chi si candida alla guida del Governo", e quindi va stretto "un patto per la qualita' della spesa, perche' nell'emergenza non ci sono qualita' e trasparenza, e non c'e' programmazione".
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Natale meno pesante per i lavoratori della Findus di Cisterna di Latina
Natale meno pesante per un gruppo di lavoratori della Findus di Latina, iscritti alla Fai Cisl. Il 23 dicembre, infatti, il sindacato ha restituito loro una quota parte del tesseramento sindacale: un assegno circolare da 500 a 800 euro, l'equivalente delle ore di sciopero nel mese di luglio. A rendere nota l'iniziativa una nota della Fai Cisl che in questa maniera ha inteso "alleviare i sacrifici dovuti alla partecipazione alle tante giornate di sciopero ed ai sit- in organizzati per settimane davanti allo stabilimento di Cisterna di Latina".


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Cisterna, la chiusura della raffineria è un altro duro colpo per l’occupazione
«Paoil, sconfitta per il lavoro» Fai Cisl: la cigs servirà solo ad allungare l’agonia, nessun acquirente in vista
La chiusura della Paoil rappresenta un duro colpo per l’occupazione della provincia. La cessazione dell’a t t iv i t à da parte della raffineria di Cisterna, che comporterà il licenziamento di 41 persone, è infatti solo l’ultima crisi in ordine di tempo. Difficoltà che hanno colpito tutta la provincia.

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In questi giorni alcuni dipendenti dovrebbero rientrare in fabbrica, ma solo per effettuare la manutenzione degli impianti: la chiusura è ormai un dato certo. Lo ha ribadito l’azienda nell’incontro in Regione Lazio, chiedendo di trasformare la procedura di mobilità in cassa integrazione per cessazione d’attività. Una decisione non condivisa da tutti. «Quest’al - tro anno di cassa integrazione non mi convince. In questo modo - spiega Tiziana Priori, segretario generale provinciale della Fai Cisl - la fabbrica non potrà essere messa sul mercato, dunque si allungherà solo l’agonia dei lavoratori che tra 12 mesi si troveranno nella stessa situazione di oggi». Il segretario della Fai Cisl, infatti, è convinto che con questa proprietà non sia possibile ripartire. E, dalle sue parole, emerge anche un’autocriti - ca nei confronti del sindacato. «Questi imprenditori - continua Priori - hanno dimostrato di non essere imprenditori. Basta ricordarsi che, prima del loro arrivo, la vecchia proprietà partendo dal basso era riuscita a far diventare la Paoil una delle raffinerie più importanti d’Italia. Questa dirigenza invece, malgrado la buona volontà, ha dimostrato di non potercela fare. La cassa integrazione è un palliativo, l’unico effetto sarà allungare la morte di una fabbrica agonizzante perché non penso che si faranno avanti degli acquirenti. Gli ammortizzatori sociali servono ma vanno dati con maggiore cautela. Questa vicenda rappresenta una sconfitta per il lavoro». TIZIANA PRIORI: NON CI SONO PROSPETTIVE E QUESTA AZIENDA HA DIMOSTRATO DI NON SAPERSI RISOLLEVARE, PERCIÒ LA CASSA INTEGRAZIONE NON MI CONVINCE — a Cisterna di Latina.

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COMUNICATO STAMPA
FAI CISL – ELEZIONI RSU BOLTON DI APRILIA: VINCE IL SINDACATO DELLA RESPONSABILITA’
“Alla Bolton (ex Kraft) di Aprilia vince il Sindacato della responsabilità: nelle elezioni per il rinnovo della RSU la Fai conquista un seggio su tre, dopo alcuni anni in cui a causa delle “pulizie” fatte in casa propria si è fatta fatica a riaffermare il principio che il Sindacato per essere libero deve coniugare diritti e doveri”.

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“Il lavoro di squadra coordinato dal RSU uscente Giancarlo D’annibale ha fatto sì che oggi orgogliosamente possiamo raccogliere il frutto del lavoro svolto”. E’ questa la prima reazione di Tiziana Priori, Segretaria della Fai pontina di fronte all’esito delle odierne elezioni. “Il nostro candidato Federico Acchioni – continua la Segretaria della Fai è orgogliosamente il primo degli eletti con più voti di quanti siano i nostri stessi iscritti”. “In un’azienda dove in passato è stato sparso a piene mani un vertenzialismo, populista, la Fai oggi – conclude Tiziana Priori – comincia a riprendersi ciò che le appartiene grazie alla buona reputazione dei suoi candidati e al coerente lavoro collegiale tra la SAS e la Dirigenza provinciale della Fai, guidate dalla Federazione nazionale”.


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